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Poemi di Eishin Ryu Iai

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tratto da “Gekiken sodan” di Katsuse Mitsuyasu Kagemasa 14° soke Suio-Ryu Iai

Un altro fantastico viaggio in Giappone

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Volevo raccontarvi un po’ di questo nuovo viaggio in Giappone per lo Iaido. Come sapete almeno una volta l’anno andiamo a studiare con il Maestro Ishido a Kawasaki ed ogni volta è un’esperienza.  Questa volta vorrei dividere il resoconto in tre parti.

La prima parte riguarda un mini-giro turistico ad Hakone nella speranza di vedere il monte Fuji da una cornice diversa, speranza rimasta vana visto che sua Maestà non ne ha voluto sapere di farsi vedere nei due giorni passati nella zona, la foto sotto è il massimo che ci ha concesso, ma procediamo con ordine.

 Arriviamo a Kawasaki venerdì pomeriggio dopo una tappa/partenza da incubo a Helsinki con una tempesta di neve che ha provocato due ore di ritardo.

Sabato mattina di buon’ora ci prepariamo a muoverci verso la regione di Hakone, il viaggio fortunatamente è stato molto più scorrevole e veloce di quanto ci aspettassimo, visto la quantità di turisti che visitano la zona. Tutto molto suggestivo, il trenino di montagna con dei paesaggi autunnali incantevoli, la cremagliera che porta in cima e poi la funivia che passa sopra il cratere del vulcano, con tutte le zolfatare sotto.  

Come non apprezzare le uova nere della zona?

Poi giù fino al lago Ashi per salire sulla nave dei pirati e ammirare, nel lago, il Torii di Hakone conosciuto come il Torii della pace, bellissimo anche se meno famoso di quello di Itsukushima.

La sera la spendiamo a Motohakone dove la vista notturna del Torii illuminato è sensazionale, ci ritroviamo però una brutta sorpresa in quando essendo un luogo di passaggio alle 16 praticamente è tutto chiuso, ristoranti compresi, meno male che il solito Lawson ci salva e mangiamo nell’appartamento affittato.

La mattina dopo iniziamo il rientro visitando l’ultima città della zona Hakone Yumoto dove gustiamo alcune specialità di street food ma soprattutto il Mochi più buono della mia vita.

Qui finisce la prima parte del nostro viaggio, si rientra a Kawasaki dove ci ritroviamo con tutti gli altri per iniziare a studiare Iaido.

Lunedì mattina puntuali come sempre (chi mi conosce sa cosa vuol dire) alle 9,30 davanti al dojo. Finalmente siamo di nuovo qui, per me è un po’ come tornare a casa un posto che mi scalda il cuore, che mi rende felice e sereno, anche se dopo una settimana di pratica ho dolori ovunque!

C’è parecchia gente visto che il WK dopo ci saranno gli esami di 6/7 e 8. Ci sono persone che arrivano dalla Cina, Francia, Svizzera, Belgio, Australia, Italia e Svezia, se non ho dimenticato qualcuno più ovviamente i giapponesi. Partiamo studiando ZenKen Ren ovviamente in vista degli esami, il Maestro è sempre pronto a dare consigli, suggerimenti, correzioni agli esaminandi, ma anche a quelli che come me, Gabriele, Cristina e Danielle non hanno esami da affrontare. Spiega, chiarisce, fa esempi, insomma dona tutto alle persone che sono in dojo.  Visto la folla ci alterniamo e pratichiamo a turno ed abbiamo anche la supervisione ed i consigli di Kotaro Sensei.  Momiyama sensei spesso ci fa da interprete con il Maestro per chiarirci ancora meglio i concetti che ci dona, insomma una meraviglia.

Martedì il Maestro mentre vado a fare la pausa pranzo mi si avvicina e mi dice “ Zanoni ok, now Koryu” ovviamente sono felicissimo e da li in avanti io e Gerbino iniziamo a studiare Koryu. Dopo un ripasso veloce e senza troppe correzioni alla prima serie passiamo alle cose difficili, iniziamo Chuden e qui ovviamente le correzioni si sprecano, ma continuiamo a lavorare senza sosta, vediamo tutti katà più difficili e sistemo le varianti di Yamaoroshi, Iwanami e Takiotoshi. WOW che meraviglia!

