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Ed eccoci al secondo segreto:

valorizzare i nostri punti di forza

Non so perché ma definirli segreti mi fa sorridere. Non credo esistano segreti ma solo tanta voglia e tanta volontà, voglia di credere di potercela fare e perseveranza, cercare di analizzare quello che si sbaglia, quello che manca, quello che si deve migliorare.

Il secondo segreto riguarda la parte tecnica. Dobbiamo cercare di capire se abbiamo qualche cosa nella nostra pratica che sia eccellente, che ci permette di dimostrare una parte tecnica brillante. Come dicevano sempre i Maestri Hopson e Mansfield ci sono due tipi di arbitri, quelli che si limitano a  contare gli errori e quelli che pur guardando gli errori ammirano le cose belle, le cose che impressionano.

Anche in questo caso devo ringraziare una persona che purtroppo non è più tra noi, Il Maestro Chris Buxton. Durante i primi campionati Italiani e all’inizio delle competizioni in Italia ho avuto la fortuna di fare diversi seminari con lui e con altri Maestri Inglesi ma con lui c’è stato subito un feeling particolare.

Ricorderò sempre che durante un seminario precampionato, mentre mi preparavo alla competizione Chris si è avvicinato e mi ha detto “Claudio it’s all ok, but….. there isn’t salt” manca sale.  Ci ho messo un po’ a capire come applicare questa osservazione. Chiaramente  un embu, una gara, devono comunicare qualcosa a chi guarda e agli arbitri in particolare, ci deve essere un contenuto che emoziona in qualche modo. Da allora ho provato a capire se ci fosse una componente della mia pratica che potevo far diventare un punto di forza. Nel 2003/2004 pensai che la velocità poteva essere una chance e mi sono allenato tantissimo, per esempio, al cambio di ritmo tra il secondo taglio ed il terzo di Sanpogiri fino a realizzarlo ad una velocità più alta dell’abituale. 

Quindi individuate una cosa che fate molto bene e poi studiate il modo di renderla eccellente, siate “flescianti” in quel momento per gli arbitri. Se riuscite ad abbagliarli con la vostra tecnica speciale non riusciranno a vedere più nulla, o meglio vedranno quanto succede ma avranno negli occhi il ricordo della vostra  tecnica o del vostro kata eccellente… e questo aiuta ad avere la bandierina del colore giusto. 

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l’Aneddoto

Ricordo che a Bologna durante il Campionato europeo dove per la prima volta applicai il cambio di ritmo nel 7° kata  il mio amico Magotti mi disse “ma tu e Danielle ve le studiate a tavolino queste tattiche”, forse allora non ero pienamente consapevole di cosa stavo cercando di fare ma in effetti ci avevo pensato molto e ci ho lavorato per altrettanto tempo.

Claudio Zanoni

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L’aspetto psicologico

in questo secondo punto, si entra in un’altra caratteristica fondamentale per ottenere la migliore prestazione possibile, vale a dire far leva sui propri Punti di Forza. Essi indicano le abilità fisiche, tecniche e mentali che un atleta sa di possedere ai fini di una prestazione d’eccellenza. Tutti quanti ne abbiamo almeno qualcuno, e come dice Claudio, è importante riconoscerli e soprattutto, all’interno di una competizione, farli notare a chi ci osserva.

E’ chiaro che lo Iaido non si può e non si deve ridurre a questo, ma pensandoci meglio, imparare a conoscere meglio se stessi, con le proprie capacità e i propri limiti soprattutto, non è altresì il fine ultimo anche di un’arte marziale? In questo specifico caso, riportiamo solamente tale discorso ad un contesto di gara, in cui può esser utile far leva sulle proprie certezze e sui punti di forza, imparando ad usarli, e cercando di gestire invece i nostri punti critici, provando a ridurre al minimo gli inevitabili errori.

Andrea Cauda

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