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L’anno che verrà

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danielle_borra_dojo_kiryoku

E’ stato un anno per me difficile con molte soddisfazioni e molti aspetti che mi hanno intristito.

Abbiamo ripreso la pratica normale, certo solo per i vaccinati all’inizio.

Questo è stato sicuramente positivo ma riprendere dopo due anni di quasi completo stop si è rivelato difficile per tutti. Il CONI ha detto che più di 5000 associazioni sportive hanno chiuso in questi due anni di pandemia. Noi siamo aperti e abbiamo quasi gli stessi numeri di prima. E’ già un successo indubbiamente!

La frequenza e l’entusiasmo sono due cose diverse. Per molti è difficile affrontare gli impegni di prima e frequentare regolarmente la palestra, i motivi sono molti, tutti validi ma rimane il fatto che per alcuni non è più come prima.

I percorsi individuali nello iaido sono tutti diversi e vanno bene tutti. Lo iaido è una disciplina per la vita e, come dice Rigolio, è un modo per imparare ad affrontare le cose della vita per allenare le nostre capacità di affrontare i problemi e la complessità che non provoca molti danni: possiamo sbagliare e non ci sono conseguenze vitali ma intanto impariamo delle cose su di noi.

Per un insegnante è sempre deludente vedere scemare l’entusiasmo o vedere smettere delle persone. C’è stato molto lavoro dietro ognuno di loro, c’è stato impegno e molto investimento in termini di tempo ed energia. Ogni persona che smette o tralascia la pratica in qualche modo colpisce negativamente il mio cuore. Sono abituata e non ho più aspettative, il percorso è individuale e va bene qualsiasi scelta, ma è difficile non provare comunque un senso di tristezza e la mia mente incomincia a pensare se ho fatto abbastanza, se c’erano altri modi. Da questo punto di vista l’anno è stato difficile per me.

Purtroppo qualcuno non si è più iscritto e soprattutto non hanno rinnovato i principianti, Inoltre pochi nuovi praticanti hanno incominciato quest’anno. Quindi ci troviamo con un dojo decisamente sbilanciato, una piramide invertita e questo non è sicuramente un bel messaggio.

Stiamo inoltre perdendo delle persone a cui siamo affezionati perché si trasferiscono, chi a Milano chi a Malta e anche questo dispiace. Continueranno il loro impegno nello iaido/jodo? Qualcuno si lo sta già facendo ed è una piccola luce che si accende, per altri vedremo.

Poi ci sono stati gli esami e anche per questo l’anno è stato difficile. Avevamo molti candidati ad esami importanti 5°, 6° e il 7° per allievi non appartenenti al dojo. L’allenamento spesso è stato incentrato su insegnamenti più legati a concetti utili per questi gradi, tralasciando un po’ i gradi più bassi. Per tutto l’anno io e Claudio abbiamo cercato di essere presenti nonostante le mie difficoltà lavorative e di salute.

Ci sono state delle delusioni e delle grandi emozioni. Tristezza per chi non è riuscito a passare il proprio esame. Nuovamente è una questione di tempo, che è diverso per ognuno di noi, e di impegno. Proveremo a rimetterci tutto quello che possiamo per il prossimo anno.

Emozioni belle per chi è passato in particolare per chi ha preso il 6° e il 7° dan. Non me ne voglia chi è riuscito brillantemente a passare gradi più bassi, come ho già detto credo che siamo in grado di portare tutti al 5° dan, ognuno con i suoi tempi e il suo impegno, ma fino a quel grado ho abbastanza certezze sulle nostre capacità di insegnamento. Ho meno certezze su cosa bisogna fare per un sesto e per un settimo. Vedere passare due dei nostri allievi è stata un’emozione molto grande, si cresce e si progredisce bene. La direzione è giusta. Vorrei fosse così per tutti.

Una cosa che mi ha dato delle cose positive, pur con tutte le difficoltà del caso, è stato il blog. Le interviste sono state una continua scoperta e leggere i vari articoli mi piace sempre molto. E’ un aspetto della pratica diverso ma lo trovo comunque stimolante.

