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Dojo’s Café – kabocha

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Dojo-Cafe Cucina Giapponese

Quattordicesimo appuntamento con la cucina giapponese.

Halloween è alle porte e questo è il periodo della Zucca. Per questo motivo Cristina ci parlerà di kabocha.

Dojo’s Café

Il titolo della ricetta è kabocha no nimono.

Dosi:
1/2 kg zucca hokkaido
Un pizzico di sale
250 ml dashi
1 cucchiaio di zucchero
2 cucchiai di sake
1 cucchiaino salsa di soia
Un pezzetto di zenzero

La mente del Samurai, citazione e commento (1)

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Kumazawa_Banzan

Molto tempo fa, c’era un uomo che aveva fatto dell’elmo e dell’armatura il suo guanciale e della montagna e del prato la sua casa per trent’anni, e oltre ad essersi distinto più volte si era anche realizzato nella Via del guerriero. Quando i giovani seguaci si incontravano, invitavano quel vecchio e ascoltavano le storie sulla Via del guerriero. «Non ho tutto il merito che dice la gente» diceva lui. «Fin da giovane ero gentile e rispettoso, e così sono risultato simpatico agli altri. Per questo godo di una buona reputazione. Il significato ultimo della marzialità è la gentilezza d’animo e il rispetto.» In qualsiasi attività, quando arrivi al massimo, sei vicino alla Via.

Kumazawa Banzan (1619-1691), in T. Cleary (ed), Training the Samurai Mind: a Bushido Sourcebook, Shambala, Boston (MA) 2008. [ed. italiana: La mente del Samurai, Mondadori, Milano 2009, p. 53]

Quando mi sono imbattuto in questo passaggio di Kumazawa Banzan, non ho potuto fare a meno di pensare alla realtà degli incontri di iaido a livello nazionale e internazionale. Ricordo con grande affetto il senso di accoglienza e novità che provai al primo stage che frequentai: all’epoca non conoscevo nessuno e temevo di essere fuori posto rispetto a tutte quelle persone ben più esperte di me, e invece tutti quanti si dimostrarono gentili e molto attenti nei miei confronti. 

È davvero bello conoscere nuove persone che condividono le nostre stesse passioni e seguono un sentiero di crescita comune, e ancora di più sapere di ritrovarle magari dopo alcuni mesi ad uno stage o ad una gara. Tutto questo può sembrare banale, ma non credo lo sia; anzi, sono sempre più persuaso del fatto che questi aspetti relazionali giochino un ruolo centrale nella crescita marziale di ciascun praticante. 

Credo occorra fare un passo indietro e chiederci che cosa renda effettivamente “bella” l’esperienza di incontrare quelle stesse persone lungo gli anni della pratica. Si potrebbe rispondere semplicemente mediante il concetto di amicizia: ci frequentiamo per un certo periodo, e diventiamo amici e amiche. Ottimo, ma cosa costruisce e precede questa amicizia lungo il tempo di frequentazione?

La gentilezza e il rispetto sono giudicati da questo antico autore nipponico come il vertice delle arti marziali e in qualche modo anche il terreno comune della Via per eccellenza. Credo non sia un caso che proprio mediante queste categorie costruiamo legami di fiducia reciproca e aiuto. Senza dubbio siamo più propensi ad ascoltare la correzione o il consiglio di qualcuno nel quale riponiamo fiducia, che non di qualcuno che desti la nostra antipatia. Questa considerazione finisce quindi per impattare sulla nostra reale capacità di crescita anche sotto il profilo tecnico: chi si isola e non comunica inevitabilmente perde importanti occasioni di controllo e sviluppo, e, sul lungo periodo, anche un ottimo iaidoka tende ad accumulare errori e interpretazioni personali poco efficaci, capita a chiunque. C’è dunque un nesso tra la nostra capacità di coltivare relazioni sane e la nostra crescita marziale. Con questo, naturalmente, non si vuole dire che chi non pratica arti marziali non sia in grado di curare le proprie relazioni, né che chiunque raggiunga un alto livello di pratica automaticamente acquisisca questa capacità. 

La realtà è senza dubbio più complessa, ma, come ho detto, esiste una relazione tra i due ambiti. Il fatto di essere gentili e disponibili con le altre persone influisce sull’immagine che gli altri hanno di noi, e questo può essere determinante all’interno di una disciplina che, al contrario di quanto alcuni potrebbero credere, è tutt’altro che solipsistica e anzi esige un continuo confronto con maestri e altri praticanti. Per questa ragione, anche lo spazio dei saluti prima dell’inizio degli stage o delle competizioni, o anche le cene che si organizzano dopo le dure giornate di pratica fanno parte del cammino di crescita nella disciplina. Non si tratta semplicemente di buona educazione o di saper stare in società, piuttosto di coltivare la gentilezza come habitus mentale non distinto dalla pratica che eseguiamo in dojo con la spada. È vero, esistono persone più o meno portate a ciò per indole o educazione, ma la buona notizia è che la gentilezza e il rispetto si possono allenare. A pensarci bene, anche la pratica assidua di reiho vive della medesima convinzione, e può a buon diritto essere trasposta nel modo in cui ci relazioniamo reciprocamente.

