Andando avanti con i gradi dovrete inserire dei kata di Koryu nel vostro embu o shiai.
Anche qui la preparazione è alla base del successo, io non sposo la linea di pensiero che ritiene che nella vita servano solo 2/3 kata di koryu e nulla di più. Credo che lo studio del Koryu sia un approfondimento importantissimo della nostra pratica. Non vorrei aprire qui dei dibattiti se lo stile che pratico io sia da considerare antico o moderno, in giro su internet troverete decine di discussioni su questo argomento, quello che invece mi interessa è come preparare una determinata gara.
Se prendiamo la ginnastica artistica per esempio all’interno della propria performance alcune atlete inseriscono degli esercizi con un livello di difficoltà più alto poiché questo, se fatto correttamente, aumenta il punteggio finale della prova.
Ora nello iaido non abbiamo punteggio ma solo bandierine, allora qual è il nesso? In generale gli arbitri se vedono esibire un kata difficile però fatto in modo quasi impeccabile rimangono colpiti e molte volte sono portati a preferire quella performance, ovviamente se non ci sono errori nel resto dei kata!
Ma come scegliere e studiare un Kata più difficile? Ognuno di noi ha un kata per cui prova “affetto” e quindi si trova più a suo agio quando lo pratica. Spesso però le difficoltà insite nel kata non sono facili da vedere o da percepire all’interno di uno shiai e, in questo caso, la scelta del kata risulta non essere corretta. Facciamo qualche esempio: Gyakuto è un kata dalle notevoli difficoltà, ma è difficile per gli arbitri, durante uno shiai in cui devono guardare due persone insieme, percepire se il caricamento per il secondo taglio è stato portato nell’istante esatto in cui l’avversario ha alzato il piede indietreggiando e quindi non può reagire e quindi se c’è un corretto ma e maai. Probabilmente si noterà il ritmo ma non l’approfondimento che ci avete messo. Stesso discorso per Toraissoku, un kata molto breve e veloce con una tecnica difficilissima ma di contro con un apparente facilità di esecuzione.
Insomma sono kata che difficilmente impressioneranno. Discorso diverso ad esempio per Ukigumo oppure Yamaoroshi o Takiotoshi, per rimanere sulla seconda serie. Se anche a voi piace la seconda serie, come a me, sceglietene uno o due e studiateli alla nausea. Non accontentatevi, studiate tutti i minimi particolari, tutti i movimenti e poi immaginatevi la situazione, fatevi aiutare da un compagno e provate il riai del Kata, rendetelo parte della vostra quotidianità in modo che sia del tutto naturale…. Un kata con questi gradi di difficoltà eseguito con il giusto ritmo e con naturalità vi metterà sicuramente in una luce diversa durante lo shiai. Attenzione però un kata difficile fatto male, con errori o esitazioni, ottiene esattamente l’effetto contrario (gli arbitri normalmente hanno una buona conoscenza anche di scuole diverse dalla loro e capiscono errori o esitazioni).
Quindi nello studio di tutto il koryu, durante la pratica, fate 2 volte ogni kata e 20 volte i due che avete scelto!
l’Aneddoto
Ricordo con infinito piacere una sera in dojo a Kawasaki, dove il Maestro Ishido, probabilmente un po’ deluso dalle mie performance, ha dato incarico a Morishima Sensei di insegnarmi personalmente Ukigumo e Yamaoroshi, (cosa mai successa). Siamo andati avanti 4 ore! Credo che alla fine della serata sulle mie ginocchia si potessero cuocere due uova, ma ricordo quella serata come una delle più belle trascorse in Giappone. Vedere l’espressione compiaciuta dei Maestri che mi guardavano e il “much much better” sono grandi soddisfazioni, anche se so che Ishido Sensei è stato molto gentile e cortese e pensava che non poteva ottenere di più da me quel giorno (l’anno dopo abbiamo ricominciato da capo!!!)
