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ZNKR Jodo Kihon Kurogo sensei e Shiiya sensei

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jodo kihon

Per la rubrica GioJo, dedicata al Jodo, quest’oggi voglio proporvi un video fondamentale per tutti i praticanti di Jodo.

Kurogo sensei e Shiiya sensei dimostrano i 12 Kihon (tecniche di base) del ZNKR Jodo.

Ricordo che i 12 Kihon possono essere praticati da soli (Tandoku dosa) o, come in questo caso, a coppie (Sotai dosa).

Questi i nomi dei Kihon:

  • Honte Uchi
  • Gyakute Uchi
  • Hiki Otoshi Uchi
  • Kaeshi Zuki
  • Gyakute Zuki
  • Maki Otoshi
  • Kuri Tsuke
  • Kuri Hanashi
  • Tai Atari
  • Tsuki Hazushi Uchi
  • Dobarai Uchi
  • Tai Hazushi Uchi (lato sx/dx)

Buona visione.

Hagakure: citazione e commento (11)

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hagakure

La cosa essenziale nel parlare è quella di non parlare affatto. Quando pensi che puoi fare a meno di parlare, è meglio che tu stia zitto. Quando invece è necessario parlare, è bene dire poche parole con giudizio. Quando uno parla senza fare attenzione a quello che dice, finisce per essere disprezzato e abbandonato da tutti.

Yamamoto Tsunetomo, Hagakure XI,125 (trad. L. Soletta)

Scrivere sull’importanza del silenzio è probabilmente già in sé una forma di contraddizione. Del resto, può darsi che anche scrivere rientri nel campo delle situazioni in cui la parola si rende necessaria. Tsunetomo ci sorprende con un’affermazione non immediatamente comprensibile: La cosa essenziale nel parlare è quella di non parlare affatto. Forse saremmo portati a pensare che la cosa essenziale nel parlare sia in effetti, e banalmente, il parlare stesso. Ma non è così. Esattamente come non ci sarebbe musica se tutte le note fossero suonate insieme, così è necessario fare silenzio perché possa avvenire un dialogo, e sia dunque possibile la comunicazione. Le pause sono necessarie alla musica almeno quanto le note.

Scegliere di commentare un passo come questo espone necessariamente chi scrive ad un rischio. È facile cadere in moralismi e banalità quando si commenta un testo parenetico come questo. Il rischio di voler potenziare l’imperativo del testo, facendogli da eco in un commento, quasi a volergli dare ragione, finisce sempre per tradirne l’esegesi e per rendere poco credibile l’esortazione che esso propone.

Per questa ragione, non vi dirò che a volte è meglio tacere e misurare le parole. Lo sapete da voi.

Invece, ho l’impressione che questo passo crei una fruttuosa analogia tra la vita relazionale e quello che apprendiamo mediante la pratica dello iaidō. Si sa che uno degli obiettivi più importanti consiste nel vincere con la spada nel fodero. Questa affermazione non suona meno paradossale di quella di Tsunetomo sul rapporto tra parola e silenzio, ma vive della medesima necessità.

Esattamente come una spada non ancora estratta, anche il nostro silenzio può comunicare qualcosa.
Ci sono diverse ragioni per cui non si può estrarre una spada e altrettante per non pronunciare una sola parola. Alcune di queste motivazioni sono positive, altre negative. Certo, non si può vincere alcuno scontro soltanto per il fatto di non voler estrarre la spada. Nella maggior parte di quei casi, si verrebbe unicamente uccisi. La spada necessita di essere estratta, esattamente come la parola deve essere pronunciata.
Tuttavia, la spada, come la parola, richiede di non essere estratta né per rabbia né per paura, né tanto meno per gonfiare il proprio ego. Eppure, esattamente come un silenzio autorevole, o la pausa degli strumenti durante un concerto, la spada che non è ancora estratta, ma promette di esserlo, è capace di tenere alta la tensione di chi osserva, di chi ascolta.

Sarebbe un errore pensare di poter estrarre la nostra spada frettolosamente per dimostrare al nostro avversario di essere pronti a combattere. Più si avanza nello studio più ci si accorge come le fasi preliminari, con la spada ancora nel fodero, quando il silenzio carico di attese non è ancora interrotto la fischio possente del taglio, siano le più importanti.

