BUONE VACANZE
HAVE A GREAT HOLIDAY
PASSEZ DE BONNES VACANCES
QUE TENGAS UNAS FELICES VACIONES
良い休暇を
BUONE VACANZE
HAVE A GREAT HOLIDAY
PASSEZ DE BONNES VACANCES
QUE TENGAS UNAS FELICES VACIONES
良い休暇を
Non fermare la mente è ad un tempo lo scopo e l’essenza.
Se non sarà bloccata da nessuna parte, sarà ovunque.
Takuan Sōhō, La saggezza immutabile, il Cerchio ed.
Nell’ultimo seminario per alti gradi a Modena ho partecipato alla sessione dei quinti Dan sotto la guida di Shiiya Sensei (Kyoshi 8. Dan). Alla fine dell’ultimo allenamento, la domenica mattina, il maestro ha preso un momento per raccontarci una storia che – ci ha confidato – motiva continuamente il suo proprio percorso nello iaido, e che contiene insegnamenti utili per ogni praticante.
Contrariamente alle aspettative non si tratta di un racconto marziale né della massima di qualche grande spadaccino del passato. Riferisce invece di una storia di vocazione spirituale accaduta al celebre monaco Eihei Dōgen (1200-1253), fondatore della scuola Sōtō del Buddismo Zen. Spinto da una ricerca spirituale assoluta, Dōgen decise di intraprendere un viaggio in Cina, un’impresa all’epoca rischiosa, per comprendere il vero Dharma e la natura di Buddha. Nello specifico, l’episodio raccontato da Shiiya Sensei si trova nel primo capitolo dello Eiheishingi sotto il titolo di Tenzo Kyōkun. Di quest’opera esiste una traduzione italiana sotto il titolo di Istruzioni a un cuoco zen (Ubaldini: Roma 1986), ma in questa sede riporto una traduzione personale da quella inglese di Thomas Wright:
«Quando mi trovavo sul monte Tiantong, un monaco di nome Lu, proveniente dalla prefettura di Qingyuan, svolgeva il servizio di tenzo (responsabile della cucina del monastero). Un giorno, dopo il pasto di mezzogiorno, stavo camminando verso un altro edificio del complesso quando notai Lu che stava facendo essiccare dei funghi al sole davanti al butsuden (la sala del Buddha). Portava un bastone di bambù, ma non aveva alcun cappello sul capo. I raggi del sole picchiavano con tale intensità che le mattonelle del passaggio bruciavano i piedi. Lu lavorava duramente ed era coperto di sudore. Non potei fare a meno di pensare che quel lavoro fosse troppo gravoso per lui. La sua schiena era curva come un arco teso e le sue lunghe sopracciglia
erano bianche come quelle di una gru.
Mi avvicinai e gli chiesi quanti anni avesse. Mi rispose che aveva sessantotto anni. Poi gli domandai perché non si servisse mai di assistenti. Egli rispose: “Gli altri non sono me.” “Hai ragione”, dissi; “vedo bene che il tuo lavoro è una manifestazione del buddhadharma (l’insegnamento del Buddha), ma perché ti affatichi così tanto sotto questo sole cocente?”
Egli rispose: “Se non lo faccio ora, quando mai potrei farlo?” Non ebbi altro da dire. Mentre proseguivo lungo quel passaggio, iniziai a percepire interiormente il vero significato del ruolo di tenzo.»
Credo che ognuno di noi possa riflettere singolarmente su questa storia, ma Shiiya sensei ha insistito nel sottolineare come le frasi “gli altri non sono me” e “se non ora, quando?” siano intimamente legate alla pratica del budo, e dovrebbero guidare la nostra responsabilità nell’esercizio della via.
Se si raggiunge il punto più profondo della pratica,
le braccia, le gambe e il corpo ricordano cosa devono fare,
ma la mente non c’entra affatto
Takuan Sōhō, La saggezza immutabile, il Cerchio ed.