Un’altra cosa positiva è legata ai video del canale GEN universe a cui Claudio si è abbonato. Mi è mancato non poter andare in Giappone in questi anni è chiaro, mi è mancato allenarmi nel Dojo del Maestro. I video sono belli e hanno un bel contenuto tecnico ma non è quello che mi ha colpito. Mi ha emozionato sentire la voce del Maestro, sentirlo esprimere i concetti sullo iaido, vederlo mettere in atto esercizi che conosco perché li ha fatti con noi in dojo.  E’ stato un po’ come essere lì da lui; una sensazione bellissima.

L’anno che verrà vorrei che vedesse molti principianti, molti stage con Maestri giapponesi, un po’ di Giappone dal Maestro e un rinnovato entusiasmo da parte di tutti i membri del nostro dojo. Sarà così? Lo vedremo.

Per ora godiamoci tutti un po’ di vacanze e ci rivediamo a settembre!

Dojo’s Café – Libri di Cucina Giapponese

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Dojo-Cafe Cucina Giapponese

Bentornati sulla nostra rubrica dedicata alla Cucina Giapponese Nihon Ryori for Dummies.

Per questo ultimo articolo prima delle vacanze estive, considerando il caldo intenso, abbiamo pensato a qualcosa di diverso rispetto alla solita ricetta.

Cristina, oggi, ci consiglierà alcuni tra i migliori libri di cucina Giapponese.

Kirigami, l’estrema arte dell’intaglio della carta

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KIRIGAMI, L’ESTREMA ARTE DELL’INTAGLIO DELLA CARTA
(image from https://japanobjects.com/features/kirie)
English version here
KIRIGAMI, L’ESTREMA ARTE DELL’INTAGLIO DELLA CARTA
(immagine da http://goinjapanesque.com)

Un’arte per la quale la precisione è d’obbligo, esattamanente come i tagli, ed è disciplina allo stesso tempo. Lame affilate, da sole “contro” un avversario impalpabile, la realizzazione finale che si svela in una forma forse difficilmente riproducibile nonostante le migliaia di ripetizioni e la ricerca del gesto e dell’esercizio infinito. È un’arte tipicamente giapponese, ma non è marziale e non è lo iaido.

Kirigami
(immagine da https://www.youtube.com/watch?v=w6_Q17Bu3yQ)

È il kirigami, nome che deriva da kiru, tagliare, e kami, carta, e assomiglia molto all’origami (v. Origami, l’arte di piegare la carta), con la differenza che, a parità di modalità di piegatura della carta, nel kirigami la tecnica principe nella quale si ricerca la perfezione è il taglio. In un senso più generale, e che personalmente apprezzo maggiormente, ci si dovrebbe riferire a quest’arte con il termine kiri-e, letteralmente immagine intagliata, un’arte che affonda le sue radici in molte culture nel mondo, ma che in Giappone si è sviluppata intorno al 600 quando la carta nota come Tesuki Washi, inventata in Cina dove la carta veniva realizzata fin dal 105, fu importata dalla Korea dal monaco buddista Doncho: si sviluppò così una tecnica e un’arte particolare, che i giapponesi padroneggiarono velocemente in maniera sopraffina a partire dall’800 quando cominciarono a commercializzare la propria carta, conosciuta come Sekishu Washi. E siccome tutto diventa arte, inclusa la produzione dei mezzi per la sua realizzazione, la carta washi prodotta al giorno d’oggi e utilizzata in tutto il mondo per realizzare le opere kiri-e è stata definita dall’Unesco come Patrimonio Immateriale dell’Umanità all’inizio degli anni 2000, designando l’importanza di una tecnica artistica che perdura nel mondo contemporaneo con la realizzazione di opere e sculture di carta. In Europa bisognerà attendere fino al 13° secolo per l’introduzione della carta e le prime realizzazioni dell’arte del taglio della carta risalgono a tre secoli dopo.