La nazionale di Iaido

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La Nazionale di Iaido

Novarello 11 settembre 2021

Quest’estate è stato un susseguirsi di successi sportivi italiani com’è noto a tutti. Non ho visto molte partite o gare olimpiche. In compenso ho letto molti articoli successivi alle vittorie. Sempre venivano sottolineate alcune cose: il lavoro costante e continuo e la forza del gruppo in particolare negli sport di squadra ma anche in quelli individuali dove si ritiene comunque importante l’apporto armonico e il sostegno di tutti. Si sa che dietro ad un atleta c’è comunque uno staff che concorre all’ottenimento del risultato, ma anche la vicinanza di amici e colleghi di disciplina che sono un supporto importantissimo.

Guardando la nazionale di iaido che si è allenata a Novarello in preparazione dei Campionati Europei, ripercorrendo le mille difficoltà di quest’ultimo periodo e pensando anche agli anni passati, non posso che osservare che questo gruppo è un esempio di quanto di positivo viene raccontato dagli sport olimpici e anche dalle nazionali di sport ben più strutturati e remunerativi di quanto non sia lo iaido.

In seno alla nostra nazionale esiste una coesione di fondo che nasce dal coltivare un impegno comune e dal sostenersi reciprocamente indipendentemente dal grado, dall’età o dalla scuola d’appartenenza. 

Tutto ciò si trasforma in amicizia, a volte questa rimane confinata nell’ambito del gruppo di iaido, ma è comunque un legame importante che con grande piacere si rinnova ad ogni occasione d’incontro, e molto spesso va oltre i confini della disciplina praticata. Certo le frequentazioni non sono molte anche per problemi di logistica, arrivando i nazionali dai quattro angoli dell’Italia, tuttavia ci sono anche quelle. 

Ciò che si avverte è la capacità di lavorare in armonia e con coesione e gran parte del merito è ed è stato di chi nel tempo ha avuto l’onere di gestire il team. 

Sono membro di questo gruppo da oltre dieci anni e posso affermare senza tema di smentite, che gran parte dell’affiatamento e dell’armonia che si riscontra nel collettivo è dovuta all’approccio adottato dai vari CT che si sono susseguiti e che mai si sono posti nei confronti del gruppo come “Maestri latori del verbo”, ma sempre come praticanti che aiutano a vedere ed a correggere eventuali errori sempre nell’ottica di una rigorosa lettura del manuale della zenkenren. 

In una disciplina che molto spesso ho visto cadere nella logica de “il mio Maestro è meglio del tuo”, Theo, Claudio ed oggi Andrea hanno sempre saputo gestire la pratica collettiva senza mai nulla imporre. Questo modo di porsi, al di la della correttezza formale, ha permesso la piena integrazione da parte di tutti i membri del gruppo, inclusi quei praticanti in cui più forte è il senso di appartenenza ad una determinata scuola o ad un determinato Maestro.

È indubbio che almeno una parte della predisposizione dei nostri atleti a salire sui podi è dovuta proprio a questi aspetti ed all’atmosfera di serenità e collaborazione che consente di ottimizzare e finalizzare l’impegno di ciascuno e di tutti.

Poi certamente ci sono le capacità individuali che regolarmente emergono anche nelle competizioni nazionali, ma che, ritengo, se malamente gestite non arriverebbero ad esprimersi ai livelli cui siamo, permettetemi di dirlo, abituati.

Il vero risultato è quindi questa serenità ed armonia che si vede nel gruppo storico della nazionale e che si espande come un onda verso i nuovi del gruppo allargato coinvolgendoli e rendendo questi allenamenti faticosi sì, ma sempre coinvolgenti e produttivi. Alla fine della pratica tutti hanno ricevuto qualcosa e forse qualcosa hanno dato agli altri.

Trovo emozionante vedere questa bella dinamica di gruppo. E’ una cosa che fa allargare il  cuore essendo garanzia per il futuro. Ma soprattutto che permette a tutti, vecchi e nuovi, giovani e vecchi di progredire e crescere sulla Via.