Continuando lo studio del nuovo manuale ZNKR Jodo della All Japan Kendo Federation, ho trovato un altro dettaglio che non mi sembra fosse presente nella precedente versione (l’altra “novità” è descritta in Jodo – Come tenere Tachi e Jo insieme).
Mi riferisco alla rappresentazione grafica delle posizioni fondamentali: Ma Hanmi Kamae e Ya Ya Hanmi Kamae.
Come ricordano sempre tutti i maestri, in particolare nel Jodo, footwork – ovvero il lavoro dei piedi – risulta essere una componente fondamentale per una valutazione in caso di gare e/o esami.
La descrizione testuale delle due posizioni risulta essere piuttosto generica:
YaYa Hanmi: posizione leggermente laterale, con le anche orientate a 45 gradi;
Ma Hanmi: posizione laterale.
Per fortuna la grafica presente nel nuovo manuale ci è di aiuto per capire l’esatta posizione di piedi e corpo.
YA YA HANMI
YaYa Hanmi significa “metà laterale” o più semplicemente 45 gradi rispetto all’avversario.
Il piede anteriore deve essere dritto e puntare in avanti. Il piede posteriore deve essere ruotato di 45 gradi. In questa postura anche le anche e la parte superiore del corpo sono ruotate di 45 gradi; questo è importante in quanto consente di raggiungere l’intera lunghezza del Jo con entrambe le mani senza cambiare la direzione verso cui sta puntando il Jo. La gamba posteriore deve essere tesa e quella anteriore naturalmente piegata.
Questa posizione viene utilizzata per le seguenti tecniche:
Come si può vedere, questo kamae è usato in quasi tutti i Kihon del Jodo ed è quindi essenziale che si alleni il proprio corpo ad assumere questa postura in modo corretto ogni qual volta è richiesto.
MA HANMI
Ma Hanmi significa “completamente di lato”. E’ la posizione per cui il corpo (fianchi e tronco) è ruotato a 90° rispetto all’avversario.
In questo kamae, la posizione dei piedi (soprattutto quello anteriore) può variare leggermente in base al proprio maestro. Io mi limiterò a riprodurre quanto schematizzato nel nuovo manuale ufficiale.
Con il corpo completamente ruotato di 90 gradi, il piede anteriore è ‘naturalmente’ diritto mentre il piede posteriore è ruotato di 90 gradi.
Ciò che si evince chiaramente dalla figura presente sul manuale (che per motivi di copyright non pubblicheremo qui) è che, la parte del piede anteriore – che deve essere diritta – è il retropiede laterale esterno. Questo vuol dire che l’avampiede tende ‘naturalmente’ verso l’interno. Forse è per questo motivo che alcuni Sensei consigliano di tenere il piede anteriore leggermente girato verso l’interno, in tutti i casi mai con un’angolazione superiore ai 45°.
In questa posizione i talloni sono più o meno in linea tra loro. La testa è girata completamente verso l’avversario. Anche in questo caso, la gamba posteriore deve essere tesa e quella anteriore piegata naturalmente.
Questa posizione viene utilizzata nelle seguenti tecniche di base:
Queste due posizioni, sono speculari: la grafica riportata è in posizione Migi, basterà ribaltarla per la posizione Hidari.
Come detto, sono posizioni fondamentali nel Jodo ed è necessario all’interno dei kata e nei kihon assumere correttamente il kamae richiesto. Fare un mix di queste posizioni porta alla perdita dello shiai, al fallimento dell’esame e alla creazione di cattive abitudini.
Grazie ad Andy Watson Sensei per le utilissime correzioni.
Disclaimer
Questo articolo è frutto di riflessioni personali dell’autore che pratica Jodo solo da pochi anni e pertanto non è un esperto in tale materia. L’articolo è stato scritto per condividere uno studio ed un approfondimento per la propria crescita personale e come tale va letto. Nessun insegnamento, solo riflessioni condivise in cerca di conferme. Si prega di comunicare eventuali inesattezze e/o errori che verranno prontamente modificate / eliminati.
