Perché pratichiamo iaido? – III

Perché ho iniziato a fare Iaido?
In realtà non avevo mai praticato arti marziali, sotto spinta della mia ex moglie avevo partecipato ad un corso di difesa personale un’ estate del ‘96 o ‘97 e l’anno dopo ho iniziato a fare judo, più che altro per accompagnare mia figlia, allora di circa 9 anni.
Nello stesso periodo, un mio caro amico, di cui oramai ho perso le tracce, mi propose di andare a provare a fare iaido. “Iaido? E che cosa è?” “è la scherma giapponese”!!
E così andammo a provare a fine giugno al centro ginnastica, “accidenti, ma qui ci sono delle persone vestite come i samurai che maneggiano delle spade… Che figata!”.
Per me che non conoscevo granché il mondo orientale, ma che avevo avuto la fortuna di crescere giocando nei boschi di Superga a guardie e ladri, esploratori, guerra, cerbottane (oltre al calcio ovviamente), insomma tutte le forme di battaglia conosciute dai ragazzini… Per me, anche da ragazzino, in qualche modo la storia, le guerre, le imprese eroiche hanno sempre avuto un grande fascino. Le storie che mio padre mi raccontava sulla Seconda Guerra Mondiale e le sue avventure con la Fiat CR42 e sullo Sparviero (Savoia Marchetti SM79) mi hanno lasciato una passione profonda per tutto quello che è storico.
Un po’ questo, un po’ come erano vestiti, un po’ la possibilità di imparare ad usare una katana, mi hanno affascinato e ho proseguito nella pratica. Non ho amato da subito il kendo, non mi ha fatto scattare il feeling, ma dello iaido me ne sono praticamente innamorato, ed ho iniziato a divorare tutta la letteratura che ho trovato, ho guardato i film di Kurosawa, mentre la mia pratica continuava. Dopo il primo anno il mio amico e compagno Marco ha smesso, mentre io sono ancora qui dopo ormai 21 anni, con la stessa voglia di praticare di allora e con intatta la stessa voglia di imparare che avevo 20 anni fa.

Claudio Zanoni, 6 dan renshi

Fino a fine 2014 conoscevo molto poco del Giappone e non ero neanche molto incuriosita da quel mondo così lontano dal mio (se non per il cibo che adoravo), ma un viaggio molto speciale mi ha fatto conoscere questa cultura e sei mesi dopo scoprii anche lo iaido.
Fu il mio ex marito a mostrarmelo: stava cercando su internet le arti marziali legate al Giappone e mostrandomi la descrizione dello iaido ho capito che per me era “la via” giusta da seguire.
A fine 2015 ero diventata una “samurai” che “tagliava l’aria”, ma non c’era lo spirito giusto nel mio cuore, sentivo di praticare ma senza metterci la passione per questa disciplina, tanto da aver pensato più volte di rinunciare alla pratica.
Solo dopo aver incontrato altre persone piene di passione per questa disciplina ho capito ciò che per me è importante e chiaro per questa pratica.
Entrare nel dojo, conoscere gli insegnanti e i compagni mi ha portato a vedere in modo diverso lo iaido e a decidere non solo di non rinunciare, ma addirittura di trasferirmi in un’altra città per praticare al meglio questa arte marziale.
Era un periodo difficile e grazie allo iaido sono riuscita a star meglio e trovare un equilibrio che solo praticando sento.
Per me lo iaido è equilibrio e concentrazione, quello che i maestri spirituali dicono “il qui ed ora”. Mi riporta ad avere la giusta concentrazione per vedere la mia vita in modo più chiaro. Una componente essenziale nella mia vita a cui, per il momento, non voglio rinunciare.

Ramona Paravano, 1 dan

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© La fotografia che ritrae Claudio Zanoni è stata scattata da Piervittorio Pozzo.

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