Kangeiko 2018: il kanji “makoto”

In occasione dell’ultimo kangeiko di iaido, organizzato dalla Confederazione Italiana Kendo, l’ottavo dan kyoshi Mikawa Noriaki sensei ha fatto dono ad alcuni di noi di una bellissima opera di calligrafia: l’ideogramma “makoto”.
Makoto, a volte nota come shin, è una delle sette virtù del bushido ed è spesso tradotta in maniera immediata come “completa sincerità”. La spiegazione del significato di questo kanji è più articolata. Iniziamo ad osservarlo bene: i tratti più a sinistra rappresentano la parola, una bocca che esprime suoni, a destra troviamo il carattere sei comune al verbo “compiere, avere successo”.
Il maestro Kusama, per corredare la spiegazione circa cosa significasse makoto, ha fatto il gesto di porre una mano sul cuore ed esibirlo sul palmo della mano, fissando il suo palmo come se fosse di vitale importanza. Un individuo che sia sincero ci fa pensare a qualcuno di leale, onesto, che fa quello che dice. Per noi europei è dubbio che esista sempre un legame fra sincerità e valori morali, ma non vale altrettanto per i giapponesi in questo caso, perchè tutte le virtù del bushido hanno carattere marcatamente sociale.

Chi agisce e comunica in maniera onesta è sincero. Il passaggio seguente potrebbe essere chiedersi come mai una sincerità così intesa sia una virtù. La chiave è proprio nella comprensione profonda di makoto: l’astensione da inganni. Un guerriero per forza di cose si troverà prima o poi nella posizione di fare del male al suo prossimo, per scelta diretta o meno. Il guerriero virtuoso quindi sarà colui che eviterà in ogni modo di compiere azioni riprovevoli se fondate sulla menzogna.
Andiamo quindi a contestualizzare il dono del maestro Mikawa. In occasione del kangeiko, ma credo sia capitato a tutti noi anche in altri momenti, sono state mosse osservazioni severe. Critiche negative, che non sempre siamo capaci di ricevere. Credo che i sensei abbiano desiderato farci riflettere sul valore della sincerità nello studio dello iaido. Presentiamo una situazione tipo: abbiamo un praticante che commette degli errori e un istruttore fermo ad osservarlo. L’istruttore, se ritiene che sia il momento opportuno, lo criticherà per aiutarlo a migliorare. Ci sono poi mille modi per indorare la pillola, ma di fondo, gli errori restano errori, a tutti i livelli, ed evitare di riconoscere un problema come tale non lo fa sicuramente sparire.
Credo che questo regalo da parte del sensei Mikawa costituisca uno spunto di riflessione utile a tutti noi, a prescindere dal grado. Imparare ad essere sinceri nei confronti del prossimo, e prima ancora verso noi stessi, è sicuramente un passo importante da compiere per crescere in maniera corretta.

Chiara Bonacina, 3 dan

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