Prendo spunto riportando integralmente la voce di glossario di Anna Rosolini nella sua rubrica.
“Ki Ken Tai Ichi : unità di spirito (Ki), spada (Ken) e corpo (Tai). Kiè lo spirito, Ken(spada) si riferisce all’uso della spada, Taisi riferisce al movimento del corpo e alla postura. Questo termine esprime un concetto fondamentale: il taglio deve essere portato dal corpo con un movimento collegato all’attacco dell’avversario. Quando Ki, Kene Tailavorano insieme in armonia e nel giusto momento, allora si creano le condizioni per un taglio corretto.”
Quando ho iniziato a fare kendo, moooolti anni fa, mi fu spiegato il ki ken tai ichi in maniera estremamente tecnica. In effetti all’epoca non sarei stato in grado di capire di più.
Ki, lo spirito che si esprimeva con un potente kiai, l’urlo per i non addetti, tramite il quale dimostrare, dichiarando il bersaglio, l’assoluta intenzionalità dell’attacco che si stava portando …
MEEEEEEENNN …
KOTEEEEEEEEE …
Ken, la spada, si manifestava colpendo il bersaglio col mono uchi, il terzo terminale della spada, la parte più tagliente di una katana in quanto la parte che prende la massima velocità durante il taglio. Questione di fisica e di velocità angolare e tangenziale in funzione del maggior raggio, rispetto al centro di rotazione, di cui usufruisce l’ultimo terzo della lama …
Tai, il corpo, che si doveva manifestare con un potente “pestone” sul pavimento nello tsugiashi, il passo per attaccare e lo spostamento in avanti del corpo dopo aver colpito.
Per anni questo è stato il credo, poi, all’inizio del secolo, sono approdato allo iaido.
Di ki ken tai non ho sentito parlare fin quando ho cominciato a prepararmi per gli esami più avanzati.
La cosa più evidente ed immediata è stata la scomparsa del kiai come manifestazione del ki … ma su questo punto tornerò dopo.
Il ken resta come spada che deve colpire in modo adeguato: deve essere un taglio corretto con asuji corretto, alla giusta distanza in modo che a colpire kaso teki sia il mono uchi della spada …
Tai, come nel kendo e con più evidenza nel kendo no kata, il piede d’attacco arriva a terra un attimo prima dell’impatto della spada sul bersaglio, mentre il piede posteriore chiude spostando il corpo quanto basta per essere un tutt’uno col taglio che la spada nel frattempo completa.
Resta il ki, lo spirito, che nello iaido a parer mio si manifesta con quell’insieme di tecnica, metsuke, zanshin, ritmo e atteggiamento, insomma quella pressione sull’avversario, quel kigamae, che se nel kendo non è difficile comprendere, data la presenza fisica dell’avversario, non lo è altrettanto nello iaido.
Dei tre, il ki è probabilmente l’aspetto più difficile da realizzare, anche perché lo dobbiamo ricercare in noi stessi, non può essere insegnato da terzi, non può essere studiato su documeni di alcun genere. Si possono però trovare importanti punti di riferimento osservando gli embu di alcuni Maestri capaci di esternare il loro ki, ma soprattutto sforzandosi di eseguire il kata figurandoci un kasoteki realistico e “vivo”.
In fine, torno agli aspetti tecnici del ki ken tai, limitandomi ad analizzare un kirioroshi dello iaido ed un men (attacco alla testa) del kendo.
In entrambi i casi, una frazione di secondo prima dell’impatto della spada sul bersaglio corrisponde il posizionamento del piede d’attacco [vedi punto (1) nei due schizzi grafici].
Successivamente, il piede di spinta chiude il passo proiettando il corpo in avanti nel kendo e chiudendo il taglio nello iaido [vedi punto (2)].
