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Comfort zone – Migliorare per cambiare o cambiare per migliorare?

Proviamo ad immaginare di riuscire ad oltrepassare il confine di ciò che ci impedisce di crescere e di migliorare.

“Riusciremmo, oltre la comfort zone, a vedere tutti i limiti che abbiamo sempre accettato?”

Forse si, saremmo in grado di vederli tutti e di capire la loro grandezza al pari della loro debolezza. Questi limiti sono grandi ed appaiono insuperabili se visti da vicino, ma se guardati da lontano, allora possono essere così piccoli da non riuscire neppure più a vederli.

La posizione da raggiungere per osservarli è quella distante dalla paura di cambiare, dalla noia, dalla insoddisfazione, dalla mediocrità e dalla sopravvivenza. Nello iaido è difficile cambiare per potersi migliorare ed occorre essere migliori per riuscire a cambiare.

“Dobbiamo migliorare noi stessi per poter cambiare o dobbiamo attendere di aver cambiato qualcosa per poter dire di essere migliorati?”

Specie nello iaido, la riuscita nel cambiamento in senso migliorativo richiede un percorso lungo e tortuoso, scomodo, che prevede l’assoluta volontà di uscire dagli schemi mentali a cui si è abituati.

Crediamo il più delle volte di poter controllare ogni movimento del nostro corpo e la percezione che abbiamo è ovviamente quella di aver attuato il cambiamento tanto inseguito, ma spesso così non è. Per quali ragioni questo obiettivo può essere così difficile da raggiungere?

La paura del cambiamento unita alla noia e all’insoddisfazione ci trattiene saldi alla comfort zone e ci impedisce di progredire nella crescita personale, di ritrovare l’entusiasmo e l’opportunità della scoperta della nuova sfida.

Lo stimolo alla progressione positiva si arresta di fronte ad ogni fallito tentativo di cambiamento.  Ritornare, per tali ragioni, alla sicurezza di ciò che crediamo di conoscere ci può anche rassicurare nell’immediato, impendendo, però, a lungo termine, alla nostra pratica di essere efficace e consapevole.

Tante, troppe volte mi sono trovata di fronte alla sensazione nonché alla certezza di aver fallito l’obiettivo, di non aver cambiato nulla di ciò che avrei dovuto, perseverando nelle abitudini fossilizzate ormai da tempo. In conseguenza, anziché rafforzare lo stimolo alla crescita, non ho più avuto fiducia in me stessa maturando la sempre più pesante consapevolezza di non poter accettare il confronto critico con la realtà.

Ho anche immaginato che se il mio iaido non poteva essere considerato idoneo al grado raggiunto, allora non era meritevole di essere proseguito nell’approfondimento della pratica e dello studio.

Percorrevo, così facendo, enormi passi all’indietro e in modo rapido raggiungevo sempre di più il centro della mia comfort zone rimanendone quasi intrappolata.

“Quanti praticanti di iaido hanno realizzato questo analogo pensiero, magari concretizzandolo pure?”

La scomodità di proseguire cercando di inseguire un cambiamento consapevole, costituito dal confronto con se stessi ancor prima che con gli altri è terribilmente difficile e sconveniente, quasi come la stesura di questo scritto.

Ho compreso che per poter cambiare occorre migliorare, ovvero riuscire a raggiungere  concretamente l’obiettivo mettendo in pratica ciò che teoricamente si conosce e facendo progredire la qualità ed il livello della tecnica. Ma, ho anche compreso che per migliorare occorre cambiare, ovvero essere in grado di acquisire e coltivare pensieri il più positivi possibili, avere il coraggio di superare paure e delusioni e riuscire a considerare ogni esperienza negativa come fosse un’esperienza e basta, formativa e propedeutica al miglioramento e non al fallimento.

Oltrepassato il confine della comfort zone, la paura diventa coraggio, la delusione si trasforma in  esperienza e lo stimolo a migliorare sostituisce a poco a poco l’automatismo destruente dando forma ad una tecnica consapevolmente diversa. Ritornare nella propria comfort zone di tanto in tanto non è vietato, anzi è utile per allenare il coraggio di superare la paura del cambiamento, ma solo ed unicamente per tale motivo.

