Porsi degli obiettivi

Ormai da diversi anni leggo e mi interesso molto di crescita personale, ovvero un insieme di pratiche volte al miglioramento della propria persona e alla scoperta (e successiva coltivazione) delle proprie capacità. Per la prima volta mi sono imbattuto su questo termine durante lo studio matto e disperatissimo all’università, quando superare Analisi I, II, III sembrava semplicemente impossibile. A quel tempo non avevo un metodo di studio strutturato, procrastinavo molto e mi abbattevo quando fallivo l’ennesimo esame.

In seguito, l’applicazione di poche semplici tecniche volte a migliorare il mio approccio allo studio, non solo mi rese molto più semplice la vita universitaria, ma successivamente mi aiutò anche nella ricerca di un lavoro e in altri vari ambiti della mia vita, incluso lo studio dello iaido.

In qualsiasi processo di crescita, il primo passo è quello più importante: porsi degli obiettivi. Molto spesso vedo compagni di pratica che vengono in dojo solo perché ormai è un appuntamento settimanale, praticando senza un vero scopo definito. È vero, l’obiettivo ultimo dello Iaido è quello di migliorare la persona, ma senza dei checkpoint intermedi risulta difficile tracciare i progressi fatti e sistemare, eventualmente, la rotta.

In una disciplina come la nostra possiamo parlare di 2 tipi di obiettivi: strutturali e personali.

Gli obiettivi strutturali sono quelli imposti dalla disciplina stessa: il sistema kyu/dan ad esempio.

Gli obiettivi personali, invece, sono quelli che fissiamo noi stessi: riuscire ad eseguire correttamente (per il nostro livello) un determinato kata, un determinato taglio (cough cough do in sogiri cough cough) o rispettare determinati chakuganten. O ancora, riuscire ad entrare nella squadra nazionale o arrivare a medaglia in un determinato taikai.

Questo tipo di obiettivi, per quanto arbitrari e variabili da persona a persona, devono però avere una caratteristica comune: devono essere realistici. Porsi degli obiettivi utopistici, infatti, contribuirà a farci scoraggiare ed alla lunga potrebbe avere effetti molto negativi.

Ad esempio, essendo un 2dan, avrebbe pochissimo senso per me dire “entro un anno voglio fare iaido come Zanoni sensei!!!!!!”.

Al fine di utilizzarlo come caso di studio, diciamo che il nostro obiettivo, in ogni caso realistico, sarà quello di entrare a far parte della squadra nazionale.

Una volta posto un obiettivo realistico, il passo successivo, per quanto banale, è quello di perseguirlo. I soli obiettivi servono a ben poco. Anzi, fissare degli obiettivi e non perseguirli non farà altro che aumentare la nostra frustrazione quando ci renderemo conto di non averli raggiunti.

Il nostro obiettivo però, così com’è, risulta ancora essere molto lontano. Quello che possiamo fare è inserire degli step intermedi che ci guideranno sulla via del suo perseguimento.

L’inserimento di questi step intermedi ha una doppia funzione: rendere più strutturato il percorso in modo tale da non perdere la rotta e ottenere un feedback loop più immediato. Infatti, per obiettivi a lungo termine, potrebbe risultare difficile renderci conto se stiamo procedendo “bene” o “male” e al tempo stesso potremmo scoraggiarci vedendo che il nostro obiettivo resta molto distante. Porsi degli step intermedi e completarli, inoltre, ci permette di raggiungere dei piccoli successi che contribuiranno a renderci sempre entusiasti durante il percorso. 

Dato l’obiettivo che ci siamo posti, questi step possono essere cose come:

  1. allenarsi di più
    • non mancare mai agli allenamenti in dojo
    • aggiungi degli allenamenti regolari a casa, oltre a quelli in dojo: come spiegato brillantemente da Alessio, la pratica libera favorisce l’apprendimento attivo, fondamentale per la nostra crescita. 
    • partecipare a quanti più seminari/allenamenti/gare possibili: come detto più volte qui sul blog, uscire dal proprio dojo ed entrare in contatto con altri praticanti è un’incredibile opportunità di crescita
  2. “studia” e ottieni quante più’ informazioni e consigli possibili
    • parlare del tuo obiettivo con senpai e sensei: avendo molti più anni di esperienza di te, c’è una buona probabilità che loro abbiano già affrontato e superato i “problemi” che ti sei posto davanti, quindi parlarne con loro può essere molto utile
    • ricercare materiale su altri siti/blog: Ji Ri Ichi, “teoria e pratica sono uniti” 🙂 
  3. studiare gli embu di altri praticanti su youtube: per quanto in video si perda molto del contenuto di un embu, guardare e riguardare video di altri praticanti più avanti di noi può essere molto utile, specie se unito all’apprendimento attivo di cui al punto 1 

Infine, degno di ogni sistema complesso, il processo per raggiungere un obiettivo non è quasi mai lineare ma è pieno di alti e bassi, contornato da qualche fallimento. Nonostante l’accezione negativa comunemente attribuita a questo termine, è spesso attraverso il fallimento e il riconoscimento dei nostri limiti che possiamo trovare nuovi stimoli e porre obiettivi nuovi per rendere sempre fresca e mai noiosa la nostra pratica.

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