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Jodo, footwork per Honte Uchi e Gyakute Uchi

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jodo footwork

Nell’articolo le posizioni: Ma-Hanmi e Ya-Ya-Hanmi avevamo visto i due kamae principali del Jodo.

Proseguendo lo studio del nuovo manuale del JODO ZNKR, sto avendo la conferma di quanto ribadito più volte dai Sensei (semmai ce ne fosse stato bisogno) ovvero dell’estrema importanza del lavoro dei piedi (footwork).

Analizzare le prime due tecniche di base (Kihon)

  • Ippome – Honteuchi
  • Nihonme – Gyakuteuchi

mi ha dato la possibilità di mettere in relazione la posizione di YaYa Hanmi con il lavoro dei piedi.

Nel video che segue è possibile vedere una simulazione grafica del footwork in Honte Uchi e Gyakute Uchi.

Nella realtà, il movimento dei piedi sarà sicuramente più fluido e continuo ma ho preferito evidenziare i singoli movimenti per sottolineare l’importanza di avanzare diritti e ruotare le anche, assumendo la posizione di Ya Ya Hanmi solo nel momento del colpo al viso del nostro avversario.

E’ molto importante prestare attenzione alla direzione e alla posizione del piede posteriore, che alla fine di ogni colpo deve trovarsi a circa 45°.

Il manuale ci ricorda inoltre che non bisogna avanzare portando avanti il piede anteriore, ma spingendo con quello posteriore.

Ecco un esempio di Honteuchi e Gyakuteuchi dove risulta evidente il movimento dei piedi in relazione a tutto il resto.

Nota sul manuale di Jodo ZNKR

Nel manuale viene riportato solo il movimento del piede anteriore senza specificare alcun movimento del piede posteriore. Dal video si evince chiaramente però che il piede posteriore “chiude” il colpo e riporta il corpo nella corretta posizione. Questo movimento del piede posteriore, piccolo ma necessario, mi è stato confermato anche da Detlef Sensei.

Conclusioni

Per tutti coloro che praticano Jodo da diverso tempo, immagino che queste siano nozioni acquisite e scontate.

Io invece, che ho l’abitudine di videoregistrare i miei allenamenti, ho scoperto che spesso ho la tendenza a girare le anche durante l’avanzamento. Capirlo è facile, basta controllare la direzione del piede anteriore alla fine del colpo. Spesso il mio piede anteriore non è diritto ma è orientato leggermente verso l’interno.

E’ molto facile per un arbitro / esaminatore verificare questa posizione dei piedi per cui…

Alla prossima!

Disclaimer

Questo articolo è frutto di riflessioni personali dell’autore che pratica Jodo solo da pochi anni e pertanto non è un esperto in tale materia. L’articolo è stato scritto per condividere uno studio ed un approfondimento per la propria crescita personale e come tale va letto. Nessun insegnamento, solo riflessioni condivise in cerca di conferme. Si prega di comunicare eventuali inesattezze e/o errori che verranno prontamente modificate / eliminati.

10 segreti per vincere le gare – 8

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Zanoni vincere una gara di iaido

L’ottavo segreto:

la birra 

Siamo giunti al 8° posto di questa stranissima classifica, il segreto che voglio svelarvi a questo punto è veramente uno dei più importanti.

La sera prima della competizione fatevi una birra, si lo so vi sentirete presi in giro, ma che dice Zanoni? Sono assolutamente serio fatevi una birra, raccogliete qualche amico della vostra nazionale, persone con cui state bene, compagni a cui volete bene, uscite cercate un locale e andate a farvi una birra.

Io se riesco cerco sempre una birra alla spina rossa, perché amo la birra rossa, ma una birra qualsiasi va benissimo.

La cosa ha due benefici, il primo la birra aiuta ad eliminare l’acido lattico e quindi se avete avuto la fortuna di fare il seminario praticando è un buon modo per non avere troppe rigidità nei muscoli il giorno dopo.

Il secondo beneficio è quello di liberare la mente, dover cercare un posto in una città spesso sconosciuta, sedervi in un locale completamente nuovo e chiacchierare amabilmente  con i vostri compagni, magari anche di iaido, ma anche di altro. Per me è un metodo fantastico per alleviare le tensioni del pregara.

La goliardia, il riuscire ad essere allegri e felici, divertirsi, questo deve far parte della pratica. La preparazione mentale ad un evento come una competizione deve essere la migliore possibile, passare la notte pensando a come sarà la competizione, a cosa potrebbe andare storto ecc. ecc. è quanto di più sbagliato ci sia. Prepariamoci prima delle gare passando una bella serata, beviamoci una massimo due birre, facciamoci una bella dormita e la mattina dopo affrontiamo la competizione con la giusta concentrazione e con i muscoli rilassati poiché non ci saranno residui di acido lattico.