Il che è ovvio, kaso teki può essere tagliato, l’avversario nel kendo no …
Conclusione: “ken i ichi” è una locuzione giapponese che significa: “la spada è una” nel kendo come nello iaido, le sfumature cambiano, l’essenza della spada no.
Venerdì 2 Aprile si è tenuto il secondo atteso incontro virtuale con Louis Vitalis sensei (Kyoshi 7° dan di kendo, Kyoshi 7° dan di Jodo e Kyoshi 7° dan di Iaido), che ancora una volta ha dedicato un’ora del suo tempo per rispondere a dubbi e curiosità sul mondo del budo, soffermandosi ed approfondendo gli aspetti più culturali della pratica.
Qui è possibile consultare il riassunto del primo incontro.
Oltre alle domande poste da vari partecipanti attraverso un Google form, questa volta Vitalis sensei ha deciso di includere un argomento scelto da lui stesso. Gli argomenti al centro di discussione sono stati i seguenti:
La relazione tra Kendo, Iaido e Jodo (scelto dal sensei)
La lista molto lunga ed il livello di approfondimento delle risposte ha fatto in modo che l’incontro sforasse la durata prevista, anche se personalmente il tempo mi è sembrato volasse!
La relazione tra Kendo, Iaido e Jodo
Vitalis sensei ha deciso di includere questo topic perché, nel corso degli anni, è stato più volte al centro di varie conversazioni con Ishido sensei.
La differenza principale tra Kendo e Iaido, chiaramente, sta nella presenza di un avversario fisico (Teki) nel primo e la sua assenza nel secondo. Al contempo, pur praticando un’arte al cui centro di tutto vi è la spada, nel Kendo si pratica esclusivamente con lo shinai. è chiaro quindi come la pratica dello Iaido sia complementare a quella del Kendo e viceversa. Inoltre, per chi pratica solo Iaido è molto difficile visualizzare e rendere “reale” l’avversario immaginario.
La pratica del Jodo poi, risulta ancora più’ complementare al Kendo e allo Iaido perché esso insegna ad usare in ugual modo la parte destra e sinistra del corpo ed ad attaccare da qualunque direzione.
La maggior parte degli Iaido Hachidan praticano ed hanno raggiunto almeno il quinto dan in Kendo e/o Jodo. Il consiglio pertanto è quello di praticare almeno 2 di queste discipline insieme, se il tempo e gli impegni non permettono la pratica di tutti e 3.
Reiho e Zanshin
Come già discusso nel precedente incontro, il Reiho del Budo “moderno” è stato largamente influenzato dalla scuola Ogasawara Ryu.
Nonostante il Reiho sia parte integrante di Iaido, Kendo e Jodo, solo nello Iaido si insegnano diversi tipi di Rei (saluto), ognuno per una situazione differente. Esistono infatti i seguenti tipi di Rei:
Rei al Kamigama (tempietto shinto), al Butsudan (tempietto buddista) a Shomen
Rei al/ai sensei
Rei ai compagni di pratica
Rei alla spada (Torei)
L’obiettivo e il significato di Reiho è manifestare il proprio rispetto verso gli altri, ma anche mantenere una mente calma all’interno del dojo.
Zanshin, invece, al contrario di come si possa pensare, è un concetto molto concreto e si divide in 3 componenti:
Migamae (postura del corpo)
Kigamae (concentrazione)
Sonkey (rispetto)
Anche qui, ci sono un po’ di differenze tra Kendo, Iaido e Jodo: se zanshin non funziona nel nostro Kendo è facile da capire, perché presto verremo colpiti.
Mentre invece, nelle arti basate su kata come lo Iaido, questo aspetto è fondamentale, ed infatti risulta essere uno degli elementi presi in considerazione quando si giudica una performance, che sia di gara o esame.