Ganbatte


Ricordo di Nakano Sensei

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Dal 2002, da quando la CIK ha deciso che avrebbe cercato un contatto diretto con la ZNKR in modo da avere delegazioni ufficiali ai suoi stage, il Maestro Nakano è stato inviato in Italia 14 volte. Dal 2002 al 2007 ha fatto parte della delegazione ZNKR tutti gli anni. Poi è tornato nel 2011, nel 2013, nel 2015 e nel 2016.  Poi tornò nuovamente nel 2019. 

Nel 2016 ci disse che ormai era troppo anziano e non sarebbe più venuto in Italia  e alla fine della cena prese da parte Stefano, Claudio e me e ci consegnò un suo regalo ringraziandoci di esserci presi cura di lui in tutti questi anni, mi ricordo che mi commossi.

Nakano Sensei

Conosceva molto bene lo iaido Italiano e tutti noi, molti  hanno dato un esame con lui in Commissione. Sapere che non lo incontreremo più né in Italia né a Kyoto è un profondo dispiacere ma rimarrà nei nostri cuori con la sua gentilezza, la sua ironia e il suo sorriso come testimoniano le tante persone che hanno voluto scrivere di lui e che trovate nelle pagine che seguono.

Non possiamo che ringraziarlo per tutti gli insegnamenti ricevuti nello iaido e non solo e per tutto il tempo speso insieme, un tempo caratterizzato da profondità di pratica ma anche da serenità e divertimento.

Grazie di tutto Maestro. 

Danielle Borra

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Gli allenamenti ai tempi del COVID-19

Che cosa possiamo imparare su noi stessi? I momenti di crisi rivelano la nostra vera natura: forza, debolezza, bellezza, vulnerabilità.

A. Cuomo

In questi momenti difficili, in cui tutti in qualche modo dobbiamo cambiare le nostre abitudini e affrontare nuovi schemi,  spesso vengono amplificate le nostre attitudini di base. I nostri schemi di base sono più esposti e meno “coperti” dalle convenzioni sociali. 

E’ un momento importante di crescita in tutti i campi, se lo si osserva con attenzione.

Per esempio che cos’è lo iaido per noi? In questo momento come affronto la mancanza della palestra oppure come cerco di allenarmi?  La pratica dello iaido mi aiuta in qualche modo ad affrontare questo strano periodo?

Abbiamo chiesto a chi ha partecipato alla lezione on line di provare a scrivere qualche cosa a riguardo.

Come sempre i risultati mi stupiscono e mi fanno credere un po’ di più nel  lavoro che stiamo facendo.

Danielle Borra, kyoshi 7 dan

È passato un mese e mezzo da quando mi sono allenato l’ultima volta in dojo con i sensei e i senpai. Quel giovedì avevamo anche festeggiato il superamento dell’esame di 1° Kyu mio e di Alberto, e nessuno immaginava che saremmo stati costretti a stare chiusi in casa, rivoluzionando il nostro modo di interagire con gli altri e di praticare sport. Dopo tutto questo tempo, questo venerdì (il 10/04) si è tenuto il primo allenamento a distanza del dojo, ognuno a casa propria, chi vestito di tutto punto e chi in semplice tuta, ma tutti davanti ad un pc o telefono per praticare insieme.

L’allenamento è durato un’ora ed è stato strano e piacevole allo stesso tempo perché sebbene fossimo separati da uno schermo mi sono sentito come in dojo, sempre un po’ emozionato a fare gli esercizi davanti ai sensei Claudio e Danielle. Ma la cosa che mi ha fatto più piacere è stata la possibilità di ricevere gli insegnamenti e le correzioni dei maestri che sono fondamentali per poter crescere e sviluppare il mio iaido.

