Home Blog

I modi dello iaido

1
Carlo Sappino Iaido

La Via della Spada è una, ma è fatta di tanti sentieri paralleli che vanno dalla pratica solitaria allo studio con maestri giapponesi d’alto rango, passando per gare e seminari federali e internazionali, pratica in dojo e pratica solitaria. È, a parer mio, estremamente penalizzante pensare di escludere a priori qualunque di questi sentieri mentre è costruttivo percorrerli tutti.

Un aspetto che personalmente ritengo un pregio, di questa disciplina è che in periodi di “solitudine” ad esempio quando il dojo chiude per ferie o quando siamo, per periodi anche lunghi, in zone dove i dojo di iaido non esistono, è possibile non interrompere la pratica personale.

In estate, ad esempio, frequento assiduamente le foreste appenniniche, dove quasi quotidianamente faccio lunghe passeggiate. Quando lascio casa per queste avventure ho sempre con me un bastone che, caso strano, ha le esatte dimensioni e fattezze di un bokuto. Se trovo nel bosco un luogo adatto, mi fermo e pratico per una ventina di minuti.

Sono poche le discipline che consentono di avere questi spazi individuali nei quali esercitarsi in ogni dove in completa autonomia e non lasciar arrugginire i nostri kata … MA …

C’è sempre un “ma”.

La pratica solitaria crea seri problemi di involuzione delle nostre capacità.

Gli errori che non riusciamo a percepire sono molti, qualunque sia il nostro livello, e nella pratica solitaria si consolidano senza che noi se ne abbia la minima percezione.

Nella pratica collettiva non solo riceviamo correzioni e suggerimenti che migliorano la nostra azione, ma anche informazioni che arrivano dall’osservazione degli altri praticanti.

A me è stato insegnato a vedere gli errori degli altri per capire se sono anche miei ed a vedere le cose belle per provare ad emularle.

Ovviamente tutto questo nella pratica solitaria non c’è.

Non solo. Soprattutto quando ci siamo tolti l’etichetta di principiante, anche la pratica in piccoli gruppi e sempre con gli stessi soggetti assume le stesse caratteristiche della pratica solitaria. L’assuefazione dell’uno all’altro attenua la percezione dell’errore ed anzi, induce alla sua condivisione, l’errore dell’uno diventa l’errore collettivo e per tanto, non più percepito come tale.

Occorre quindi maturare esperienze in ambiti più ampi. Diventa fondamentale partecipare a seminari e competizioni dove sicuramente possiamo trovare chi sia in grado di corregerci ed aggiornarci.

Aggiornarci, perché lo iaido non è graniticamente immutabile, ma ha una sua evoluzione fatta di piccoli, a volte nemmeno troppo piccoli, cambiamenti, per cui quel passaggio che fino ad un anno fa era considerato corretto oggi non lo è più. 

Il ritorno al dojo consentirà di aggiornare e correggere chi al seminario non ha potuto partecipare ed anche la pratica solitaria sarà migliore.

Ritengo sia estremamente difficile preparare un esame, soprattutto per un grado avanzato, senza uscire sistematicamente, dal proprio dojo ed assaggiare altre realtà di pratica, dojo differenti, insegnanti differenti, ambienti differenti.

Un eventuale fallimento dovrebbe far riflettere anche su questi aspetti.

La Via e il Viaggio

0
Vittorio Secco Iaido

In un recente articolo pubblicato su questo blog, Claudio Zanoni ha parlato di motivazione, citando l’esempio di Hiro Mizuno sensei. La maestra, fermatasi in Italia per motivi di lavoro circa un mese e mezzo, non solo ha portato con sé il necessario per praticare iaido, ma soprattutto ha partecipato volentieri a due seminari importanti e non proprio vicinissimi al suo luogo di residenza.  

Chi ha partecipato all’ultimo kangeiko a Modena ha potuto apprezzare personalmente l’umile disponibilità e l’ammirevole voglia di mettersi in gioco di questa praticante giapponese. Il recente esempio della maestra, così come la mia personale esperienza, mi hanno dato una motivazione in più per scrivere su un argomento forse lontano dall’essenza tradizionale dello iaido, ma che credo rivesta un ruolo sempre più importante in occidente, o per lo meno in Europa.  

Il punto è questo: in che misura i viaggi, gli spostamenti che affrontiamo per le ragioni più disparate nella nostra vita, impattano sulla nostra pratica? 

Non sempre possiamo continuare ad allenarci nello stesso dojo in cui abbiamo iniziato a praticare; il lavoro, lo studio o gli affetti possono portarci anche significativamente lontano dal luogo di origine, e a volte determinano anche la fine della nostra esperienza nello iaido. Il punto però è che non necessariamente il risultato di questi spostamenti determina la fine della nostra carriera di praticanti. 

Certo, esistono buone ragioni per non praticare o per cessare di farlo; ma è anche vero che ne esistono molte e ottime per non smettere e continuare. 

Intorno a me, ho sempre avuto buoni esempi in questo senso. Sin dall’inizio della mia carriera di iaidoka, il mio maestro Carlo Sappino ha insistito sulla necessità di spostarsi per incontrare altri maestri, altri praticanti e, in questo modo, crescere. Lui stesso, prima di me, ha dovuto spostarsi per imparare un buono iaido, e continua a farlo. Non solo: a pensarci bene, per noi europei forse il coronamento di un buon cammino nello iaido coincide anche con un viaggio dall’altra parte del mondo, per praticare con i maestri in Giappone. Almeno prima della pandemia, gli alti gradi europei tentavano di viaggiare regolarmente verso il Sol Levante, con tutto ciò che questo significa in termini di organizzazione e spesa.  