Kirigami cultura giapponese
(immagine da https://www.fukainihon.org/cultura-giapponese/tradizioni-e-folklore/kirie-l-arte-del-creare-con-la-carta)

Nella sua forma più convenzionale il kiri-e è realizzato tagliando gli spazi negativi, vuoti, da un singolo foglio di carta bianca, che creeranno quindi il contrasto con uno sfondo scuro, per realizzare opere che raggiungono incantevoli tridimensionalità pur partendo da una superficie piana. Similarmente all’origami, uno dei punti chiave di quest’arte è la simmetria: la carta viene piegata prima di essere tagliata così che i tagli si moltiplichino uguali su tutte le facce. Progetti semplici di kiri-e prevedono pieghe preparatorie in quattro, orizzontalmente a metà e poi verticalmente ancora a metà, e moltiplicando queste pieghe si possono raggiungere complessità notevoli. Anche se tecnicamente il kirigami, e utilizzo adesso questa accezione proprio perché mi riferisco all’utilizzo specifico del substrato cartaceo, può essere realizzato con qualunque tipo di carta, è chiaro che quella più sottile si renda necessaria per realizzare quelle opere che richiedano molte pieghe mentre i tagli possono essere effettuati con le forbici, anche se molti artisti preferiscono particolari coltelli per la maggiore precisione e maneggevolezza.

Kirigami intaglio carta
(immagine da https://www.myogipost.com/index.php?main_page=product_info&products_id=845149)

Anche se una delle più comuni applicazioni, commerciali ma sopratutto per chi si avvicini a ques’arte, è quella dei biglietti d’auguri e dei libri definiti pop-up, quelli per intenderci che quando si aprono le pagine rivelano più o meno complesse strutture tridimensionali ripiegate su se stesse, la foma più alta del kirigami prevede la realizzazione di vere e proprie opere d’arte, pezzi unici, che affonda le origini e l’interesse mostrato dal pubblico fin dal periodo Edo quando veniva praticata in pubblico con sottofondi musicali. Mi piace riportare la descrizione che viene fatte delle opere di una Maestra indiscussa a livello mondiale di quest’arte, Kojima Nahoko: dovete immaginarvi un mondo fantasioso, naturale, delicato, etereo e inafferrabile, sospeso, libero e fluttuante, come i sogni. Le sue opere infatti sono evanescenti e leggiadre figure realizzata in larga scala e sospese nell’aria, visibili in tutto il mondo, come ad esempio una sua opera esposta a Villa Olmo nel 2012, sul lago di Como, “Cloud Leopard”, che si librava al centro di una meravigliosa stanza vuota dell’antica villa. Un altro esempio della sua arte è Shiro, una scultura che misura trentadue metri ed è stata realizzata con due soli fogli di carta richiedendo un anno di lavoro per realizzare una balena dalle dimensioni reali.

kirigami giappone
(immagine da http://www.nahokokojima.com/galleries-overview/)
Kirigami balena
(immagine da http://www.nahokokojima.com/galleries-overview/)

Come per la pittura sumi-e, quella con inchiostro nero nella quale i vuoti o le assenze di pennellate contribuiscono a restituire l’emozione dell’immagine complessa, anche nel kiri-e maggiore è la semplicità, maggiore sarà la profondità delle sensazioni che l’opera susciterà, ma ciò non toglie che le opere più raffinate ed esposte nelle mostre di tutto il mondo non implichino una complessità fuori dall’ordinario, a dimostrazione delle incredibili qualità, capacità e costanza degli artisti impegnati in quest’arte.

Fukuda Masayo è un’altra di questi Maestri, che da oltre trent’anni si dedica a quest’arte, per la quale occorrono dedizione, pazienza e precisione: per la realizzazione della sua opera, Octopus, l’intaglio ha richiesto due mesi di lavoro, e bilanciando con estrema cura lo spessore degli spazi e delle linee è infine riuscita a creare un effetto tridimensionale, peculiarità che la distingue dagli altri artisti che utilizzano la stessa tecnica.

Kirigami octopus
(immagine da https://www.keblog.it/opere-carta-intagliata-kirie-masayo-fukuda/)
Kirigami pesce
(immagine da https://japanobjects.com/features/kirie)

La maggior parte delle opere kirigami sono ispirate dalla natura, e con un gioco di parole dai termini giapponesi che compongono il nome di questa tecnica, dagli dei, kami appunto, che risiedono in ogni cosa: non è neanche così casuale infatti la scelta della carta bianca, considerata un materiale sacro dallo Shinto. Alcuni artisti traggono ispirazione dai giochi visivi creati delle ombre ed è infatti comune poter ammirare le opere in ambienti opportunamenti illuminati per aggiungere effetto all’effetto. Molti di questi lavori sono così intricati e sottili che a prima vista sembrerebbero disegnati anzichè intagliati, o fatti a macchina, ma basta osservarli quando maneggiati dagli artisti per rendersi conto della impalpabile trama di cui sono composti.

