COLPO AL CUORE
di Cristina Gioanetti
Una delle decisioni migliori di quest’estate è stata sicuramente quella di partecipare, con i miei maestri ed alcuni compagni del dōjō, al seminario che si è tenuto ad inizio agosto ad Eindhoven, in Olanda.
Finalmente, dopo tutte le infinite restrizioni dovute alla pandemia, è stato possibile organizzare un evento su larga scala con la partecipazione dei sensei giapponesi oltre a quelli europei.
In questo seminario la quantità di settimi dan era impressionante ed anche la delegazione giapponese era molto nutrita, cosa a cui eravamo un po’ disabituati. Ci sono stati molti momenti che resteranno impressi nella mia memoria: innanzitutto gli abbracci nel ritrovare compagni ed amici che non vedevo da tempo; poi aver avuto spunti da tanti maestri – il che è sempre utile per arricchire la conoscenza e la pratica; infine, come sempre accade in queste situazioni, aver fatto nuove amicizie anche grazie all’organizzazione di un taikai in cui si capitava con persone scelte in modo totalmente casuale e che, diversamente, non si sarebbero incontrate.
Ma quello che mi è arrivato dritto al cuore e che resterà per sempre fra le cose più belle di tutta la mia vita nello iaido, è stato un piccolo discorso fatto da Ishidō Sensei. Il maestro ha ringraziato tutti quelli hanno partecipato e poi ha fatto un’osservazione sul concetto di famiglia. In un istante le sue parole mi hanno trasportata in un’epoca passata in cui i samurai dovevano spesso viaggiare fra le città più importanti per compiere i loro uffici e le famiglie stavano mesi senza vedere i propri cari. Noi non abbiamo più shōgun e daimyō nelle maniera dei guerrieri del periodo Edo, ma qualcosa che nel tempo resta immutato per qualunque generazione e qualsivoglia contesto è l’aspetto della famiglia. Ho trovato commovente che Ishidō Sensei esprimesse gratitudine alle nostre famiglie e ci abbia ricordato di fare altrettanto una volta tornati a casa. “Ringraziate i vostri cari per avervi permesso di essere qui” – ha detto. D’altra parte ha sottolineato che l’impegno da parte nostra di condurre queste attività e continuare a praticare va fatto con lo spirito di proteggere la nostra famiglia, esattamente come facevano gli antichi guerrieri.
Con questo discorso ho sentito che anche quel gruppo radunato lì, a modo suo, rappresenta una grande famiglia e questa appartenenza mi ha dato la sensazione di essere nel presente migliore possibile. La poesia delle parole del maestro si sono scavate un posto nel cuore e le conserverò come nutrimento per la mia pratica e per la mia vita.
Cristina Gioanetti

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