Home Blog Page 122

Perché si deve trattare bene la saya?

0

Mi è venuto in mente di fare un piccolo articolo sull’importanza di usare bene la mano sinistra nello iaido.
A parte il fatto di poter lavorare meglio sul sayabiki, sull’estrazione e su un sacco di motivi tecnici, esistono anche motivi economici che possono avere una certa importanza. Sì, avete letto bene, motivi economici! Di seguito andrò a spiegarvi il perché.
Una sbadataggine della mano sinistra può costare l’integrità della saya, con i conseguenti costi legati alla necessaria riparazione, e/o sostituzione. Comprarne una di ricambio su Tozando costa 150 dollari, più la spedizione, la dogana ecc. ecc., quindi stiamo parlando di circa 200 dollari e dobbiamo avere la fortuna di trovare la saya che vada bene per la nostra spada, ma purtroppo non sempre è così.

(perdonate la foto sulla tovaglia, ma stavo valutando gli ingenti danni dell’esempio che stiamo usando!)

La seconda opzione è ripararla da sé, se si ha un minimo di manualità e qualche amico è fattibile ma richiede numerosi passaggi.
Andiamo ora ad analizzare i passaggi necessari a riparare una saya.
Per prima cosa, per riparare decentemente una saya rotta come quella della foto, dobbiamo pensare di sostituire il koiguchi, nelle saya commerciali solitamente è di plastica o solo di vernice. Questo ci permetterà di avere una robustezza decisamente migliore della bocca della saya, robustezza che abbiamo perso con la rottura. Io preferisco cambiare il koiguchi con dei koiguchi tradizionali in corno (sul sito di Tozando per avere una saya con koiguchi in corno si devono aggiungere 109 dollari).
Quindi, si deve procedere all’acquisto di un pezzo di corno da cui ricavare il koiguchi, dopodiché si deve creare sulla saya l’incastro per il koiguchi ed adattare i due in modo che combacino, il tutto mediamente richiede, se si è fortunati e non ci sono intoppi, circa 4 ore di lavoro per la parte interna.

A questo punto, per una rottura come quella evidenziata sopra, conviene staccare il pezzo rotto e procedere con un incollaggio totale, terrà sicuramente molto di più che provare a colare del collante sulla parte crepata, oppure se la saya è solamente crepata lungo il bordo si deve procedere ad allargare lo spacco ed incollare le parti.
Una volta che la saya è incollata e abbiamo montato il koiguchi nuovo, si inizia a scartavetrarla tutta per prepararla alla nuova verniciatura. Mentre si fa questo conviene andare a stuccare tutte le ammaccature che sicuramente saranno presenti sulla saya. Questa operazione mediamente richiede altre 6/8 ore di lavoro.

Una volta che anche questa parte è conclusa, ecco che entrano in gioco le amicizie e le conoscenze.
Nel mio caso un caro amico, Enzo, che fa il carrozziere e molto gentilmente si è prestato a fare la parte più problematica del lavoro. Ovviamente non è una laccatura tradizionale, ma anche in Giappone oramai solo pochissimi artigiani laccano, il resto delle saya è verniciato con vari tipi di vernici a spruzzo.
Per questa riparazione ci siamo affidati ad una vernice per auto a base d’acqua nera, su cui poi sono state date 4 mani di trasparente in modo che la vernice si fissasse e formasse uno strato duro e resistente. Su richiesta del proprietario, in questo caso, alla prima mano di trasparente sono stati aggiunti dei glitter oro e azzurri in modo da rendere un po’ più “civettuola” la saya in questione, e che ricordano la finitura tradizionale con conchiglie macinate. Si possono usare diverse finiture, nelle foto ho inserito anche foto di un’altra saya appena finita di riparare con colori decisamente più “vistosi”. A volte può essere necessaria un’ulteriore rifinitura.
Ed ecco il risultato finale, ovviamente non è un risultato di livello professionale, ma poco ci manca, anzi forse la verniciatura sarà più resistente di quella originale.