Penso, poi, umilmente, al mio amico Gabriele, che per ogni stage nel nord Italia deve prendere un volo dalla Sicilia; o ad Alessandro, volato dal Brasile all’Italia per sostenere il suo esame da yondan. Volersi spostare anche solo da una regione all’altra, per poter rincontrare i propri amici e condividere con loro ciò su cui si è lavorato, ma soprattutto ciò che ancora c’è da correggere, costa molto, ma vale anche molto. 

A pensarci bene, poi, quando pratichiamo affrontiamo difficoltà molto simili a quelle che incontriamo durante un viaggio in un paese sconosciuto. Come per un viaggio, anche nello iaido dobbiamo correre il rischio di affidarci a chi ancora non conosciamo; dobbiamo imparare che è necessario fare errori, sentirsi stranieri, sperimentare la voglia di tornare a casa. Come un buon viaggio, che supera la semplice dimensione del turismo, anche lo iaido trova sempre molti preconcetti da correggere, e pretese da ridimensionare. 

Insomma, in Giappone forse non sarà così, ma nell’Europa del XXI secolo, sì: lo iaido, tradizionalmente legato alla dimensione locale del dojo come luogo di pratica e di peculiari legami interpersonali, può arrivare a dilatarsi sino alla creazione di una rete molto più ampia di amicizie e relazioni di qualità, che inevitabilmente impattano sulla nostra pratica. Così, i nostri viaggi e spostamenti, possono offrirci opportunità nuove per guardare anche alla nostra crescita nello iaido. Lo iaido, che da “via”, do, si riscopre come cammino, nella dimensione del viaggio e delle difficoltà che esso implica. E in questo cammino fatto di traslochi, treni, spade spedite e voli low cost, ho l’impressione che si giochi almeno una parte significativa di quel miglioramento umano che ci auspichiamo di perseguire maneggiando una spada giapponese, e che a volta non sembra veramente essere alla nostra portata. 

Buon viaggio, allora: buono iaido!

Budo Jisho – 01 – hajime, yame, yoi

2

Benvenuti nella rubrica Budo Jisho, le parole Giapponesi che usiamo nelle arti marziali.

Cristina Gioanetti ci guiderà nella comprensione di tutte quelle parole Giapponesi che utilizziamo nei nostri dojo e il cui significato a volte non ci è molto chiaro, in particolare se quella stessa parola viene utilizzata al di fuori dello iaido.

Le parole di oggi sono: hajime, yame, yoi.

Siete pronti per prendere appunti? Buona visione!

Ed ecco il PDF di approfondimento: le parole di sicurezza.

Per una consultazione più agevole, scarica il pdf tramite il bottone qui sotto.

Ci sono motivazioni e “MOTIVAZIONI”

0
hiro-mizuno

Sabato e Domenica 22/23 Ottobre si è svolto il consueto seminario con il maestro Renè Van Amersfoort a Savona.

E’ un appuntamento che si ripete da un po’ di anni, un seminario sempre piacevole con una bella atmosfera anche se quest’anno è stato un po’ diverso, ma in queste poche righe non voglio parlare del contenuto tecnico del seminario ma di qualcos’altro.

Vorrei parlare delle motivazioni che spingono le persone in una direzione. Qualche tempo fa il Maestro Momiyama mi ha scritto dicendomi che la Maestra Hiro Mizuno avrebbe voluto partecipare al seminario e chiedendomi se riuscivo a trovare uno iaito per permetterle di praticare. Ovviamente ho risposto senza nessun dubbio ”Certo, potrà usare il mio”.

La Maestra Mizuno è un 6° dan, allieva della Maestra Tomomi Takizawa 7° Dan che insegna Hoki Ryu.

Dopo qualche giorno, ripensandoci riscrivo a Momiyama Sensei chiedendo se avesse bisogno di altro, ma lui mi ha risposto che gli serviva solo lo Iaito.

Sinceramente li per li non ci ho ragionato molto, ma domenica mentre ci dava le sue impressioni, mentre eseguiva i Katà e ci faceva vedere i punti salienti su cui lavorare secondo lei, mi è scattato chiaro in mente un pensiero…… è venuta in Italia per lavoro, credo per circa un mese e mezzo, e nonostante nessuna certezza di poter praticare è partita con i vestiti da Iaido, ha trovato un posticino in valigia per la sua Hakama il suo Iaidogi e per tutto il resto, un posticino in valigia ma una volontà ferrea nella sua determinazione, nella sua voglia di praticare e di continuare nello studio. Quanto forte è questa volontà?

Durante la spiegazione di Kesagiri è stata ancora più forte questa sensazione di motivazione. Molto spesso ai miei allievi dico che lo iaido non è solo quello che facciamo in palestra, ma possiamo pensare ad un movimento o ad un katà in qualunque momento e cercare di migliorarlo nella nostra mente. Lei come fosse la cosa più naturale del mondo ci ha spiegato come con il braccio destro si possa immaginare l’asuji della spada partendo dalla spalla e che, non avendo la spada quando è in viaggio per lavoro, è il suo modo di allenarsi.

Quanto è forte la Motivazione in questa persona?

Grazie Maestra, la lezione che mi hai lasciato va ben oltre le perle della tecnica che ci hai dato. Il tuo iaido resterà nei nostri occhi a lungo e credo anche nei nostri cuori così come la gentilezza ed umiltà con cui ci hai dato i suggerimenti. A me personalmente oltre a questo rimarrà la convinzione che se si è veramente determinati non esistono ostacoli.

Grazie Hiro Mizuno Sensei.