I NOMI DELLE COSE: DIVAGAZIONI SUL TEMA
Un viaggio della mente.
Andare per nomi, digressioni, collegamenti, associazioni di idee.
Allontanarsi dalla strada maestra dello strettamente necessario.
Perdersi per i sentieri del piacevolmente secondario.
Ritrovarsi.
LA SUPERFICIE
Fatta eccezione per il secondo e il quarto kata, le prime otto forme del Seitei Jodo si rifanno alla prima serie (Omote) dello Shinto Muso Ryu.
Il termine Omote significa superficie, quello che si vede dal di fuori, senza andare in profondità; per estensione, esso rappresenta anche ciò che si può mostrare al mondo esterno, il segreto trasferibile, accessibile a tutti.
Studiare i primi kata del Seitei significa quindi apprendere i rudimenti dell’arte: corrette manipolazioni del Jo, posture, tempi, distanze, zanshin.
Siamo nella fase assolutamente iniziale della pratica, quella dello studente alle prime armi, dove la ripetizione conta, paradossalmente, più della comprensione.
Per apprendere veramente, non bisogna desiderare di sapere di più.
- Tzukizue – Il bastone da passeggio
La prima forma racchiude sempre in sé ciò che non si dovrebbe mai dimenticare: che il bastone, prima ancora di essere un’arma, è stato concepito come sostegno, appoggio. - Suigetsu – Il plesso solare
Una forma brutale, la prima creata da Shimizu Sensei nel tentativo di diffondere la sua arte proponendo tecniche dirette ed immediate.
Tempo, distanza, angoli: un meccanismo perfetto scatenato contro un punto vitale che sorprende e non lascia scampo.
Ma il Jodo non è annientamento, è controllo.
Ecco allora la seconda parte del kata, un’elegante concessione all’arte del taglio della spada e del bastone. - Hissage – Ritirare
La terza forma implica sempre un salto di qualità, sia a livello tecnico che concettuale.
‘E così fin dall’inizio, con quella guardia nascosta, ritirata appunto, che costituisce un invito all’avversario a farsi avanti e attaccare.
Un movimento non agevole arresta tutto questo e si giunge ad un awase, termine che implica il concetto di fusione ed armonia.
Il bastone ora non è più un oggetto della vita quotidiana, ma un’arma che osa l’inconcepibile: opporsi ad una spada, strumento perfetto, concepito – questo sì, invece – soltanto per uccidere.
Una sospensione, una pausa.
Una lotta per il centro che nessuno può vincere.
Bisogna cambiare qualcosa, ma il rischio è altissimo perché, solitamente, prendere l’iniziativa equivale a perdere tutto.
Una delle strategie vincenti del Jo è creare la distanza, portando il tachi sul terreno sfavorevole dell’attacco su due passi.
Torna ancora, quindi, il concetto di ritirarsi per offrire un bersaglio invitante al quale il tachi non possa resistere.
Hissage è un kata insidioso che sa di imboscata. - Shamen – Il piano inclinato
L’altra forma creata appositamente da Shimizu Sensei per la polizia di Tokyo.
Concettualmente, questo kata non si discosta dal suo compagno: anche qui la risposta del Jo prevede un attacco ad un punto vitale.
Varia però la strategia, perché qui occorre mostrare la capacità di uscire dalla linea di taglio del tachi che ora riesce a portare a termine la propria tecnica.
L’attacco, portato alla tempia, vede il jo assumere una posizione inclinata rispetto al piano orizzontale, da cui il nome del kata. - Sakan – L’affondo a sinistra
La guardia ostentata, quasi plateale, in cui Shidachi pare offrire tutto se stesso, è in realtà tatticamente interessante, poiché la posizione del Jo sopra la testa riduce le opzioni di attacco di Uchidachi alla sola stoccata che, come dice il nome del kata, viene portata partendo dal suo fianco sinistro.
Per il resto, questa forma impetuosa vede il tachi cercare lo spazio necessario per sottrarsi alla carica aggressiva e serrata del jo. - Monomi – Stare all’erta
La guardia è morbidamente appoggiata, in attesa.
Un chiaro invito all’attacco per un avversario incauto in cerca di facili opportunità.
Poi, tutto avviene in un soffio.
La lieve rotazione del corpo in senso antiorario, seguita dall’altra in senso contrario, per dare respiro ad un ampio movimento circolare del jo che contiene in sé tante cose:
- intercettare il tachi durante la sua fase discendente, il Go no Sen che si trasforma in Sen no Sen;
- tagliare la linea mediana di Uchidachi: il jo che si trasforma in tachi;
- impedire un ulteriore attacco: il taglio che si trasforma in controllo.
Angoli, tempi, distanze: la quintessenza del budo armato riassunta in una singola, mirabile tecnica.
- Kasumi – La foschia
La guardia chiusa, arroccata, diversa da tutte le precedenti.
Protegge, certo, ma anche ostacola la visuale.
Shidachi, dietro il suo fragile riparo, scruta attentamente davanti a sé come chi, avvolto nella nebbia, tenta di individuare forme, colori, figure in movimento.
Ogni cosa ha il suo prezzo. - Tachi otoshi – abbattere il tachi
Si racconta che tradizionalmente questo kata – il primo della serie Omote – fosse l’unica forma insegnata ai principianti nei loro primi anni di pratica.
La cosa sorprende, in quanto Tachi otoshi non include certo tecniche di base adatte ai neofiti.
Forse si trattava piuttosto di un metodo, spietato ma efficace, per mettere alla prova la loro determinazione ad apprendere quest’arte.
Le tecniche restano, i tempi cambiano.