Proseguo con Okuden e anche per questa serie le correzioni sono preziose, poi il maestro mi ferma e mi fa vedere dei filmati di alcuni katà e mi dice di studiarli, dandomi delle correzioni man mano che faccio i katà: Shihogiri senza muovermi con tagli veloci, Towaki, Sodome, in continuo movimento, Yukitsure base e versione flash.  Insomma, il Maestro mi chiede di studiare alcune cose che servono per migliorare il mio iaido e ne sono ben felice, ovviamente mi applicherò il più possibile per farlo.

La schiena regge, non va benissimo e quindi decido di saltare la lezione di Jodo e rimango  concentrato sullo iaido, e poi l’apoteosi Venerdì sera studiamo jushin Ryu, finalmente dopo più di un anno dall’ammissione, passiamo una sera intera a praticare con l’aiuto di Kobe Sensei e Inari Sensei sotto lo sguardo attento del Maestro, riusciamo a praticare tutto shoden, e portiamo a casa un sacco di materiale su cui lavorare, poco importa se per tornare a Kawasaki dobbiamo utilizzare un taxi, sarei anche tornato a piedi per questo regalo bellissimo!

Purtroppo la nostra pratica si conclude, sabato ci sono gli esami e quindi saltiamo la pratica del sabato ed accompagniamo Marilena ad Edogawa, si è allenata molto ma venerdì mi è sembrata un po’ scarica, provo a dirglielo ma purtroppo il risultato non arriva, forse l’emozione, forse la stanchezza, due errori gravi e non c’è speranza. Peccato sarebbe stata la ciliegina sulla torta di questo viaggio bellissimo. Losson invece riesce a prender il 7° Dan con un gran bell’esame.

Domenica ci sono stati gli esami da 8°, Ishi Sensei e Momiyama Sensei passano il primo turno ma non riescono a passare la selezione finale, devo dire che erano tutti e due molto bravi, quindi l’esame è veramente molto difficile.

nella foto sotto vedete il Maestro Momiyama, il Maestro Ishi ed il Maestro Fujikawa che attendono il verdetto dopo il primo turno

Nell’ultima parte di questo resoconto vorrei descrivervi i miei sentimenti, ovviamente non è facile, non sono uno scrittore, ma vorrei farvi capire cosa provo ogni volta che ho la fortuna di essere ammesso nel dojo di Ishido Sensei.

Un misto di amore, riconoscenza, gratitudine, fedeltà al Maestro e alla sua Famiglia che ci permette di entrare in casa sua, di rubare del tempo prezioso alla sua vita dedicandolo a noi, l’affetto con cui ogni volta mi tratta, non sono un suo allievo diretto e non lo sarò mai probabilmente, ma l’affetto che mi dimostra nell’insegnamento ed in tutto quello che mi dona è così grande che non so mai se riesco a fargli capire quanto gli sono grato.

Venerdì sera quando l’ho salutato avevo le lacrime agli occhi, è una cosa difficile da spiegare a parole ma provo veramente un sentimento profondo per il Maestro, mi viene da paragonarlo al sentimento che provavo per mio Padre, anche se può sembrare un’esagerazione.

 Grazie Sensei.

Budo Jisho -18 – Kamae

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budo jisho

Budo Jisho – Le parole Giapponesi che usiamo nelle arti marziali.

Puntata 18: Kamae

Esaurita la serie dei 12 kata della Zen Nippon Kendō Renmei, oggi Cristina ci parla del Kamae,

aspetto che andremo ad approfondire nelle prossime puntate

Buona visione e non dimenticate gli approfondimenti nel pdf che trovate in fondo a questo articolo.