Andiamo ad analizzare gli ipotetici costi di una riparazione:
– Corno: 25 euro
– Cartavetro e varie finiture: 10 euro
– Vernice nera: 30/50 euro kg
– Glitter oro e azzurri: 18 euro
– Trasparente bicomponente: 160 euro kg
– Olio di gomito e manualità: non conteggiabili.
Ovviamente il prezzo della vernice del trasparente e dei glitter non è da prendere in esame così come indicato, in quanto si fanno un certo numero di saya, almeno 4, con un kg (…poi solitamente l’amico carrozziere ce li regala).

Bastano come elenco di validi motivi per usare il meglio possibile la mano sx?

Claudio Zanoni, 6 dan renshi

Da Torino a Lucca: iaido e amicizia

0
Regaldi Bonacina Akitsukai

Se dovessi descrivere in una sola parola il soggiorno lucchese, sarebbe “ritemprante”.
Il clima d’amicizia, collaborazione e passione che abbiamo respirato, sia nel dojo che nei momenti goliardici, ha riscaldato il cuore e permesso di vivere la pratica con una dedizione scevra da ogni interferenza. L’insegnamento che se ne ricava è importante quanto spesso ignorato: sostenersi ed aiutarsi, accettando i difetti e promuovendo i pregi dei compagni di pratica, porta il dojo ad avere una marcia in più. L’esempio è eclatante: i ragazzi di Lucca, senza avere un grado superiore al 4° dan in sede, risultano sempre praticanti di ottimo livello nelle competizioni e negli esami.
Lo stressante “modus vivendi” del terzo millennio tende a far dimenticare quanto fondamentale sia spendere il proprio tempo per coltivare i rapporti personali. Le arti marziali tradizionali, con il loro bagaglio di etichetta che impone il rispetto di un modello di comportamento, ci invitano ad imparare come si creano relazioni personali positive, e come queste siano linfa vitale per la crescita di ogni individuo. Il maestro che ha un buon rapporto con l’allievo comunicherà più efficacemente con lui, così come due parigrado che sapranno ascoltarsi troveranno giovamento dal reciproco sostegno.
Grazie quindi ad Anna, Alessandro, Rosita e Stefano per averci accolto così calorosamente ed aver condiviso con noi momenti preziosi.
Buona pratica a tutti,

Pierluca Regaldi, 4 dan

Appena finito il CIK Taikai, Alessandro ci ha invitati ad allenarci insieme all’Akitsukai Lucca, questa estate. Siamo riusciti ad organizzarci per la settimana dopo Ferragosto. L’esperienza è stata molto speciale, caratterizzata soprattutto da un’atmosfera armoniosa e coinvolgente, la sensazione di essere fra amici davvero felici di trascorrere del tempo in gruppo. Abbiamo messo in comune le nostre esperienze, cercando di lavorare per prepararci in vista dei prossimi esami (Pierluca e Anna stanno preparando il loro quinto dan, Alessandro il quarto e Rosita il terzo) e degli imminenti campionati europei (ai quali, chi in veste di competitore e chi come team manager, prenderemo tutti parte). L’invito dell’Akitsukai mi ha onorata, ammetto che inizialmente ero un po’ timorosa – tengo molto al rispetto dell’etichetta marziale, e alla mia prima esperienza fuori dal Kiryoku per me era prioritario non mancare in alcun modo di rispetto ai senpai toscani. Fortunatamente, presto ogni remora è stata superata e c’è stato spazio solo per la gioia di studiare insieme. Ho fatto del mio meglio per ricordare tutti i consigli che ho ricevuto nel tempo dai sensei e cercare di riportarli fedelmente, almeno a parole, siccome posso fornire solo l’esempio di un inesperto sandan. Sono stata grata per ogni indicazione ricevuta sulla mia pratica all’Akitsukai Lucca. Ringrazio di tutto cuore Anna Rosolini, Alessandro Natali, Rosita Giovannetti e Stefano Teani per i bei momenti che abbiamo trascorso nella splendida Toscana.

