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Origami, l'arte di piegare la carta
Immagine da http://elartedelorigami.blogspot.com

Chiunque abbia fatto una barchetta di carta o abbia giocato da piccolo a far saltare le rane di carta, ha già mosso i primi passi, magari inconsapevolmente, nell’arte della piegatura della carta. Un passatempo povero ma comune, che riporta ai semplici giochi dell’infanzia, ma che in realtà nasconde un’arte ben più nobile e profonda, l’origami. Con questo termine si intende l’arte di piegare la carta, da oru (piegare) e kami (carta) e, di conseguenza, il termine usato come sostantivo indica l’oggetto che ne deriva.

L’origami affonda le sue origini in Cina intorno al 105 dc, mentre in Giappone l’arte si diffuse solo a partire dal sesto secolo grazie allo sviluppo delle possibilità associate all’uso della carta come mezzo di una nuova arte: si può quindi facilmente immaginare come all’inizio fosse un’attività praticata dalle elite, caste religiose o nobili, prima che la carta diventasse materiale povero e quindi di poter godere di una più ampia diffusione. In Giappone l’arte del piegare la carta fu caratteristica dei monaci per la creazione di oggetti per scopi religiosi, ma molte altre cerimonie videro la carta piegata al centro di eventi formali: l’origami in sé era utilizzato per la creazione di farfalle di carta per adornare le bottiglie di sake durante i matrimoni, lo tsutsumi è l’arte di impacchettare con la carta piegata i regali, sinonimo di sincerità e purezza, o ancora lo tsuki, carta piegata che accompagna un regalo particolarmente prezioso, e perfino i samurai erano noti per scambiarsi doni adornati dal noshi, una sorta di  amuleto della fortuna costituito da strisce di carta piegata. Tutto porta a indicare quindi come l’origami fosse una aspetto significativo della cerimonialità, aggiungendo all’oggetto stesso una sorta di certificato di autenticità. E per sottolineare ulteriormente l’alto significato attribito a questa arte vale la pena fare notare come sebbene scritto con kanji diversi l’origami contiene quel “kami” che nonostante significhi carta è la stessa parola giapponese utilizzata per indicare gli oggetti o dei della religione shintoista.

Origami, l'arte di piegare la carta
Gli origami di Akisato,immagine da https://en.wikipedia.org/wiki/History_of_origami

Quando la carta diventò materiale più comune, l’origami cominciò anche ad essere utilizzato come strumento educativo, dal momento che il processo della piegatura include diversi concetti importanti perfino negli studi di matematica: il primo libro sugli origami, il Senbazuru Orikata (orikata, forme piegate, fu il termine originale per indicare questa arte, mentre Senbazuru Orikata significa la piegatura delle mille gru) è datato 1797, ad opera di Akisato Rito, testo redatto più per divulgare la cultura dell’origami che non la tecnica. Si deve invece a Yoshizawa Akira, spesso definito il gran maestro degli origami, la diffusione più generale delle tecniche dell’origami, con la pubblicazione del testo Atarashi Origami Geijutsu (la nuova arte degli origami) nel 1954, data a partire dalla quale diventò una sorta di ambasciatore culturale per il Giappone per la diffusione di questa arte nel mondo. Si deve a Yoshizawa la definizione del sistema di notazione delle pieghe origami denominato “sistema Yoshizawa-Randlett”, diventato poi uno standard per gran parte degli origamisti creativi, con il quale diventò facile rappresentare bidimensionalmente, attraverso foto e disegni, come la carta debba venire piegata per ottenere le forme desiderate.

Parlare di origami significa prendere in considerazione le mille sfaccettature e applicazioni di questa arte, solo superficialmente associata al gioco dei bambini. L’educatore tedesco Friedrich Froebel (1782-1852), inventore tra l’altro del giardino per l’infanzia (kindergarten), fu un attivo propositore dell’origami e dei suoi benefici educativi, associando la sua attività in merito a tre tipi base di pieghe: le pieghe della vita, le pieghe base per introdurre i bambini all’origami,  le pieghe della verità, per insegnare i principi base della geometria, e le pieghe della bellezza, tecniche avanzate basate su forme geometriche fino all’ottagono. I contributi tedeschi all’arte del piegare la carta arrivarono perfino dalla Bauhaus, dove la piegatura della carta venne utilizzata nella scuola di design per insegnare agli studenti gli elementi del design commerciale, come fece magistralmente l’artista e insegnante Josef Alber.

Origami, l'arte di piegare la carta
Lavori di Josef Alber, immagine da http://daseyn.blogspot.com/2011/03/josef-albers-e-il-corso-preliminare-al.html
Origami, l'arte di piegare la carta
Gli origami di Gaff in Blade Runner, immagine da https://jaspergolfer.wordpress.com/2017/10/30/gaffs-origami-in-blade-runner

L’autore e filosofo spagnolo Miguel de Unamumo (1864-1936) discusse di origami in molti suoi lavori, arrivando ad utilizzarlo come metafora per le sue più profonde discussioni su scienza, religione, filosofia e vita, e perfino nella cinematografia di epoca più recente, come in Blade Runner (1982), l’origami è utilizzato per la rappresentazione di messaggi quasi subliminali da Gaff, il collega di Deckard protagonista della storia, utizzando la gallina (codardia) o l’unicorno (purezza ma anche estinzione) per lanciare indicazioni al subconscio o per insinuare dubbi, e tutte le azioni che i protagonisti svolgono intorno a questi piccoli manufatti cartacei possono loro stesse indicare comportamenti che, sfociando nella psicologia, aggiungono ulteriori interpretazioni dei messaggi lanciati dai protagonisti.