LA TERRA DI MEZZO
A partire dal nono kata, e per i due successivi, la sequenza del Seitei attinge alle forme del livello intermedio (Chudan) dello Shinto Muso Ryu.
Le tecniche si fanno varie, vigorose, a tratti veementi.
Cambiano i ritmi, si comprimono le distanze.
L’esplorazione di nuovi orizzonti richiede ora una maggiore precisione e fluidità di esecuzione da parte del jo, unita ad una più profonda maturità del tachi.
Siamo nell’insidiosa fase intermedia della pratica, quella del quarto/quinto dan, dove è facile perdersi senza fare più ritorno.
- Rai uchi – il saettare della folgore
In Rai uchi, il Jodo si fa pura imitazione della potenza della natura: una violenta scarica elettrica concentrata in un punto.
Da sempre, questo fenomeno terrificante ha ispirato il linguaggio figurato per indicare, soprattutto come termine di paragone, gran velocità, impeto, azione rapida, avvenimento improvviso.
Contro il Jo che si fa fulmine e il kiai che si fa tuono, Uchidachi non può fare altro che arrestarsi e arretrare sconfitto. - Seigan – dritto agli occhi
L’incipit del kata è diverso da quelli precedenti.
Entrambi i contendenti avanzano – Shidachi nella più naturale delle guardie, Uchidachi con il tachi nell’obi – in quello che sembra un incontro casuale lungo un sentiero.
Nulla fa presagire lo scontro imminente.
Poi, improvvisamente, succede qualcosa.
Forse è Uchidachi a mostrare un’intenzione di attacco, portando la mano sulla tsuka, ma tutto avviene talmente in fretta che la sua potrebbe essere, invece, la naturale reazione a un’esplosione di Shidachi: sono momenti, questi, nei quali la distinzione tra i principi del Go no sen, Sen no sen e Sensen no sen si fa esoterica, per cui diventa difficile stabilire esattamente chi fa cosa e quando.
In ogni caso, l’azione/reazione di Shidachi è un attacco che, portato inizialmente al volto di Uchidachi – da cui il nome del Kata – termina sul suo plesso solare, con il duplice effetto di bloccare sia la sua avanzata sia l’estazione del tachi.
A questo punto, lo spazio si fa claustrofobico, con Uchidachi costretto ad arretrare per riuscire ad estrarre, spinto all’indietro dalla minaccia di un colpo mortale al suo fianco.
Un improbabile, ultimo, tentativo di attacco alla mano più esposta di Shidachi viene prontamente evitato con il solo spostamento del bersaglio che ha veramente del temerario.
Poi, dopo un attimo di sospensione in Hasso no kamae che sembra durare un’eternità, arriva la conclusione di Shidachi al plesso solare del suo avversario, un attacco fermo ma tutto sommato pietoso, che domina senza uccidere. - Midaredome – fermare il caos
L’elemento di novità introdotto da questo kata risiede nella sua stessa lunghezza, che lo rende un ponte tra tutte le forme precedenti e il successivo Ranai.
Midaredome è un kata dall’andamento impetuoso, quasi fosse scandito dal suono di un tamburo.
Un letale attacco al fianco, ormai quasi concluso, viene bloccato da un attacco al volto e, per un istante, l’azione si arresta meravigliosamente in un momento di superbo Aiuchi.
Un successivo attacco alla testa, portato da distanza ravvicinata, viene assorbito e restituito con altrettanta energia da una tecnica di Makiotoshi.
Un nuovo tentativo di attacco viene bloccato questa volta sul nascere da un’entrata diretta di Shidachi sulla stessa linea di taglio.
Midaredome è il kata dove Shidachi, grazie alla sua supremazia assoluta, riesce a domare la volontà di attacco di Uchidachi, portandolo alla ragione e vincendo il caos.
UNA REALTA’ SEPARATA
Nello Shinto Muso Ryu, Ranai costituisce da solo, cosa più unica che rara, un livello di apprendimento: il suo studio approfondito segna il passaggio definitivo dalla fase intermedia a quella avanzata della pratica.
Nel koryu, questa forma resta sostanzialmente la stessa nelle sue varianti con la spada lunga (odachi) e corta (kodachi), per rammentare a Shidachi che il Ma-ai non è influenzato dalla lunghezza della lama del suo avversario.
- Ranai – caos e armonia
Arrivati a questo punto, ci troviamo in una dimensione completamente differente, che include e supera tutto quello visto fino ad ora.
In Ranai, Shidachi non si oppone più al caos per tentare di contenerlo, ma si unisce ad esso in una favolosa armonia.
Le tecniche fluiscono, vigorose ma leggiadre, con scambi continui di iniziative, allontanamenti e riunioni, squilibri ed equilibri ritrovati.
È una danza, dove il vigoroso rullo di tamburi ha lasciato il posto ad un valzer viennese che accompagna i due contendenti, quasi rapiti nelle loro movenze piene di grazia ed eleganza.
Se correttamente eseguito, Ranai è veramente una gioia per gli occhi di chi vi assiste.
RITROVARSI
A nulla vale il perdersi senza il giusto ritrovarsi.
Occorre avere sempre ben presente che il nostro Seitei, pur nella sua genialità didattica, costituisce una semplice raccolta selezionata e rappresentativa, l’antologia di un sapere infinitamente più ricco e complesso, quello del koryu.
Immergiamoci pure, di tanto in tanto, in quest’universo segreto pieno di fascino e mistero, ma facciamolo con la giusta cautela e il dovuto rispetto di chi si affaccia ad un qualcosa che non è sicuramente per tutti.












