TORINO, GIUGNO 1983

Pochi giorni prima dell’esame di maturità, il membro interno avverte con fare solenne: «Ragazzi, sia chiaro. Per la prova scritta d’Italiano basta un errore di ortografia, di grammatica o di sintassi e il gioco è fatto. Il contenuto potrebbe anche essere un capolavoro, ma la valutazione sarà invariabilmente un “non classificato”, senza possibilità di appello.»

Immediatamente si scatena tra noi la psicosi, in tutte le sue varianti, di tempi, modi, elisioni e troncamenti.

Dubbi ritenuti ormai superati, o forse solo sopiti, sembrano improvvisamente riprendere vita reclamando la propria parte di giusta preoccupazione.

L’attenzione di tutti si sposta ora dal cosa al come, e le velleità creative dei più secchioni cedono inconsciamente il passo a obiettivi di più basso profilo.

La parola d’ordine diventa una sola: bando all’eloquio, meglio non rischiare.

LUCCA, GIUGNO 2026

Primo seminario di Iaido in Italia con un rappresentante della famiglia Ishido.

Tanti insegnanti appartenenti alla linea, tanti praticanti, tanta attesa.

Kotaro Sensei apre il seminario con una lunga introduzione volta a sottolineare, in modo inequivocabile, l’importanza imprescindibile della correttezza formale in tutte le espressioni della pratica.

L’intera mattinata del primo giorno del seminario viene così dedicata all’esame dei Chakuganten di ciascuno dei 12 Kata di Iaido presenti nel manuale federale.

Al termine di ogni spiegazione, la totalità dei presenti viene coinvolta, alcuni nel ruolo di praticanti, tutti gli altri in quello di arbitri.

L’esercizio proposto consiste nel basare la propria valutazione unicamente sul criterio della correttezza dei punti chiave, senza lasciarsi ingannare da altri fattori, in questo contesto fuorvianti.

I nostri Kata sono forme estremamente complesse di combattimento ritualizzato, dove elementi sottili quali scioltezza, ritmo, distanza, consapevolezza dello scenario, percezione dell’avversario immaginario giocano un ruolo indubbiamente determinante.

Ma non dobbiamo mai dimenticare che lo Iaido della Zen Nippon Kendo Renmei è stato concepito, almeno inizialmente, come uno strumentodidattico volto ad assicurare l’apprendimento, da parte dei praticanti di Kendo, delle tecniche di base del maneggio della spada vera.

In questo contesto, prendendo a prestito e riadattando un celebre detto, risulta evidente che “non è bello ciò che è bello, è bello ciò che è giusto”.

Durante questo seminario, ho praticato con grande concentrazione e intensità, ma un angolo della mia mente è stato in qualche modo occupato da ricordi e nostalgie lontani, perché in questo stesso mese di tanti anni fa, già qualcuno mi aveva fatto notare che non si può ambire alla scalata di vette vertiginose con passo malfermo.

Strane coincidenze, o forse no.

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