La parola chiave, sia che si tratti di parlare, sia che si tratti di spada, è sempre l’attenzione. E quanto sia facile perdere questa attenzione, credo lo abbiamo sperimentato tutti quanti nelle nostre vite, come esseri umani prima ancora che come praticanti. Credo che prendersi un po’ di tempo per tornare a riflettere sulle implicazioni di questi silenzi qualitativamente alti, possa permetterci di ascoltare meglio anche la nostra pratica, le nostre parole.

10 segreti per vincere le gare – 9

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Zanoni vincere una gara di iaido
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Nono segreto:

la spada 

Ed eccoci al 9°, un altro segreto che ritengo fondamentale è l’acquisto della spada giusta, all’inizio della mia pratica non avevo idea di cosa significasse, la cosa principale che guardavo era l’estetica. Devo dire di essere stato fortunato in quanto tutti miei iaito provengono dal Giappone e non mi sono mai imbattuto in “putrelle” europee o Cinesi.

La scelta della spada è soggettiva, ovviamente, ma molte volte i miei allievi, o anche persone che incontro, dopo aver provato il mio iaito mi chiedono quali sono le caratteristiche o dove lo ho acquistato.

Innanzitutto io non amo le spade troppo pesanti, il peso deve aggirarsi tra gli 800 ed i 900 grammi massimo per me e per la mia altezza (178 cm.)  la spada deve essere lunga 2.45. Fino a questa misura anche con lame standard il peso rimane distribuito in modo corretto e le spade sono molto equilibrate, parliamo di Iaito ovviamente, le shinken hanno pesi diversi ma anche equilibratura diversi.

Dopo aver usato  la spada di Ishido Sensei per il mio esame da 6° dan, che aveva lo tsukaito in pelle, tutte le mie spade e quelle di Danielle hanno l’impugnatura in pelle, la presa delle mani migliora tantissimo anche quando siete nervosi, come può succedere in uno shiai, e avete le mani sudate (meglio la pelle di maiale dice Igarashi!).

Da quando sono in commercio mi trovo molto bene con gli Iaito Custom di Tozando, ma ultimamente ho provato degli Iaito di Igarashi San e sono molto validi. Anche dall’Europa è possibile ordinare spade di ottima qualità attraverso Nine Circles (che ha da poco aperto un nuovo branch europeo), che offre una selezione di iaito sia di Tozando stessa, che di Igarashi San.

Quindi cercate di avere una spada che vi dia fiducia e che sia facile da usare per voi, se poi volete potete come me cambiare la tsuba con una antica ed  il sageo con quello che più vi aggrada, ma l’importante è che riusciate a tagliare e gestire la spada in ogni parte del Kata.

Ogni tanto inoltre  sarebbe utile praticare con spade di lunghezza diversa e peso diverso, più lunghe e più pesanti, in modo da avere ancora più confidenza quando usate la vostra.

Discorso completamente diverso se parliamo di Shinken! Alla 5° o 6° shinken che cambiavo cercandone una simile alla Bizen che avevo comprato per Danielle  diversi anni fa e di cui sono profondamente innamorato, 4 anni fa Danielle mi disse” facciamo così tieni tu la mia spada ed io tengo la tua così smetti di comprarle e venderle in continuazione” e da quel giorno non l’ho più lasciata.

Jodo, footwork per Kuritsuke

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jodo footwork kuritsuke

Kuri Tsuke è una delle 12 tecniche di base (kihon) del Jodo e si ritrova in molti kata.

Abbiamo già visto il lavoro dei piedi per Honte Uchi e Gyakute Uchi.

Adesso, vediamo la stessa simulazione per Kuritsuke, nel kihon Tandoku Dosa.

Da tsune-no-kamae, si divarica di un passo a sinistra il piede sinistro, si prende con la mano sinistra in posizione rovesciata il josaki (presa gyakute), e, nel momento in cui si spinge il piede destro lungo la diagonale destra – avanti rispetto al sinistro, si sistemano le mani in modo che la loro distanza reciproca eguagli la larghezza delle spalle e si solleva il Jo al di sopra della testa.

Mentre si sferra il colpo, facendo un grande cerchio con il Jo davanti al corpo e bloccando la spada dell’avversario, si fa un passo in diagonale verso destra.

Poi con il piede destro si fa un mezzo passo avanti a sinistra e si assume la postura di kuritsuke.
(Si pratica kuri tsuke ripetendo in continuazione questi movimenti).

Dopo aver sollevato il Jo al di sopra della testa e dopo aver sferrato il colpo, l’altezza a cui si trovano i fianchi rimane fissa, né più in alto, né più in asso.

Ecco un esempio di Kuritsuke.