Ed eccoci qua, ad un anno e 4 mesi di distanza dai campionati di Bologna del 2020, fatti pochi giorni prima dello scoppio della pandemia. In questi mesi molto è cambiato, ma non la voglia di allenarsi e mettersi in gioco. Non nego che non ci siano stati giorni altalenanti e che a volte mantenere alta la motivazione è stato difficile. Per quanto fondamentali, gli allenamenti in casa via zoom non sono la stessa cosa e creano disagi anche al resto delle persone con cui vivi. Piccolo aneddoto, alla notizia di poter ricominciare ad allenarsi in palestra, la persona più felice in casa fu mia moglie che esordì con un bel: ‘Finalmente il salotto torna ad essere un salotto!’

Ma veniamo ai due giorni di campionato a Modena, giorni intensi e molto, ma molto caldi. Come l’anno prima siamo partiti il venerdì per non arrivare già sfatti alla gara. Il viaggio insieme ai senpai (Andrea, Pier e Chiara) è sempre bello, istruttivo e pieno di aneddoti e pettegolezzi. Inoltre è un’ottima occasione per conoscersi meglio, soprattutto per me che sono sempre riservato in dojo.

Sabato inizia presto, fa caldo, ma all’aperto non sembra. Tutto cambia entrati nel palazzetto, sembra di entrare in un forno. Saluto di gruppo e ci si divide in due gruppi, da una parte l’allenamento della nazionale, dall’altra il seminario arbitrale. L’allenamento della nazionale è tranquillo, si eseguono i kata e si fanno mini prove di gara senza mai esagerare, il caldo è intenso. Nel mentre ci chiedono di tirare per permettere agli arbitri di fare pratica, ad iniziare dai Kyu. Sono il primo a tirare e nonostante l’agitazione va molto bene e questo mi dà fiducia.

Finito l’allenamento, pranzo leggero e all’una iniziano le gare con il solito format. Prima i gradi alti che andranno ad arbitrare e poi si parte da noi principianti a salire. L’inizio è ottimo: due bronzi ed Andrea in finale. Tocca a me, ho una grande chance, con due vittorie vado direttamente in semifinale. Sono più sicuro dell’anno scorso, mi sento più preparato ed ho tanta voglia di rifarmi (a Bologna sono uscito subito senza vincere neanche una bandierina). Questa volta va bene, 3-0 e 2-1 e sono in semifinale. Dall’altro lato c’è Alberto ed anche lui passa le pool. Anche le altre pool dei nostri vanno bene, Calin passa e così Chiara. Agli scontri diretti Alberto esce, questo lascia un po’ tutti stupiti, aveva tirato bene, ma l’arbitro chiama un goghi e la vittoria va all’avversario. Ci chiediamo perché e l’unica cosa a cui penso è vendicare la sua sconfitta: infatti sarà il mio avversario. Purtroppo non è così, perdo il noto su morotezuki, ma cerco comunque di fare gli altri due kata al meglio, magari i giudici non ne terranno molto conto. Non basta e perdo 2-1. Sono arrabbiato, potevo vincere l’incontro, ma ho sbagliato. Mi tolgo le ginocchiere, tanto ho finito, è inutile tenere quelle morse sudaticce sulle ginocchia. Per fortuna, quando torna la calma mi ricordo che ho ancora un appuntamento importante, l’esame! Il resto della competizione procede bene, Andrea oro, Calin argento e Chiara bronzo. L’incontro in semifinale di Chiara con Carlo (MMK) è uno spettacolo, forse il più bello della giornata, sono sicuramente due esempi da prendere in considerazione. L’unica pecca, il risultato.

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Foto by Alessio Rastrelli

L’esame passa in un lampo, dopo tutto il giorno a tirare, la tensione è sparita e l’unica cosa a cui fare attenzione è non sbagliare i kata. Per fortuna per il 1° dan basta fare le cose giuste con la giusta calma. Non sbaglio e l’esame è superato.

La domenica è la giornata della gara a squadre. L’anno scorso fu una delle cose più divertenti e coinvolgenti da vedere e vivere, e quest’anno ho l’onore di poter gareggiare. Passiamo la pool per primi, se non con qualche e grosso brivido, ma la semifinale e la finale vanno via in un lampo, i senpai sono bravissimi e l’oro è vinto. Di tutti i campionati, la gara a squadre è forse la più bella, emozionante e coinvolgente. Mi sarebbe piaciuto fare un incontro in più, ero incredibilmente carico e rilassato, ma bisognava vincere. In ogni caso sono felice che la bandierina vinta nel mio unico incontro, seppur perso, sia servita alla squadra per vincere la pool.

Il resto della domenica è riservata agli esami dei gradi più alti che vanno molto bene, 4 promossi su 5. 

Di questi campionati a Modena mi rimarranno tanti bei ricordi: il viaggio, la gara, la squadra e nuove amicizie (ho conosciuto due bravissime persone e iaidochi come Carlo e Diana del dojo MMK), ma anche qualche delusione. E non dimentichiamoci del caldo 😉

Essere ai campionati è incredibile, sembra di essere in una grande famiglia allargata dove si gioisce per le vittorie altrui e si rimane delusi quando i propri compagni non ce la fanno. Ma quando il campionato passa, quello che resta è la voglia di ricominciare ad allenarsi per far ancora meglio l’anno dopo.

Marco Lassalle

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Bergamasca, laureata in Scienze Filosofiche, studia Copywriting e si occupa di scrittura per il web. Appassionata di giochi di ruolo, letteratura e animali. Pratica iaido dal 2012, fa parte della Nazionale Italiana dal 2013, è diventata allenatrice nel 2021 e sta seguendo il corso per ottenere la qualifica di arbitro.
Nato a Catania nel 1991, laureato in Ingegneria delle Telecomunicazioni, lavora come Software Engineer presso aziende americane. Oltre la tecnologia, nutre una profonda passione per le arti marziali, praticando Karate per 8 anni e successivamente, dal 2016, Iaido.
Ho iniziato a studiare iaido nell'ottobre 2018. Mi sono avvicinato a questa disciplina un po' per caso. Sono appassionato di manga giapponesi, ne ho letti molti e il mio personaggio preferito è Zoro di One Piece. Ciò che mi ha colpito di più di questa disciplina è vedere come gesti apparentemente semplici sono in realtà i più complessi da eseguire correttamente perché spesso corpo e mente non agiscono all'unisono e per cambiare ciò servono tanta pratica e perseveranza.

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