Ridotta all’osso, l’arte dell’origami tradizionale prevede esclusivamente la piegatura della carta: non sono ammessi il taglio o l’incollaggio, mentre è possibile l’incastro di più parti. E anche nella preparazione della carta, che sia di forma quadrata o poliganale, il taglio è fatto a mano senza strumenti come forcibi o lame, semplicemente sfruttando la ridotta resistenza della carta dove sia stata piegata, che costituisce nel contempo la linea guida. Infine, non è prevista la possibilità di colorare l’origami una volta finito, la resa cromatica deve risultare unicamente dai diversi colori sui due lati della carta. Nella sua essenzialità si comincia ad intravedere quale sia la reale complessità di quest’arte, e le similitudini che mi piace trovare, come sempre, con altre arti, anche in questo caso con quella della spada: ho cominciato ad eseguire origami molti anni prima di prendere in mano una spada, e solo a posteriori mi sono quindi reso conto delle intime interconnessioni tra le due arti.

Tanto per cominciare, piegare (oru) un foglio di carta non è poi così diverso dal tagliare (kiru) nello iaido: in entrambi i casi è un’azione che va preparata, mentalmente e fisicamente, allenata e migliorata con il tempo. Potrà sembrare banale ma l’indecisione di un taglio che porterà ad un kata non corretto è uguale ad una piega effettuata di fretta, senza cura, senza allenamento. La piega deve essere netta, sicura, definitiva, eseguita con un solo respiro: come per un kirioroshi, non ammette ripensamenti e, una volta effettuata, non permette più di tornare indietro, resterà per sempre impressa nella carta e si porterà dietro questa tara di inesperienza o scarsa profondità di pratica fino alla fine dell’origami. L’origami è classicamente eseguito con fogli di carta quadrati e potrete provare voi stessi ad approntare il foglio di partenza partendo da una qualsiasi pagina di rivista ed eseguire anche solo le due pieghe sulle diagonali del quadrato per rendervi conto di quanto non sia effettivamente così immediata una realizzazione corretta: diagonali che non passano per il centro, e quindi non partono perfettamente dagli angoli, pieghe che riportano come una sorta di sbavatura invece di essere nette come un taglio ben riuscito, sono solo alcuni dei problemi che si incontrano nell’arte del piegare la carta, non diversamente dall’esecuzione di un kata. E all’aumentare delle pieghe con la complessità dell’origami, aumenta la similitudine con l’esecuzione di un kata sempre più articolato in termini di riai, kikentai e spazialità. Come il sumi-e, l’origami è un’arte che richiede tranquillità, serenità e pazienza, da affrontare con il giusto stato d’animo e senza fretta, esattamente come lo iaido: molto intimista, e come lo shibori, l’origami restituisce una sensazione di gioiosa sorpresa, soprattutto usando carta con i due lati colorati diversamente, quando piega dopo piega, i colori compaiono affiancati ed opposti, le forme cominciano a prendere forma, fino all’ultima piega che chiuderà l’origami come il riposizionamento finale sul kaeshisen in un kata ben eseguito.

Origami, l'arte di piegare la carta
Immagine da https://www.pinterest.it/pin/334392341076185649

In fondo, anche se non esperti di origami, nel nostro piccolo di praticanti dell’arte della spada siamo abituati a piegare il gi secondo regole ben precise, per dare una forma ordinata e codificata alle nostre divise, una parte delle quali, l’hakama, tra l’altro è proprio caratterizzata dalle pieghe e simbolo del loro più profondo significato: gi (giustizia), rei (rispetto, etichetta), yu (coraggio), meiyo (onore), jin (compassione), makoto (sincerità) e chu (lealtà). Ma pensiamo anche a come annodiamo gli hakama-himo  sopra l’hakama piegata, o alla forma che diamo al nodo del sageo sull’himo, o perfino al nodo a farfalla tipico del sageo nel koshirae espositivo di una shinken. In un certo senso abbiamo già alcune basi delle piegature codificate orientate all’ottenimento di una forma finale definita. Con l’origami abbiamo la possibilità di aggiungere un’ulteriore forma artistica a questi principi e abbinare un’ulteriore pratica a quella della spada.