Perché si usa il “piatto” della tsuka per colpire in ZNKR
La risposta a questa domanda mi ha ricordato molto quella data da Kusama sensei agli EIC del 2018 in Polonia, quando qualcuno chiese il motivo per cui si dovessero unire i talloni nel momento in cui si compie il saluto a Shomen: “perchè è stato deciso così” 🙂
Vitalis sensei ha spiegato come ZNKR Iai sia un insieme di tecniche create per comporre un curriculum di Iaido completo, e che queste tecniche sono presenti perché i maestri che lo crearono sostenevano fosse la combinazione ottimale.
Non c’è un motivo specifico o nascosto per cui si usi il “piatto” della spada in Shiogiri per colpire l’avversario, e Vitalis sensei non ricorda di aver mai letto una spiegazione al riguardo nei vari libri.
Semplicemente, ancora una volta, “perchè é stato deciso così” 🙂
Sei Chu Do
Jock Hopson sensei chiede come studiare e capire il concetto di Sei Chu Do nella pratica del Kendo e dello Iaido.
Sei significa silenzioso Chu significa interno Do significa movimento
Il movimento interno dev’essere silenzioso
Questo concetto è presente sia nel Kendo che nello Iaido, ma anche in altre forme di Budo come il Kyudo. Si riferisce alla necessità di rimanere calmi davanti ad un pericolo o ad un avversario ma senza abbassare la concentrazione per contrattaccare con forza al momento opportuno.
Il contrario, Do Chu Sei, significa mantenere un’attitudine calma e serena anche durante azioni vigorose, cosa che permette il corretto giudizio di ogni circostanza.
Anche in questo caso, nonostante nel Kendo sia di più facile applicazione, nello Iaido si puo’ manifestare attraverso il controllo dello sguardo: se gli occhi vagano nello spazio senza un reale riscontro con i movimenti del kata, allora non c’è Sei Chu Do.
Il significato dei kata (e cosa ama del Giappone)
In questa domanda viene chiesto se Vitalis sensei pensa che in futuro ci potranno essere delle modifiche ai kata di ZNKR per cambiare alcuni dei Riai, prendendo in considerazione la possibilità di poter colpire gli avversari immaginari sia con la parte tagliente della spada, sia con quella non tagliente, di fatto ferendoli solamente. Inoltre, viene chiesto se sono presenti dei kata in cui si portano tecniche non letali, dando la possibilità al nostro avversario di fuggire.
Ancora una volta Vitalis sensei ha posto l’attenzione sul fatto che ZNKR sia un insieme di tecniche create “a tavolino” per far accrescere la conoscenza della spada giapponese nella popolazione praticante Kendo. Pertanto, nonostante i vari kata siano originati a partire da tecniche di scuole antiche, essi vanno considerati come un mezzo di studio per un accrescimento personale (Do) e non come tecniche per combattimenti reali (Jutsu).
Una conferma di ciò si ha nel fatto che tutti i kata in seiza sono alquanto irrealistici, infatti scuole antiche come Katori Shinto Ryu e la più moderna Toyama Ryu non hanno tecniche portate da seiza nei loro curriculum. Nello specifico, in Toyama Ryu sono presenti solamente tecniche in piedi!
Infine, l’autore della domanda chiede a Vitalis sensei cosa ama maggiormente del Giappone: tra le tante esperienze vissute, la cosa più piacevole resta il tornare in Giappone e vivere come una persona “locale”. Infatti, conoscendo molto bene la lingua ed avendo lavorato in Giappone per diversi anni, è riuscito a vivere come un abitante del posto (pur rimanendo un Gaijin) ed a sviluppare relazioni importanti con i vari sensei.