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Intervista a Stefano Ferro

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Continuano le nostre interviste oggi abbiamo il piacere  di intervistare  Stefano Ferro Sensei

Dalla Svizzera un pioniere dello iaido, e dove svolge un enorme lavoro per la crescita del movimento dello iaido buona lettura

Quando e dove sei nato?

sono nato il 21 dicembre del 1967

Come ti sei avvicinato alle arti marziali e quali gradi hai raggiunto?

Ho iniziato il kendo a Berna il 24 Aprile 1987 allo Shin Ho Kan Berna. All’epoca nel nostro dojo non esisteva lo iaido, si praticava solo il kendo.

L’insegnante di kendo dell’epoca, Shinji Tanaka, praticava sempre qualcosa di iaido mezz’ora prima dell’inizio del kendo (era shodan).

Un giorno sono andato all’allenamento un po’ prima e ho visto questa pratica che mi ha affascinato. Così ho iniziato con lo iaido in parallelo al kendo.

Il sig. Tanaka lasciò il nostro dojo qualche tempo più tardi e così io ed alcuni dei miei compagni di kendo eravamo soli con lo iaido.

A quel tempo c’erano ancora pochissimi iaidoka in Svizzera. Ma finalmente ho trovato un insegnante a Basilea (1 ora all’andata e 1 ora al ritorno per 2 volte a settimana) che mi ha aiutato ad arrivare fino al terzo dan.

Ma anche questo insegnante ha preso una strada diversa e quindi mi sono nuovamente trovato senza supporto (a questo punto ero già 2° dan di kendo ed avevo lentamente costruito lo iaido nel nostro dojo).

Ho capito che lo iaido suscitaa interesse e aveva potenziale in Svizzera. Mi sono impegnato quindi a promuovere me stesso e lo iaido nel dojo e successivamente anche per la Svizzera. Oggi sono settimo Dan di Iaido

Com’era la scena dello iaido quando hai iniziato?

Alla fine degli anni 80 esistevano solo pochi dojo che praticavano iaido. La mentalità all’epoca era che tutti si allenano solo per se stessi. Non c’erano ancora formazioni comunitarie, né una squadra nazionale. e nessuno scambio congiunto

Cosa significa per te lo iaido? 

Un’ottima domanda. Penso che ognuno abbia le proprie ragioni individuali per praticare lo iaido. Per me nel corso degli anni è diventata sempre più parte della mia vita. Non solo sport o esercizio fisico (che certamente fa sempre bene) ma anche molte altre cose più profonde che puoi vivere ed utilizzare anche nella vita di tutti i giorni. Per non parlare di tutti i grandi incontri e amicizie che si sono formati negli anni

Chi è il tuo sensei e come lo hai conosciuto? 

Il mio maestro è René van Armersfoort dall’Olanda. Pratico Muso Shinden Ryu, che avevo già allenato un po ‘con il mio primo maestro. A quel tempo a Berna esisteva solo il Muso Shinden Ryu.

Come si è evoluto il tuo rapporto con il tuo sensei nel corso degli anni?

Nel 2004 Rene van Armersfoort è stato invitato in Svizzera per la prima volta per tenere un seminario. All‘ epoca gli fui presentato dal mio amico Beat Bähler e successivamente gli chiesi di aiutarmi nella mia preparazione per il 4° dan.In seguito ho chiesto a Rene di accettarmi come suo studente. Lui accettò e così ebbe inizio un rapporto insegnante/studente a lungo termine e un’amicizia che perdura fino ad oggi.

Quando sei stato per la prima volta in Giappone, e ci torni ancora per allenarti? Hai qualche esperienza memorabile da condividere?

La prima volta sono stato in Giappone nel dicembre 1987, ma solo per il kendo.

Solitamente vado in giappone una volta all’anno per allenarmi con Ishido sensei

Certo sono e sarò sempre straniero in Giappone. Tuttavia mi sono sempre sentito molto a mio agio e penso che ci sia una buona accettazione nel dojo. Molte persone mi conoscono da anni e anche allenarsi insieme è connessione.