Chiara Bonacina, 3 dan

L’ultima settimana di ferie ha visto l’arrivo a Lucca di Chiara e Pierluca: il taikai di luglio aveva stuzzicato il loro desiderio di visitare questa parte della nostra bella regione e ora hanno avuto l’occasione per realizzare il desiderio. Come sempre “fissati” nel nostro amore per lo iaido abbiamo approfittato per chiedere loro di fare qualche allenamento insieme, avendo avuto l’autorizzazione per questo dai sensei Danielle e Claudio. Chiara e Pierluca si sono dimostrati molto disponibili e in questo modo siamo passati dai due allenamenti concordati a farne tre! Il caldo, in quella settimana ancora notevole, non ci ha scoraggiati (ma d’altra parte ci attendeva la birra post-allenamento!).
La cosa principale da sottolineare, prima ancora della pratica, è stato il piacere di avere due persone (più Iron!) che ci sono carissime a condividere con noi qualche giornata. È stato molto bello stare insieme in modo tranquillo, godendoci la vacanza e la compagnia. I nostri maestri mettono spesso in evidenza questo aspetto della pratica: la possibilità di conoscere persone con cui si condivide una cosa, lo iaido, che ci appassiona profondamente. Ogni occasione per passare un po’ di tempo insieme è sempre preziosa. In altre situazioni magari potrebbe apparire improbabile stare in modo così sereno con persone con una tale differenza di età (Chiara e Pierluca hanno l’età dei miei figli…) ma in questo caso è una cosa perfettamente naturale e spontanea.

Dal nostro punto di vista, gli allenamenti si sono rivelati molto utili: l’allenamento fra pari, come più o meno è stato in questa circostanza, fa condividere le difficoltà che affrontiamo insieme perché siamo, grosso modo, allo stesso punto della pratica e incontriamo, grosso modo, gli stessi ostacoli. Nel nostro piccolo dojo l’allenamento fra pari è abituale: anche chi ha meno anni di pratica è sollecitato a offrire, quando possibile e in modo garbato, suggerimenti anche a chi ha iniziato un po’ prima. All’inizio del primo allenamento questo ha forse un po’ bloccato Pierluca e Chiara, molto attenti a evitare commenti che potessero apparire come critiche. Con il procedere dell’allenamento questa leggera tensione è sparita e la pratica è proseguita in modo molto sereno e armonioso, con un ulteriore dimostrazione del fatto che spesso un suggerimento, un commento, su un punto magari già sottolineato da noi, espresso in altro modo da un’altra persona magari può risultare più efficace.
In vista dei prossimi importanti impegni (Europei ed esami prossimi per quasi tutto il dojo) le osservazioni attente e puntuali di Pierluca e di Chiara sono state preziose. Spero che per loro sia stato altrettanto utile fare lo sforzo non solo di indicare il punto da migliorare, ma fornire il suggerimento per migliorare. Nella nostra esperienza anche questo è un modo per crescere.

Anna Rosolini, 4 dan, per l’Akitsukai Lucca

L’intelligenza inclusiva

0
Iaido Campionato 2105 Castenaso (Bo)

Un dojo è composto da tutte le persone che vi praticano, e tutte le persone interagiscono fra loro creando legami e generando, con le loro azioni, conseguenze.
Le dinamiche del gruppo sono sempre delicate e difficili.
Anche se pratichiamo Iaido e lo scopo finale della nostra pratica è “la ricerca della perfezione come esseri umani” (Kendô-no Rinen), non possiamo che notare quanto questo sia un ideale splendido ma di difficile raggiungimento. Col tempo, nei gruppi, si nota che affiorano i comportamenti sociali abituali, anche se siamo dentro ad un dojo e pratichiamo una disciplina come lo iaido che spinge all’osservazione.
Se si guarda con attenzione si nota che si può – inconsapevolmente o consapevolmente – agire in due modi. Uno di essi è la maniera esclusiva, che non tiene in considerazione le conseguenze, magari a lungo termine, di quello che stiamo dicendo o dell’esempio che stiamo fornendo e che rischia di creare delle retro-azioni con effetti controproducenti. Alcuni esempi di pensiero esclusivo si sentono esprimere con una certa frequenza: “il problema sono gli altri”; “lui/lei è speciale, è come noi”; “il nostro Maestro/scuola sono diversi/migliori”; “non ascoltare quello che ti dicono loro, noi facciamo cose diverse”, “questo insegnante si ma questo no”; “ il nostro iaido è diverso”. A me è capitato molte volte di sentire affermazioni simili. Tendenzialmente sono più semplici, apparentemente più gratificanti e ci tolgono dalla responsabilità personale.
In alternativa, possiamo usare un atteggiamento inclusivo, che prevede una visione più sistemica e complessa del mondo che ci circonda e uno sforzo maggiore da parte nostra. Vuol dire saper cogliere le diversità e saperle valorizzare con pensieri del tipo: “è diverso da me ma questo può produrre ricchezza ed essere interessante”; “un confronto fra diverse interpretazioni è sempre interessante” .