In questa foto ricorda con piacere come una sera, mentre era ospite a casa di Iijima sensei, quest’ultimo gli cucino’ degli squisiti pancakes giapponesi 🙂
Origine di ZNKR Seitei Iai e la relazione tra maestri in Giappone
Questa domanda è in realtà divisa in 3 parti: nella prima, viene chiesto di parlare dell’origine di ZNKR; nella seconda, quale siano i rapporti tra i vari sensei e le rispettive scuole; ed infine come i Giapponesi vedano gli occidentali che praticano budo.
Il gruppo originario che creo’ ZNKR nel 1968 era così composto:
Yamatsuta sensei (1887-1982) fu una figura molto importante per la prefettura di Kanagawa in quanto fu lui ad originare i gruppi di Iaido presenti ancora oggi. Infatti egli, Deshi di Nakayama Hakudo sensei, era amico di Ishido Sadataro sensei, il padre di Ishido Shizufumi sensei.
Come è possibile vedere, la maggior parte dei maestri praticava Muso Shinden Ryu, con sole altre 2 scuole rappresentate: Jikiden e Hoki.
Essi, ancor prima di formalizzare i kata, individuarono una serie di tecniche fondamentali che dovevano essere presenti in ZNKR:
Vitalis sensei ha inoltre chiarito come sia impossibile, specialmente per un non-giapponese, immaginare o prevedere quale maestro verrà incluso l’anno successivo nella commissione ZNKR, in quanto questa decisione è puramente politica.
Cambiando topic, per quanto riguarda il rapporto che intercorre tra i vari maestri giapponesi e le varie scuole, Vitalis sensei afferma che questi sono migliorati parecchio nel corso degli ultimi decenni. Infatti, Ishido sensei stesso, quando cominciò a tenere regolarmente seminari in europa, si fece accompagnare da diversi altri sensei di altre scuole, di fatto introducendo anch’esse per la prima volta in europa. Se i rapporti personali tra i maestri non fossero stati ottimi, questo non sarebbe stato possibile.
Per quanto riguarda come noi, budoka occidentali, veniamo visti in Giappone, anche qui le cose sono migliorate parecchio nel corso degli ultimi decenni. Se prima trovare qualche occidentale in un dojo giapponese fosse una rarità, oggi è invece abbastanza comune, specie se si parla di dojo famosi.
Ciò non toglie però che continuiamo ad essere visti come “stranieri”, e questo a volte porta ad episodi di razzismo e discriminazione.
Guadagnare col Budo
Nonostante questo sarebbe stato un sogno, purtroppo la dura realtà è che vivere di solo Budo sarebbe molto difficile a causa del ridotto numero di praticanti. Anzi, a conti fatti, sono certamente molti di più i soldi spesi per viaggiare in giappone e praticare in giro per seminari in tutta europa (oltre che per equipaggiamento vario, bodu, iaito ecc), che quelli guadagnati attraverso l’insegnamento. Purtroppo vivere di Budo è difficile anche in Giappone.
Evoluzione del Budo negli anni
In questa domanda viene chiesto se Vitalis sensei abbia percepito qualche cambiamento nella pratica di Iaido, Kendo e Jodo nel corso degli anni, e nello specifico se l’approccio dei sensei Giapponesi sia mutato.
Chiaramente, qualche cambiamento c’è stato, principalmente perché il livello dei praticanti europei è cresciuto molto nel corso dei decenni: inizialmente il Kendo veniva studiato sui libri, perché non c’erano maestri a disposizione!
Inoltre, Vitalis sensei ricorda che un tempo la pratica era molto più dura, mentre oggi si punta più all’atleticità e alla velocità.
Un aneddoto: dopo essere rientrato dal Giappone, ovviamente portò con sé i metodi di insegnamento dei dojo Giapponesi. Dopo 6 mesi il dojo si era svuotato a causa dell’intensità degli allenamenti 🙂
Anche lo Iaido si è evoluto nel tempo, infatti inizialmente si faceva poca attenzione che la forma fosse corretta, mentre oggi si cerca di aderire quanto più possibile agli insegnamenti riportati nel libro ZNKR.