Kirigami farfalla
(immagine da https://japanobjects.com/features/kirie)
KIRIGAMI, L’ESTREMA ARTE DELL’INTAGLIO DELLA CARTA
(image from https://japanobjects.com/features/kirie)

Altri artisti utilizzano le tecniche del kiri-e per realizzare creazioni che sembrano uscire letteralmente da materiali di tutti i giorni come giornali e sacchetti, mostrando tra l’altro una sensibile profondità di sentimenti che legano le loro opere a importanti temi sociali riportati dalle notizie dei quotidiani o che ci permettono di interagire con i materiali e le idee della società contemporanea. Non mancano infine tutte quelle rielaborazioni dell’arte classica per la realizzazione di opere che strizzano l’occhio al figurativismo e all’astrattismo, attraverso colori e forme più tipici dell’arte contemporanea, mentre altri si cimentano in una produzione in tempo reale dinnanzi al pubblico, come nella tradizione di epoca Edo, creando performance multimediali nelle quali non è più l’opera in sé il risultato finale, ma proprio l’atto di tagliare, ricreando l’atmosfera di un processo calmo e meticoloso, con il quale il ritmo delle forbici e la trama della carta tagliata diventano esempi del proprio pensiero, una sorta di linea tale tra il pubblico e la propria mente.

Kirigami japan
(immagine da https://japanobjects.com/features/kirie)
Kirigami
(immagine da https://japanobjects.com/features/kirie)
Kirigami japanese
(immagine da https://japanobjects.com/features/kirie)

Un’altra arte, un’altra disciplina, un’altra Via per una ricerca e per una crescita personali, che si sviluppa sempre con un mezzo forgiato il cui acciaio è anima e forza di una comunità di praticanti che dedica un’intera vita nel tentativo di migliorare un gesto, nel ripulirlo dagli eccessi per riportarlo all’essenzialità semplice che è poi quella della natura.

lele bo

FONTI

https://en.wikipedia.org/wiki/Papercutting#Japanese

https://allabout-japan.com/en/article/7804/

https://www.thesprucecrafts.com/an-introduction-to-kirigami-paper-cutting-2540656

http://www.nahokokojima.com

https://www.picamemag.com/kiri-e-masayo-fukuda/

https://japanobjects.com/features/kirie

Seminario di Iaido a Lucca del 2-3 luglio 2022

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Sabato 2 e Domenica 3 Luglio 2022 si è tenuto a Lucca un allenamento di iaido, organizzato da Akitsukai e condotto da Claudio Zanoni e Danielle Borra.

Recensione e riflessioni di Gabriele Gerbino e Rosita Giovannetti.

lucca2022

Pratica attiva ed efficacia del metodo

di Gabriele Gerbino

Armato di tanta buona volontà e caldo, ma senza spada (quella, una volta a destinazione, me la presterà come al solito il buon Alessandro Natali), Venerdì 1 Luglio prendo un aereo per Pisa, per partecipare a quello che sarà solo il secondo di 4 weekend di Iaido nel giro di un mese (sono intento a testare la pazienza dei miei familiari, se non mi vedrete più in giro non ci sarà bisogno di chiedere il perché :P)

Il seminario, come di consueto, si svolge durante tutto il giorno di Sabato e la mezza giornata di Domenica, ed e’ tenuto ovviamente da Claudio e Danielle.

Il gruppo dei partecipanti non poteva essere piu’ assortito: da mu-kyu a rokudan, da chi ha dato l’esame di maturità il giorno prima, a chi ha spento da poco 80 candeline (che spettacolo!). Nonostante la varietà di gradi ed il caldo asfissiante, i maestri non si sono risparmiati, mettendo insieme un seminario davvero interessante e molto tecnico adatto a tutti i palati: e’ davvero incredibile vedere come i maestri si adattino alle esigenze di tutti, spiegando concetti base ed avanzati nel modo piu’ semplice possibile tale da renderli ugualmente assimilabili sia dai gradi bassi che da quelli più navigati.