Ho volutamente parlato di “sport”, pur nella consapevolezza che lo iaido è qualcosa di differente e forse di più, ma alcuni valori importanti legati all’impegno, al duro lavoro, alla capacità di superarsi sempre e con costanza, alla capacità di agire in armonia con gli altri, li condividiamo con qualsiasi disciplina, sportiva e non, che richieda coinvolgimento, passione ed impegno.

Mezzolara 16 ottobre 2021

Tra due settimane esatte si sarebbero tenuti a Belgrado i Campionati Europei di iaido.

Non ci saranno. 

Per la seconda volta la pandemia ha impedito l’organizzazione dell’evento.

Questo era già noto da settimane, eppure oggi, la nazionale che per quell’evento ha lavorato per tutta la stagione e rispettando un calendario già fissato, era presente per praticare, ma soprattutto per praticare assieme.

Il gruppo quidi, non solo ha mostrato un immutato impegno spostandone semplicemente il traguardo al prossimo anno, ma ha mostrato un affiatamento tra i singoli ed un livello di amicizia che come già detto, va al di la della semplice condivisione di una passione.

Poche, ma da tutti condivise, le parole di Andrea al termine della pratica: “Siamo la Nazionale e continueremo a prepararci al meglio per ben figurare nei prossimi Campionati Europei, ma la cosa che ritengo più importante è che da questi incontri ciascuno di noi riceva qualcosa su cui lavorare e ragionare, per la crescita del proprio iaido.”

Mi piace ricordare anche ciò che ci diceva Claudio in vista della competizione: “Non vi chiederò mai di vincere, ma di fare del vostro meglio.” 

Questi pensieri credo siano la sintesi più rappresentativa dello spirito che ci lega e col quale interpretiamo il nostro approccio al lato sportivo della disciplina: migliorarsi collaborando.

… infine, la sera, nulla di meglio che salutarci e darci appuntamento al 2022 con un bel Sayonara Party ricco di sapori e di risate … c’eravamo ancora tutti! 

Stage ed Esami di Jodo a Castenaso, Ottobre 2021

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jodo-castenaso-2021

Castenaso, si riparte anche col Jodo, viene organizzato il seminario con Esami, peccato sia solo fino a 4° dan, ma almeno c’è un seminario con esami. 

Questa pandemia secondo il mio punto di vista ha ridotto leggermente i ranghi dei praticanti in tutti i settori ma nel jodo la mia paura è che questa riduzione sia ancora più alta. Già la disciplina in se non ha numeri eclatanti ma al seminario Cik sabato e domenica eravamo meno del solito a mio modo di vedere. 

Io che parlo e scrivo di jodo è veramente una novità, un po’ perché tutti pensano che io col jodo non ci azzecco nulla, un po’ perché lo iaido mi prende così tanto tempo che la mia pratica di jodo si riduce alla palestra e pochissimo altro. 

Però sono cocciuto e, anche se i risultati non sono eclatanti, continuo a praticare e mettermi in gioco anche se col poco tempo che riesco a ritagliare alla disciplina. 

Veniamo al seminario. Finalmente rivedo il mio Maestro René, in questo periodo ci siamo sentiti e scritti abbastanza spesso ma riuscire a spendere un po’ di tempo con lui è veramente un’altra cosa. Dopo poco meno di due anni finalmente si pratica assieme, anche se nel jodo lui e lassù ed io sono nel gradino più basso. 

Seminario come piace a me, pochi Kion (che trovo noiosissimi) e tanto tempo speso a studiare i Kata. Il sabato vola via così, tanti dettagli tecnici interessanti ma, come ci siamo detti con Stefano, le cose dette ci confermano che la strada che stiamo seguendo a piccoli passi è giusta, non importa quanto ci metteremo ma il cammino è corretto. 

Lavoriamo con Renè e Murata Sensei, poche correzioni e tanto lavoro. I consigli di René Sensei sono preziosissimi ed anche Murata Sensei ci da dei feedback e delle correzioni preziose. 

Rientro in albergo e riusciamo a bere una birra con i Maestri René, Luis e Corinne, finalmente la frequentazione che rende speciali questi momenti. 

Domenica mattina la formula è un po’ differente, il gruppo che deve affrontare l’esame di 3 e 4 Dan viene preso da Luis Sensei e Detlef Sensei. 

È il momento peggiore del seminario, Luis mi corregge due cose… ma sono riferite alla parte di spada….. avrei voglia di sprofondare, ma mi  metto sotto e cerco di correggere le cose che il Maestro vuole, i piedi, la spada ecc. ecc.  Farlo nel momento di calma è facile ma poi nell’esame è tutta un’altra storia. 

Quello che seguirà nel pomeriggio non ha molta importanza, è stato bello rivedersi e praticare assieme, finalmente si ricomincia. 

Claudio Zanoni

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Foto di Monia Menozzi
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