Con l’origami è possibile realizzare qualsiasi forma e struttura, ma la gru ha una posizione d’onore, non fosse altro per il fatto che questo animale è simbolo di fortuna, ed inoltre vuole la tradizione giapponese che ogni mille gru piegate si abbia a disposizione un desiderio da esaudire. Le mille gru sono anche al centro di una storia tristemente famosa, quella di Sasaki Sadako, sopravvissuta all’atomica di Hiroshima ma che contrasse in seguito la leucemia. Sadako cominciò a creare gru di carta per la propria guarigione e infine con l’intenzione e la speranza di poter portare la pace nel mondo. Purtroppo riuscì a portarne a termine solo 644, mentre le restanti gru furono realizzate dai compagni di scuola e vennero seppellite insieme alla sfortunata ragazzina, alla quale fu poi intitolato il Monumento alla Pace dei Bambini, il Genbaku no ko no zo (Statua ai bambini colpiti dalla bomba atomica), eretto nel Parco della Memoria della Pace di Hiroshima e che ospita le migliaia di gru origami che provengono da tutto il mondo.

Origami, l'arte di piegare la carta
Immagini da https://it.wikipedia.org/wiki/Monumento_alla_pace_dei_bambini e da https://en.wikipedia.org/wiki/Children%27s_Peace_Monument

Per fare pratica con gli origami è possibile utilizzare qualsiasi tipo di carta, considerando però che lo spessore, o la grammatura, potrebbe essere un limite: una carta oltremodo spessa sarà molto difficile da piegare, e le pieghe potrebbero anche rompersi, mentre una carta troppo sottile, per quanto possa dare dei risultati di leggerezza incredibile soprattutto agli origami tridimensionali, potrebbe non riuscire a mantenerne la struttura. Ma per prendere dimestichezza con le pieghe, anche un giornale o una rivista possono risultare efficaci, senza sprecare carte più pregiate: il fatto che possano inoltre avere immagini e testo sui due lati contribuisce a realizzare opere con “colorazioni” altamente casuali, rendendo ancora più piacevole la pratica. La carta è quindi un fattore molto importante nell’arte dell’origami così come il rapporto con l’artista, come espresse perfettamente Hatori Koshiro, maestro giapponese di origami, con le parole “ho la sensazione che i miei lavori siano una collaborazione tra la carta e me”. Le più preziose carte da origami potranno infine essere utilizzate per realizzare le opere finali una volta che si sia fatta un po’ di esperienza preliminare e per esaltarne la struttura fino nei minimi dettagli. Proprio per il motivo che qualsiasi supporto cartaceo comune può essere utilizzato per lavorare con gli origami fa capire il perché quest’arte sia spesso applicata all’educazione infantile su temi più diversi e che possono andare dalla matematica alla geometria, come alla soluzione dei problemi e alla relativa apertura mentale richiesta, con il valore aggiunto della mancanza di giudizio in merito alla dicotomia giusto-sbagliato, insegnando che esistono molti modi per arrivare ad una soluzione, e valorizzando anche il valore dell’accettazione della sconfitta o fallimento, inteso come processo di prova ed errore, e conseguente modifica delle azioni per arrivare alla soluzione.

Origami, l'arte di piegare la carta

La gru, la scatola, il noshi: alcuni esempi di esercizi su semplici origami base realizzati con carta di recupero da cataloghi vari.

Non a caso l’applicazione degli origami è spesso alla base di discipline molto più complesse applicate alla realizzazione di oggetti altamente tecnologici, dove sia necessaria precisione, efficacia, eleganza ed economia per raggiungere l’obiettivo: ancora una volta non può saltare all’occhio la similitudine con l’arte della spada, dove l’intero percorso di miglioramento è dato dalla pulizia derivante dall’eliminazione degli eccessi che si introducono inevitabilmente nelle fasi di apprendimento da principiante. E sono anche alcuni dei motivi per cui gli ingegneri della NASA si siano fortemente ispirati agli origami per la realizzazione di progetti altamente tecnologici come telescopi pieghevoli e scudi a forma di fiore per bloccare le radiazioni, e algoritmi simili per la piegatura sono quelli che hanno portato ad esempio alla realizzazione dell’airbag o alla creazione di ripari pop-up per i senza tetto. Per rimanere alle opere architettoniche più vicine a noi, anche la stazione per l’alta velocità di Reggio Emilia può essere vista come una gigantesca struttura modulare di ispirazione origamica.

Origami, l'arte di piegare la carta
Immagine da https://www.fsitaliane.it/content/fsitaliane/it.html

Che sia un gioco per bambini, la base di una scienza ingegneristica o un’arte caratterizzata da perizia manuale, la bellezza e la fragilità dell’origami rappresentano, nello shintoismo, il ciclo vitale e la fine delle cose finalizzata ad una continua rinascita. Chi ammira la bellezza di un origami accetta il fatto che, per quanto faticosa possa essere stata la sua costruzione, esso è un oggetto temporaneo, il quale ad un certo punto esaurirà la sua funzione e scomparirà. I giapponesi ancora una volta trovano in tutto ciò una notevole poesia e profonde implicazioni filosofiche e morali, ma è estremamente facile amare questa arte anche per noi occidentali fin dal primo contatto con la carta, non foss’altro per poter creare letteralmente dal nulla delle piccole opere d’arte.

lele bo

Fonti:

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