Mi ricordo quando stavo praticando Tozume una volta, Ishido sensei chiede al suo allievo Morishima sensei (ora anche 8° dan) di mostrarmi quale sarebbe stato il kata nella realtà.è stato molto impressionante, conoscere quanto siamo lontano da un livello come quello…può essere motivante, anche se un po’ frustrante

In che modo kendo, iaido e jodo hanno influenzato il tuo percorso nel budo?

Penso che in realtà non sia così importante quale disciplina pratichi, ma più l’atteggiamento verso essa. Per me tutto ha qualcosa in comune, vale a dire lo spirito del budo.

In che modo gli stili di insegnamento giapponesi differiscono dal modo in cui insegni in Occidente? 

Prima di tutto, l’incredibile conoscenza ed esperienza di Ishido sensei fa la grande differenza. Unico!!!

Ho visto in giappone che le persone devono affrontare le stesse difficoltà che abbiamo in occidente. e ci sono diversi livelli.Nel corso degli anni ho adottato i migliori metodi da ovunque. Penso che in generale non ci sia veramente molta differenza.

Quando hai iniziato a insegnare e ti piace lavorare con gruppi specifici di studenti, come bambini, competitori o adulti?

Ho iniziato per primo a praticare iaido nel nostro dojo e sono uno dei pionieri dello iaido in Svizzera, ho da sempre imparato e contemporaneamente insegnato.

Non faccio differenze nell’insegnamento. Ogni individuo è una sfida con se stesso.Certo insegnare e allenare la nazionale è tutta un’altra sfida, ma comunque è sempre divertente.

Pensi che lo iaido sia cambiato nel corso degli anni? 

Non penso che lo iaido sia cambiato. è più una questione di nuova generazione, stile di vita e atteggiamento verso iai e budo


Com’è una tipica lezione di iaido per te? 

Di solito inizio con alcuni kihon perché trovo che la base sia il fondamento di tutto.Poi proseguo con seitei o koryu a seconda del gruppo. Quando ci sono degli esami da fare o delle gare, allora punterò su questo.

Pensi che i praticanti non giapponesi possano veramente capire la filosofia dietro lo iaido?

Non so se capiremo mai realmente l’intera cultura e filosofia.Il problema inizia già dal fatto che la lingua non sia molte volte correttamente tradotta, oppure non si possa proprio tradurre bene. Allora tante cose si perdono.Ma possiamo ancora provare ad avvicinarci nel miglior modo possibile.

Qual è la tua visione sul futuro dello iaido in Europa?

Vedo un buon sviluppo. La generazione più giovane sta facendo veloci progressi. Ci sono sempre più partecipanti di grado superiore.

Tuttavia, in generale, non c’è più un forte interesse per il budo come una volta.Secondo me l’aumento dei nuovi partecipanti è in calo. Spero che questo cambierà.

Quali consigli daresti ai principianti? 

Prima di tutto dico sempre di divertirsi con quello che si fa, che è la cosa più importante. Tutto il resto si troverà con il tempo


C’è qualche insegnamento particolare che ti piace trasmettere ai tuoi studenti? 

Gioia dello iai e fiducia in se stessi.

Hai una storia divertente sullo iaido da condividere?

Il seminario a Brighton, credo fosse il 2009.

Avevo appena passato il mio godan e la sera mi siedo a tavola con i miei colleghi e Morita sensei. La maggior parte erano studenti di Jikiden.

Improvvisamente mi ha detto: “oggi hai superato l’esame, vero?” Risposi di sì.

Dopo questo, Morita sensei ha detto “bene, domani mattina alle 6:00 vieni all’allenamento di khion con i miei allievi fuori dal campus”.

Quindi ho dovuto/mi è stato permesso di andare con circa altri 6 studenti a praticare kihon all’aperto la mattina presto sotto la guida di Morita sensei 

Poco prima delle 7:00 gli altri sensei arrivavano e stavano andando a fare colazione, ridevano tutti.

Ci è stato permesso di fermarci alle 7:00, con l’inizio ufficiale dell’allenamento alle 9:00.

L’ultima frase del sensei è stata prima che ci abbia permesso di uscire: “comunque il dojo è aperto dalle 7:00”