Kan Kyu Kyo Jaku
In questa domanda Emanuele Covino, da Bari, chiede come applicare Kan Kyu Kyo Jaku in Iaido e Jodo e la relazione con Merihari.
Kan significa lento Kyu significa veloce Kyo significa forte Jaku significa morbido
Un kata di Iaido o Jodo non deve essere eseguito tutto lentamente, o tutto velocemente, o tutto con forza, o tutto con morbidezza. Bisogna trovare un equilibrio tra questi 4 elementi, e questo è chiamato Merihari.
Haja Ken Sho
In questa domanda fatta da Elaine sensei viene chiesto quale sia il vero significato di Haja Ken Sho, che letteralmente significa eliminare i cattivi pensieri e promuovere quelli buoni, di cui si dica la spada giapponese sia il simbolo.
Vitalis sensei non è molto d’accordo con questa affermazione, in quanto questo termine non è un termine puramente legato al Budo, ma più che altro un termine Buddista che alcune scuole di Budo hanno preso in prestito per descrivere il corretto approccio alla pratica.
Donne Samurai
Elaine sensei chiede qualche informazione sulle donne samurai. Infatti, su queste non sono presenti molte informazioni, se non qualche citazione di figure famose come Tomoe Gozen, Hangaku Gozen e Nakano Takeko. Inoltre viene chiesto come il ruolo della donna sia evoluto nel tempo.
Argomento complesso e spinoso, Vitalis sensei ammette di aver dovuto fare qualche ricerca per rispondere a questa domanda.
Innanzitutto, sfata qualche mito: la figura di Tomoe Gozen, la donna samurai più famosa, più volte citata in racconti antichi, molto probabilmente non è mai esistita! Gli studiosi infatti non hanno trovato riscontro in documenti ufficiali, ma solo in romanzi e racconti, ed oggi questo nome è associato persino a personaggi di Anime e Manga.
Tuttavia, in qualche libro è riportato che le donne, durante il periodo Edo, fossero addestrate a difendere la propria casa, specialmente con la Naginata. Ma da lì a poco, con l’avvento di lunghi periodi di pace, esse persero interesse nelle pratiche marziali.
Purtroppo, storicamente il ruolo delle donne è stato molto marginale nella società Giapponese. Esse infatti dovevano sottostare alla cosiddetta Sanju no Oshie, ovvero 3 regole/insegnamenti a cui tutte le donne dovevano sottostare:
Obbedisci a tuo padre Obbedisci a tuo marito Obbedisci ai tuoi figli
Fu solo dopo la fine della seconda guerra mondiale, quando la costituzione venne riformata dagli americani, che le donne acquisirono qualche diritto e, soprattutto, l’uguaglianza rispetto agli uomini.
Ancor oggi, anche nel mondo del Budo: nonostante il numero di budoka donne sia cresciuto molto, purtroppo si percepisce ancora un po’ di disparità tra praticanti uomini e donne, basti pensare che non esistono Kendo Hachidan donne, e in Iaido e Jodo sono comunque molto poche.
Conclusioni
Ancora una volta abbiamo avuto la preziosa occasione di porgere delle domande ad una delle figure piu illustri del mondo del Budo europeo, e non solo. Occasioni come queste, specialmente in una situazione storica come quella che stiamo vivendo ormai da più di un anno, sono ventate di aria fresca che contribuisce a non far spegnere la “fiamma” della voglia di crescere e proseguire sua Via. Grazie Vitalis sensei e grazie a tutti gli organizzatori!
Prossimo appuntamento su zoom fissato per Venerdì 16 Aprile, dalle ore 20:00 alle ore 21:00!
Disclaimer
Quanto scritto in questa pagina deriva da mie interpretazioni e riflessioni su quanto espresso da Vitalis Sensei durante il webinar. Pertanto mi scuso in anticipo per eventuali inesattezze dovute a problemi di comprensione.
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