Kangeiko 2018: l’importanza di costruire uno iaido corretto

A Modena, il passato week end, si è tenuto il seminario di Iaido CIK. Quest’anno i gradi da 4° dan in su hanno lavorato con il Maestro Kusama, hanshi 8° dan venuto già molte volte in Europa.
Il seminario è stato estremamente interessante e ricco di spunti. Fra le tante cose, un suo esempio mi ha colpito particolarmente. Il Maestro non era molto contento del nostro iaido e ha più volte detto che mancano i concetti di base e dobbiamo imparare a praticare in modo più corretto. Ha fatto l’esempio di un esagono e ha detto “provate a disegnare lentamente l’esagono passando da tutti i punti della figura con precisione. Se lo fate piano ci riuscite, se accelerate sempre di più vi accorgerete di diventare man mano meno precisi, man mano le linee sono meno nette, il disegno è approssimativo, gli angoli incerti”
Lo stesso discorso vale per lo iaido. Dobbiamo fare uno iaido preciso, corretto, che rispetti gli standard ZNKR e non uno iaido bello ma non corretto. Per fare questo bisogna lavorare molto, avere Maestri giapponesi che trasmettono in modo corretto le cose, avere insegnanti che capiscano e sappiano praticare in modo corretto. Bisogna anche praticare lentamente sforzandosi sempre di raggiungere la giusta forma. Se pratichiamo in questo modo riusciremo a mantenere la forma corretta anche quando utilizzeremo un ritmo più veloce.
Guardando quanto succede nel nostro dojo, ho trovato l’esempio molto calzante. Spesso Claudio ed io ci troviamo in difficoltà nel far capire che per cambiare qualche cosa bisogna impegnarsi e lavorare più lentamente, uscendo dai propri schemi e dalla voglia di dimostrare il proprio iaido. Bisogna rallentare e studiare con più accuratezza i movimenti.
Paradossalmente fare il kata più lentamente può riuscire ad alcuni più difficile che farlo velocemente. Per me inizialmente era incomprensibile la difficoltà insita in un lavoro lento, ma nella lentezza dei movimenti vengono evidenziati i difetti, i blocchi, il muoversi senza fluidità. Un lavoro di questo tipo, basato sulla precisione, richiede un grande impegno in termini di attenzione e di concentrazione e può diventare più stancante di un lavoro basato sulla velocità. Sicuramente soddisfa anche molto meno il nostro ego.
Inoltre richiede della consapevolezza di cosa dobbiamo cambiare, consapevolezza che non sempre riusciamo ad avere.
Spesso non capiamo la distanza che esiste fra quello che facciamo e quanto sarebbe richiesto. Proviamo invece a costruire il nostro esagono con precisione e costanza!

Danielle Borra, 7 dan kyoshi

Mi collego a quanto espresso da Danielle, ho trovato molto bello lo stage di Kusama sensei, forse anche perché man mano che si avvicina il mio esame sono alla ricerca di conferme e di pratica di qualità, pratica che sono riuscito a fare durante questo bellissimo stage. Concordo in tutto con quello che ha detto Kusama sensei, e come non si potrebbe, soprattutto su un punto, credo sia fondamentale riflettere: dobbiamo fare uno iaido corretto, non uno iaido “figo” (termine usato dal traduttore). Essere figo o credere di essere tale non aiuta la crescita del nostro iaido. Adagiarsi su uno iaido che per noi è confortevole è la cosa più sbagliata che ci sia, dobbiamo essere in grado di capire cosa stiamo facendo e cosa stiamo sbagliando. In palestra ho espresso più volte come la visione occidentale della tolleranza, intesa come approssimazione dell’errore, sia un concetto non riproponibile nell’ambito dello iaido, per noi a volte un kata è quasi giusto ma per un giapponese è ancora sbagliato.
Ieri sera ho chiesto ai miei allievi quanti di loro avessero letto almeno una volta il libretto dello iaido, non ho voluto sentire la risposta, non era quello il senso della domanda, ma la conoscenza del libretto,  accompagnata dall’insegnamento di qualità di cui parla Danielle sopra, è la strada per fare uno iaido corretto, poi verrà anche lo iaido bello.
Molto spesso vengo tacciato di essere troppo tecnico e poco filosofico, questo è probabilmente vero, ma dopo 21 anni di pratica mi rendo conto che la tecnica è fondamentale se vogliamo fare le cose bene, chi ha visto maneggiare la spada a Kusama sensei non può non aver capito che il sensei padroneggia una tecnica fantastica che gli permette di fare con la spada quello che vuole, alla velocità che vuole. Scimmiottare un sensei non porta da nessuna parte, dobbiamo costruire il nostro iaido, lentamente, accuratamente, e con costanza, e man mano farlo crescere ai nostri massimi livelli ponendoci come obiettivo di superare il nostro sensei, di andare oltre come diceva il Maestro Kusama.

Claudio Zanoni, 6 dan renshi

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