Negli esami di Iaido esiste una parte teorica. Non in tutti i paesi è così ma in Italia al momento questa parte è ancora in vigore e consiste in una serie di domande a cui si deve rispondere.
Da quando mi occupo, assieme ai miei collaboratori, di formulare queste domande ho ricevuto diverse critiche.
A mio modesto parere queste domande devono servire da stimolo alla ricerca ad un approfondimento che a volte, per diversi motivi, rimandiamo nel tempo. Non mi risulta che sia mai stato bocciato nessuno sulla parte teorica, quindi non c’è un intento valutativo vero e proprio. Però se togliamo questo stimolo alla ricerca togliamo anche il vero senso di fare iaido che dovrebbe essere una continua ricerca personale, ovviamente durante la pratica, ma che deve, secondo me, essere accompagnata da una ricerca a più ampio spettro che comprende anche la comprensione teorica della cultura a cui facciamo riferimento, senza per questo cadere nell’errore di aver una grande cultura teorica e una pratica insufficiente.
Purtroppo, negli anni, mi accorgo che la parte teorica o filosofica che sta dietro alla pratica si sta un po’ perdendo ed il mio proposito nel cercare le domande d’esame, che magari sembrano complesse o strane, è proprio quello di far riflettere il praticante e farlo ragionare su alcune cose.
Per sorridere un po’ vi faccio sapere che alla seconda domanda solo un candidato su 27 ha risposto in modo esaustivo, citando i nomi dei Chiburi. La conoscenza dei nomi completi ritengo sia di una certa importanza in quanto il nome stesso ci dice esattamente che gesto dobbiamo compiere.
Qui di seguito rispondo alle domande di questa sessione, risposte che non sono mie, ma definite esemplari nel libro dello Iaido tradotto e pubblicato a suo tempo dalla Fe Ni Ke.
Come vedete non c’è bisogno di scrivere poemi o lanciarsi in voli pindarici (anche perché poi li dobbiamo leggere) ma basta chiarire il concetto che viene richiesto con poche semplici parole.
Così si dovrebbe rispondere ad un compito di iaido e quello che non si sa, ricercarlo e farlo nostro in modo che, nel tempo, cresca la nostra cultura e il nostro iaido.
Scrivete di Zanshin:
Dopo che l’avversario immaginato è caduto, si deve lasciare Kokoro sull’avversario, un Kokoro senza distrazioni, pronto a finirlo nel caso desse ancora segno di venire ad attaccare.
Sia nel Kendo che nello Iai questo Zanshin è importante. Dopo qualsiasi movimento è importante che sia il Ki che il Kokoro siano completi. Se dopo aver tagliato o colpito non resta più kokoro non va bene.
Bisogna sempre fare attenzione a Zanshin. Da Chiburi fino a Notò si deve sempre mantenere questo spirito di seme che si oppone all’avversario immaginato.
Parlate di Chiburi, quanti sono, i loro nomi e descriveteli.
I chiburi nello iaido sono fondamentalmente 2
Do Kesa Ni Furi Oroshite No Chiburi
Migi Ni Hiraite No Chiburi.
Il primo meglio conosciuto con l’abbreviazione O Chiburi o grande Chiburi, viene eseguito sui kata 1-2-5-7-10 si tratta di un taglio diagonale in linea col kesa di un avversario immaginato davanti a noi
Il secondo conosciuto con l’abbreviazione di Yoko oppure piccolo Chiburi si trova nei Kata 4-6-8-11-12, sul 9 si trova ma la partenza è in diagonale in alto, si tratta di aprire la mano destra con energia e compensare l’energia con la mano sinistra.
Il kata n° 3 non ha un vero chiburi.
Qual’e l’abbigliamento corretto per lo Iaido e come ci si deve presentare all’esame
L’abbigliamento corretto per lo iaido è composto da Iaidogi, Hakama e Obi, possono essere di colore Bianco, Nero e Blu ( di Kendo)
Quando ci si presenta ad un esame è importante che l’abbigliamento sia pulito e stirato e che non presenti evidenti segni di usura.
Parlate della coincidenza di Shin Ki Ryoku
Shin Ki Ryoku non riguarda solo lo Iai ma tutto il Budo
Si deve lucidare Kokoro (Shin) temprare il Ki, allenare la forza del corpo (Ryoku).
Queste tre cose devono sempre coincidere: se manca anche una sola delle tre, non si possono eseguire delle tecniche complete.
Quando riusciamo a riunire questi tre punti, la tecnica diventa completa. Perciò dobbiamo allenarci per poter realizzare in ogni circostanza la coincidenza di questi tre punti attraverso la pratica quotidiana.
Questa coincidenza di Shin Ki Ryoku, somiglia un po’ per certi versi a Ki Ken Tai no Icchi.