Reduci dall’ultimo seminario con la delegazione ZNKR che si e’ svolto nel mese di Giugno, i maestri hanno voluto dare un focus particolare ad alcuni punti attenzionati da Kusama sensei: questi punti non sono certo delle novita’, ma molti di questi non sono per nulla banali, quindi e’ bene allenarli ed allenarli ancora, soprattutto chi avrà a breve esami o gare.

Su questa scia, la giornata di Sabato comincia con la pratica di Mae, Morote-tsuki e Ganmen-ate: tutti e 3 kata oggetto di attenzioni di Kusama sensei a Budapest. Nonostante i maestri ci abbiano spiegato nel dettaglio quali correzioni apportare e quali punti attenzionare, dopo poche ripetizioni era chiaro che nessuno di noi stesse facendo quello che ci si aspettava: come dice Claudio, se quando studiamo un kata non siamo “scomodi”, allora significa che lo stiamo eseguendo come sempre e non stiamo compiendo i cambiamenti che ci sono stati richiesti.

Non c’e’ comodità nel cambiamento, perché questo implica la “distruzione” di quello che c’era prima.

Per ovviare a questo problema, i maestri ci hanno fatto praticare i kata dividendoli in kihon, così da poterci concentrare di volta in volta su una porzione più piccola di correzioni e punti da rispettare. Questa pratica attiva concentrata su pochi movimenti permette al nostro corpo e alla nostra mente di coordinarsi meglio, rendendo più semplice il cambiamento. L’efficacia di questo metodo si riflette anche sul numero di domande che i maestri hanno ricevuto, cosa che difficilmente sarebbe accaduta se avessimo eseguito i kata con il solito atteggiamento e con il solito approccio. Cambiando entrambi, sorgono quindi molti dubbi su quello che facciamo e su cosa in realtà dovremmo fare.

Ma questi eventi non sono belli solo per la pratica! Incontrare amici provenienti da diverse parti dell’Italia (e oltre) e’ sempre un’emozione, specialmente se c’e’ anche qualcosa da celebrare. E allora via di spumante e focaccia alla salute di Claudio e del suo Kyoshi, e di Carlo e del suo Nanadan!

Gabriele Gerbino

lucca2022

Un caldo weekend di luglio

di Rosita Giovannetti

Il 2 e il 3 luglio, a Lucca, Danielle e Claudio hanno condotto un seminario ad un gruppo di iaidoca che nonostante il gran caldo hanno praticato per approfondire e migliorare il proprio livello tecnico.

Come sempre i suggerimenti dettagliati e precisi dei Sensei sono stati di aiuto per tutto il gruppo.

Vorrei porre particolare attenzione alla proposta di filmarsi durante l’esecuzione di una tecnica che Danielle e Claudio hanno suggerito in questo seminario, suggerimento più volte consigliato anche in altre occasioni.

In questi giorni ho ripensato e rivisto alcuni video realizzati durante gli eventi a cui il nostro dojo ha partecipato. Nello scorrere delle immagini la mia attenzione si è focalizzata sugli errori, sulla disarmonia del movimento e ho detto: “Non mi piace – Ro! cerca di cambiare qualcosa, di porre più attenzione, di essere presente su ciò che fai…”

Quando vengo corretta e proposti suggerimenti ascolto, provo a cambiare ma c’è sempre qualcosa che rimane in sospeso, come qualcosa che rimane al di fuori di me; lo scorrere delle immagini mi costringe a fare “autocritica” e questo porta ad una maggiore consapevolezza, le immagini rafforzano le parole.

Anche se, ciò che disturba, balza subito agli occhi, il video deve essere un valido strumento di aiuto non solo per cogliere il “non mi piace”, ma soprattutto per ricercare e cogliere il “mi piace” il bello della performance e portarlo nel cuore con la soddisfazione di aver fatto bene cercando di riprovare quell’emozione in ogni allenamento. Purtroppo, per esperienza personale, e ne ho pagato lo scotto, riconosco che è molto difficile concentrarsi sugli aspetti positivi e per riallacciarmi agli articoli precedenti di Alessio Rastrelli (Esami di Iaido e Potere della mante) e di Stefano Banti (Le età del Budo), il potere della mente fa la differenza sui nostri risultati.

Rosita Giovannetti

lucca2022