In questi giorni di quarantena, ho continuato ad allenarmi, alternando allenamenti più leggeri dedicati soprattutto ai tagli ad allenamenti più completi con la pratica dei kata. Mi ritengo fortunato perché riesco a praticare abbastanza bene. Lo spazio a mia disposizione mi permette di fare quasi tutti i kata ad eccezione del 7 e 10, e persino l’11 con un po’ di accorgimenti può essere eseguito. Allenarsi a casa è comodo, lo si può fare in qualsiasi momento, anche se preferisco il tardo pomeriggio per avere un po’ di fresco, e lo si può fare al proprio ritmo dedicando più tempo ad un esercizio piuttosto che ad un altro. Mi ricorda una delle ultime lezioni che abbiamo svolto in palestra dove ci siamo allenati in stile giapponese: due ore di allenamento libero con i maestri che di tanto in tanto ci fermavano per spiegare un movimento. Ed è proprio quest’ultima fondamentale parte che manca quando ci si allena in casa da soli: il feedback e la correzione da parte dei maestri sulla base di come dovrebbe essere svolto l’esercizio.

Questo confronto è fondamentale per crescere e migliorare. Ricordo un articolo che scrisse la maestra Danielle sull’abbattere il muro dell’abitudine, uscendo dalla propria comfort zone, e così entrare in quell’area in cui, con molto impegno, si può crescere. L’articolo fu scritto per un momento diverso, ma guardandolo da un’altra prospettiva è ancora più attuale! Uscire dalle proprie abitudini è complesso. Lo è già quando ci alleniamo in dojo insieme ai sensei, ma a casa, da soli, è forse impossibile perché non c’è nessuno dall’altra parte del muro che ti chiama e ti incita per superarlo. 

Per fortuna viviamo in un periodo dove la distanza è diventata un concetto relativo. Basta uno schermo per poterci di nuovo allenare insieme e ricevere i preziosi consigli dei maestri che continueranno a chiamarci dall’altra parte di quel muro chiamato “abitudine”.

Marco Lassalle, 1 kyu

Ancora non mi sembra vero, la mia mente mi riporta ai seminari federali, l’ultimo ad inizio febbraio, i campionati italiani di Iaido ed io che ritorno a casa (in quell’occasione con un ospite d’eccezione) quasi sempre sola, con le mie riflessioni e pensieri su come migliorare, cosa cambiare nella mia postura e nella mia mente. 

Facendo molta strada dopo l’allenamento del martedì a Torino, ho sempre avuto la possibilità di riflettere e analizzare quanto fatto la sera prima, attraverso il mio viaggio di ritorno a casa. Le correzioni dei miei Sensei, la mia difficoltà a migliorare alcuni punti, la stanchezza fisica che non mancava mai purtroppo

Non mi sembra vero che ancora per un po’ non potrò rivedere compagni, amici, affetti. 

Ma dalla settimana scorsa, per mia grossa fortuna, i miei Sensei hanno deciso di riprendere le lezioni via Web, tramite il sito Zoom.

Oramai è un mese e mezzo che non mi alleno e la prima cosa che noto è la mancanza di coordinazione: il mio corpo può aver dimenticato tutto in così poco tempo?

Probabilmente è solo un po’ arrugginito e poi sono molto emozionata nel rivedere tutti in quel piccolo schermo del mio computer. Ognuno nella propria casa, ma tutti con una gran voglia di allenarsi.

E’ la mia valvola di sfogo l’allenamento e grazie alla disponibilità dei Maestri posso finalmente praticare nuovamente. Non mancano le correzioni, ma sono felice di ricominciare e tenermi allenata per un futuro prossimo, dove potrò finalmente riprendere gli allenamenti tutti insieme.

Ramona Paravano, 2 dan

Note sullo Zen Nippon Kendo Renmei iai

In questo documento davvero prezioso donatoci da Kinomoto sensei durante il suo ultimo seminario europeo Women in Iaido, troviamo note ed informazioni redatte da Matsuoka sensei sulla base dei documenti preparati da Ogura sensei, precedente presidente della commissione iaido della ZNKR.

Vengono tra l’altro spiegati concetti come:

  • Zan In wo Fukumu
  • Shu-ha-ri
  • Tenouchi
  • ken-ri (ri-ai)
  • Punti importanti sui 12 Kata di Iaido ZNKR

La traduzione in italiano è a cura di Anna Rosolini.

Come sempre, potete leggere il documento qui o scaricarlo cliccando sul bottone sotto il documento. Buona lettura.