Durante il regno del signor Katsuhige alcuni vassalli erano assunti al suo servizio fin da giovani, senza discriminazione di stato sociale. Un giorno in cui era di servizio Shiba Kizaemon, il signor Katsuhige, dopo essersi tagliato le unghie, gli ordinò: «Buttale via», ma Kizaemon, dopo averle prese nella sua mano, rimase fermo, senza neppure alzarsi in piedi. Allora il signore gli disse: «Perché non ti alzi?» Kizaemon rispose: «ne manca ancora una». Il signore raccolse l’unghia che era rimasta nascosta e disse: «Eccola qui», e la diede a Kizaemon. 

Yamamoto Tsunetomo, Hagakure VII, 21 (trad. it. L. Soletta) 

Questo curioso aneddoto mi ha fatto riflettere su quanto la cultura giapponese differisca, rispetto a quella occidentale, nell’approccio a molte situazioni. Con questo non voglio dire che nel mondo occidentale manchi la cura del dettaglio o più in generale l’attenzione verso le piccole cose; mi vengono in mente le straordinarie pitture fiamminghe del XVII secolo, o la perfezione anatomica delle sculture di Bernini. 

Tuttavia il tema qui non è tanto la cura di un dettaglio che, sotto un profilo estetico, abbellirebbe una data realtà, fosse anche un’azione umile come il raccogliere le unghie del signore.  In effetti, ciò che colpisce è proprio l’apparente irrilevanza dell’ultima unghia tagliata e non ancora raccolta dal giovane vassallo. Il Signor Kizaemon non si era affatto accorto che mancasse un’unghia nella mano del suo servitore, e possiamo ragionevolmente ipotizzare che non se ne sarebbe accorto nemmeno in un secondo momento. Dunque il problema non consiste nell’apparenza o nel valore estetico della raccolta di quella minuscola unghia tagliata. 

Il punto è portare a compimento un’azione in tutte le sue componenti. 

Ora, per quanto quest’idea possa sembrare assurda, e tutto sommato dare prova di una certa rigidità mentale, in realtà esprime molto bene una componente fondamentale nella comprensione e nello studio del kata in quanto tale. 

Quando nella pratica del budo eseguiamo un kata, ci viene fondamentalmente detto di eseguire una serie di movimenti. La nostra tendenza, in quanto esseri umani, è quella di comprendere la forma osservandola e cercandola di imitare mediante i movimenti del nostro corpo. Già questo passaggio implica un certo di approssimazione, dovuta al fatto che tra l’osservazione di un movimento e la sua esecuzione c’è una differenza che coincide con la profondità di pratica di chi esegue. Del resto, fin qui sarebbe tutto normale. 

Invece, spesso in quanto occidentali, tendiamo a comprendere l’intera pratica del kata in termini generali, ovvero approssimati. Quante volte si sente dire frasi come “l’importante è il risultato”, “non mi interessa la forma, ma la sostanza”? Ebbene, se Shiba Kizaemon avesse ragionato in questi termini, non si sarebbe fermato per cercare l’ultima unghia, e dunque non avrebbe adempiuto al dovere verso il suo signore. 

Fuor di metafora, nella pratica dei kata ci viene spesso ripetuto che è necessario portare a termine un’azione prima di poterne iniziare un’altra. Ad esempio, iniziare il proprio taglio con il kissaki sotto l’orizzontale, significa tralasciare il movimento di furikaburi previsto nell’esecuzione del kata

Ad un occhio disattento, o inesperto, questo potrebbe sembrare un dettaglio irrilevante ai fini dell’azione di taglio, ma non lo è affatto. Per questa ragione, almeno nella pratica del budo, credo che l’aneddoto di Shiba Kizaemon e del signor Katsuhige abbia molto da insegnarci.

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