IL KORYU E IL CONCETTO DI FAMIGLIA
Il Maestro Ishido spesso spiega il concetto di famiglia nel budo. Si capiscono le sue parole se si guarda in particolare al Koryu e se si pratica Koryu sotto la sua guida.
Quando decidiamo di fare Koryu seguendo una determinata linea di insegnamento stiamo entrando in una famiglia dove i collegamenti sono stretti e dove ci sono segnali di appartenenza e di riconoscimento reciproco.
È un impegno che ci prendiamo e che dovremmo rispettare.
Prendendo a prestito le parole dello scrittore Fabio Genovesi possiamo paragonare la famiglia di sangue con un albero; invece la famiglia allargata di cui stiamo parlando è come una foresta con molti alberi che si espandono e le cui radici si toccano e si fondono a creare un intreccio solido e duraturo, un intreccio che ci lega al passato ma ci apre davanti infinite possibilità proiettate nel cielo dove arrivano le fronde dei nostri alberi.
Nel Budo c’è un’origine e il riconoscimento del Maestro ci lega a quell’origine anche se viviamo lontani nel tempo e nello spazio. Praticare Koryu senza questo collegamento è come cercare di creare un albero senza le sue radici.
Danielle
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L’IMPORTANZA DI KORYU
In questi ultimi anni, verosimilmente grazie all’avanzamento nella pratica e ad una maggiore conoscenza (seppur insignificante) dei vari aspetti dello Iaido e al ruolo di Coach della Nazionale, mi sono trovato diverse volte a riflettere sull’importanza dello studio di Koryu.
È un argomento già trattato e di cui si discute spesso all’interno del nostro movimento, ma secondo me se ne sottovaluta ancora un po’ il significato, soprattutto per quanto riguarda l’insegnamento.
Partendo dal presupposto che la nostra conoscenza di Koryu sarà sempre insufficiente rispetto ai Maestri giapponesi, come abbiamo modo di apprendere direttamente ogni volta che viene spiegato un kata o un semplice movimento, dobbiamo fare del nostro meglio affinché lo studio della propria scuola venga tramandato di generazione in generazioni in maniera onesta e precisa e che si dia la possibilità di imparare.
Partecipando agli eventi in Europa, anche solo, oppure ai Campionati Europei, spesso vediamo come alcuni praticanti abbiano una conoscenza e una pratica più corretta e profonda di noi, in maniera più o meno trasversale in tutti i gradi. Questo è un gap che credo sia importante colmare, ma non solamente per le competizioni, ma proprio per una maggiore completezza del proprio Iaido.
Studiare bene koryu porta innumerevoli vantaggi, a livello basico anche solo nell’utilizzo del proprio corpo. Per questa ragione, credo sia importante, come stiamo facendo nel nostro dojo da un po’ di tempo, ad esempio, e come sostengono anche i Maestri giapponesi, iniziare ad insegnare i rudimenti dei kata di Scuola antica anche ai gradi più bassi.
Tanti anni fa c’era un po’ l’abitudine di aspettare il 3° dan, circa, per iniziare ad approcciarsi a questo mondo, mentre cominciare lo studio anche solo dopo 1 anno dall’inizio della pratica, a lungo termine penso possa portare molti più vantaggi.
Koryu permette di imparare a muovere il corpo in maniera totalmente diversa rispetto a Zen Ken Ren, come sappiamo, e ciò può facilitare quindi l’apprendimento di quest’ultima, perché non lasciamo che i movimenti siano perennemente i medesimi, ma diamo la possibilità al corpo stesso di uscire dagli schemi e provare, seppur in maniera certamente errata, cose diverse e nuove. Questo perché se imparo, con calma, un kata della seconda serie di Muso Shinden ryu, ad esempio, altri movimenti di Zen Ken Ren potranno risultare più facilmente assimilabili proprio per una minore (in teoria) complessità.
Anche l’utilizzo della spada ne potrà giovare, si pensi alla diversità di tagli e quindi a tutti i modi di sperimentare tenouchi presenti in Koryu. Ciò potrà servire per imparare sempre meglio l’utilizzo della katana ed entrare nelle complessità profonde dei vari kata, apprendendo concetti chiave come kikentai no ichi e il Riai.
È quanto ho sperimentato direttamente su di me in questi anni, ma anche vedendo recentemente alcuni compagni di pratica in Italia: aprendo la finestra su un nuovo mondo posso conoscere nuove cose ma anche ciò che ho già visto all’interno della mia “stanza” (Zen Ken Ren) potrà assumere una luce e un colore diversi.
È bene, credo, partecipare il più possibile alle poche occasioni che si presentano durante l’anno per praticare koryu, siano seminari o allenamenti in dojo o, per i più fortunati, direttamente in Giappone dal proprio Sensei di riferimenti, che come noto, apre a mondi fino a quel momento inesplorati, proprio per quella immensa conoscenza a cui noi europei verosimilmente non potremmo mai accedere.