Stage Muso Shinden Ryu Torino 2015

Se pensiamo ad un dojo è chiaro che gli insegnanti sono i primi a dover scegliere se agire in un modo o in un altro. Ma poiché il sistema di relazioni, se si superano le 5/6 persone, diventa complesso, anche le azioni di tutti i componenti del dojo possono influire sul clima, sulla volontà di progredire, sulle motivazioni, sull’atmosfera generale che si respira in un dojo. I senpai, per esempio, sono parte integrante di questi aspetti.
Nella pianificazione strategica aziendale si parla sempre di più di analisi dell’inclusione e di capacità di creare obiettivi di tipo inclusivo. Per questo si cerca di studiare le capacità di intelligenza relazionale delle persone ponendo il focus sulle relazioni fra gruppi e persone.
Anche all’interno di un dojo bisognerebbe chiedersi quali sono i nostri obiettivi e se i nostri atteggiamenti ci aiutano a raggiungerli, se stiamo creando un sistema di relazioni che ci aiuterà a progredire, se pensiamo che anche la crescita altrui sia un vantaggio complessivo oppure no.
Non è semplice, prevalgono spesso gli atteggiamenti abituali di tipo egoico ma, poiché ci alleniamo a cercare la perfezione del gesto e dell’essere umano, potrebbe valere la pena di allenare contemporaneamente la nostra mente dirigendola verso intelligenze ed azioni di tipo inclusivo.
Come sempre, possiamo capire dai risultati dell’insieme delle persone che compongono il gruppo se la cosa sta funzionando oppure no.

Danielle Borra, 7 dan kyoshi

Intrecci

0

Guardando il telaio e gli arazzi della moglie del nostro ospite a Budapest, mi viene in mente quanto scriveva la Mancinelli: la vita è come un arazzo composto dall’intrecciarsi di tanti fili quante sono le relazioni che abbiamo nel tempo.
Anche la vita nel dojo o nello iaido potrebbe essere descritta in questo modo. Nel tempo si incontrano molte persone e si hanno relazioni di natura e durata diverse. Alcune sono come fili coloratissimi e luminosi, a volte ci donano una macchia di colore nel nostro arazzo per poi svanire lievi, altre volte continuano a rendere brillante l’intreccio. Altre sono come fili di materiale prezioso che continuano ad arricchire la trama. A volte i fili cambiano colore e consistenza nel tempo in un mutare continuo di situazioni. Alcune hanno colori scuri ma contribuiscono comunque a dare profondità o a far risaltare i colori a cui si affiancano.
L’intreccio è in continuo divenire. Anche in questi due giorni a Budapest nuovi fili si stanno aggiungendo, altri stanno continuando a formare colori e disegni.
E mentre guardo sfilare davanti al finestrino della macchina questa bellissima città, penso all’arazzo della mia vita di iaido. Tutti i fili sono importanti perché determinano la trama e il disegno ma, poiché siamo umani, alcuni hanno nel cuore un posto speciale.

Per il libretto delle dediche di F.C.

Danielle Borra, 7 dan kyoshi