Perché pratichiamo iaido? – II

Avevo 16 anni, un’infanzia a pane e cartoni giapponesi e da sempre mi appassionava il combattimento in ogni sua forma. Mi era stata da sempre sconsigliata l’attività sportiva a causa dell’asma, ma in quell’anno, in piena crisi adolescenziale, nutrivo il bisogno di un’attività che potesse riempire la mia mente e sfogare un po’ di energie represse che stavano causando qualche problema sia in famiglia che coi coetanei.
Così, dopo un’accesa discussione seguita da qualche giorno di ricerche a quattro mani con mia madre, trovammo il sito che fu il precursore dell’attuale blog Kiryoku. All’epoca vi erano pubblicizzati sia il corso di Iaido che quello di Kendo della RSGT, e andai a provarli entrambi.
Fu un fulmine a ciel sereno, da un giorno all’altro capii di aver trovato una passione che mi avrebbe accompagnato per molto tempo.
Dopo un trimestre venne il momento della scelta: il dojo si divise e il corso di Kendo cambiò sede. Mi arrovellai per giorni, ma alla fine decisi che sarei rimasto nel corso di Iaido, poichè tra le due arti mi sembrava quella più adatta a inculcarmi la solida disciplina di cui sentivo un gran bisogno. Non fu facile, ero un ragazzino in un corso di adulti, volevo forgiare la persona che sarei diventato, ma non ero decisamente pronto. Non mollai.
Dopo 3 anni cominciai a praticare lo Yoseikan Budo, inseguendo il mio sogno di formare le mie capacità di combattimento non solo armato ma anche a mani nude. In barba a chi me lo sconsigliava per i problemi respiratori. Ad oggi posso dire che un asmatico cronico, se istruito a respirare correttamente, a muoversi in modo efficiente e a mantenere una postura corretta, può praticare discipline di combattimento. Si soffre, molto nei primi anni e senza una cura adeguata, ma si può fare. Con una cura adatta invece il problema non si pone nemmeno.
A 13 anni dall’inizio della mia pratica so di aver fatto la scelta giusta a seguire il corso di Iaido.
Oggi vedo molto più chiaramente i motivi per cui mi era sembrata la disciplina più adeguata per la mia formazione: l’assenza di un avversario fisico permette di affrontare se stessi molto approfonditamente, e l’etichetta che ancora pervade a fondo la disciplina mi ha fatto prendere abbastanza testate contro il muro per permettermi di cominciare a cambiare.
Affiancare allo Iaido discipline di contatto mi ha invece aiutato a comprendere, tra gli altri, il valore del lavoro di squadra e della collaborazione.
La pratica, le persone che si incontrano sul percorso, i ruoli che veniamo guidati ad assumere nelle varie fasi della nostra crescita e l’etichetta del dojo, sono tutti elementi che il marzialista può sfruttare per imparare ad esprimere se stesso e affrontare i propri demoni interiori.
Le arti marziali sono state e sono tuttora il mezzo più importante e più fruttuoso che ho trovato per formare la persona che voglio essere e diventare.

Pierluca Regaldi, 4 dan

…Finalmente oggi ho potuto per la prima volta impugnare una spada e cominciare a fare iaido, ho lottato tanto per arrivare sin qui. Era da molto tempo il mio obbiettivo.
Mi piace, mi fa immaginare di essere in un mondo antico, leggero ma intriso di forti emozioni e nel quale io e la mia spada siano un tutt’uno e ci muoviamo insieme.
Non sono più in età per fare la “ninja” e combattere, il mio fisico non risponde come vorrei, ma la spada… Sì, la spada sì, la mia mente ce la può fare.
Devo cercare un luogo nel quale io possa dedicarmici completamente ed in esclusiva, mi hanno parlato di una maestra molto valida che insegna a Torino. La cerco ed alla fine sono stata ricompensata e l’ho trovata, ed insieme a lei un altro maestro (un po’ matto ma molto bravo… Che siano fidanzati?? Mah!)
Bene, ora ho un dojo nel quale praticare, dei compagni con i quali confrontarmi e dai quali imparare, e anche se devo ricominciare tutto da capo non importa, finalmente posso osare, sperimentare questa danza.
Una danza di morte – con la katana si uccide – ma anche di onore, di rispetto, di passione e fintanto che tutto questo ci sarà, ci sarò anche io.
Ecco, questa è la mia storia.

Manuela Boscolo, 3 dan

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© La fotografia che ritrae Pierluca è stata scattata da Stefania Cannella.

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