Zanoni Birra Segreto

l’Aneddoto

Questa abitudine la devo a Detlef.  Una sera, prima delle gare in un campionato Europeo a Parigi, successe un piccolo incidente all’interno del gruppo, io ero ancora giovane e facilmente irritabile (adesso non sono più “giovane” ma sull’irritabile devo ancora lavorarci) e mi arrabbiai in maniera indicibile. Detlef mi prese sottobraccio davanti all’albergo e mi portò a rilassarmi davanti ad una buona birra e dopo circa un ora mi ero calmato e avevo ripreso il controllo della situazione.

Ovviamente la gara il giorno dopo andò mooolto bene, e quindi da allora ……. Birra scaramantica obbligatoria prima delle gare!

Jodo, video 12 kata ZNKR

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jodo 12 kata znkr

Giojo, tutti i giovedì un appuntamento fisso con l’arte del JODO.

Questa settimana ci godiamo un video molto interessante.

Dimostrazione dei 12 kata di Jodo ZNKR, Morimoto Sensei e Otake Sensei, Kyoto 2018.

Se anche tu vuoi fornire un tuo contributo attraverso questo canale, contattaci.

Giojo la rubrica Kiryoku dedicata al Jodo

Buona visione e a giovedì prossimo.

Hagakure: citazione e commento (10)

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hagakure

Un giorno il maestro disse al figlio adottivo Gonnojo: «il momento presente è uguale a ogni altro momento decisivo e ogni altro momento decisivo è simile al momento presente.»

Yamamoto Tsunetomo, Hagakure II,47 (trad. L. Soletta)

Per quanto curiosa possa sembrare questa affermazione, il tempo in sé non esiste. Gli esseri umani hanno constatato il continuo mutare di loro stessi e della materia intorno a loro, e nel rendersene conto, segnando forse il passaggio dallo stadio animale a quello propriamente umano, hanno compreso la realtà attraverso le categorie di causalità e successione numerica. La nascita del prima e del dopo, dell’inizio e della fine, sono legati a doppio filo con una rappresentazione grafica del cambiamento della realtà in base all’esperienza umana. Gli umani nascono, vivono e muoiono: fanno esperienza di diversi momenti decisivi e hanno in qualche modo cercato di misurare in base a questa esperienza ogni fenomeno della realtà che li circonda. Su un piano cartesiano, ogni avvenimento empiricamente osservabile si muove lungo un asse t.

Parlare di questo aspetto dell’esistenza connaturato all’essere umano in quanto tale spinge a chiedersi come le diverse culture abbiano interpretato la loro idea di tempo. Naturalmente ci sono stati diversi tentativi di concettualizzare o comprendere quest’esperienza, ma in occidente si è fondamentalmente fatto ricorso alla geometria piana: una retta, una semiretta-orientata, un cerchio, una spirale, un segmento. In tutti questi casi, pur molto diversi sul piano delle implicazioni profonde a cui conducono sul piano filosofico, il tempo è essenzialmente concepito come sequenza numerica, come successione di momenti in un’inesausta corsa del presente verso il futuro e del futuro verso il passato.

Ma cosa accadrebbe se pensassimo alla nostra vita non in termini di successione (finita o infinita che sia) ma in termini puntuali? Il punto in geometria è un luogo geometrico privo di dimensioni.
Proprio come il momento presente che è appena passato. La sfida del Faust di Goethe all’intera esistenza umana consiste in effetti proprio nella disillusione radicale nel poter vivere con pienezza una realtà che valga la pena di essere vissuta nel solo decisivo istante: Se dirò all’attimo: “Sei così bello, fermati!” allora tu potrai mettermi in ceppi, allora sarò contento di morire!

Inutile dire che il passo di Hagakure che ho scelto di condividere in questo articolo non può essere semplicemente esaurito in un commento prolisso e verboso. Credo vada colto nella sua immediatezza, meditato con attenzione nel lento susseguirsi di istanti che ci condurranno ad una più chiara percezione di noi stessi e della realtà in relazione a noi.

Sul piano pratico, credo sia decisivo per la pratica delle arti marziali, dove pure fattori come il tempo, il ritmo, lo spazio di un’azione non possono che muoversi su un piano cognitivo in qualche misura osservabile e condivisibile, comprendere il decisivo valore dell’unità del tempo nel momento presente. Questo senza dubbio non può che condurre ad un esercizio più consapevole e rispettoso di ogni movimento che siamo chiamati a compiere.

Certo, un conto come sempre è la comprensione teorica, un conto è la realtà di una pratica esperienziale. Il budo come tale non è filosofico, ma è fondamentalmente esperienza pratica. Per questa ragione ho l’impressione che questa descrizione debba in primo luogo concretizzarsi o manifestarsi nella pratica sincera e perseverante della nostra via, nella nostra vita.