Lo porterò per sempre con me

di Gabriele Gerbino

Monaco è stato il mio quarto Europeo e, per motivi che non mi sono ancora del tutto chiari, è stata forse anche la gara in cui ho sentito maggior pressione da quando ho iniziato a gareggiare. Forse sono state le alte aspettative dopo i buoni risultati dell’anno scorso nella stessa categoria di quest’anno, o la consapevolezza di essere stato selezionato a discapito di altri validissimi iaido-ka che sono rimasti a casa, o forse ancora il voler fare bene dopo la prima esperienza in Giappone fatta a Settembre. 

Fatto sta che durante i primi 2 giorni di evento la tensione è stata protagonista in me, la sudorazione era alle stelle e la consapevolezza di tutto ciò mi ha reso ancora più ansioso. Chi mi conosce sa bene che l’agitazione non è qualcosa che mi appartiene (fortunatamente) e che solitamente riesco ad essere abbastanza tranquillo anche durante una competizione importante. Non stavolta però.

Fortunatamente, durante la gara individuale fila tutto apparentemente liscio: dico “apparentemente” perché, nonostante il buon risultato, non sono stato soddisfatto dal mio Iaido. Confrontandomi con alcuni miei compagni di squadra e con alcuni arbitri e maestri (nello specifico, Danielle e Detlef), mi viene confermato che era possibile percepire questa tensione interna anche all’esterno, contribuendo a lasciarmi l’amaro in bocca. Se da un lato avevo sconfitto gli avversari nello shiai-jo, non ero riuscito a placare quello dentro di me. Avevo perso.

L’indomani, però, ci sarebbe stata la competizione a squadre, e avrei rappresentato il team italiano insieme ad Alessandro, Carlo e Kevin. Durante la riunione della sera, i coach e Danielle ci dicono che in generale il nostro Iaido spesso manca di brillantezza e che spesso i problemi non sono tecnici ma di approccio e atteggiamento. Io cerco di nascondermi all’interno della mia felpa blu, ritrovandomi colpevole di quanto appena appuntato. Capisco che qualcosa in me deve cambiare (genio!) e passo buona parte della serata a riflettere su quanto discusso con il gruppo.

Domenica mattina noi della squadra facciamo colazione presto e corriamo in palestra per riscaldarci. Ricordo di non aver aperto bocca durante tutta questa fase, cercando di mantenere la concentrazione alta. Mi sentivo ancora teso, ma qualcosa era cambiato dal giorno precedente. Per la prima volta da quando sono arrivato a Monaco mi sento davvero concentrato. Man mano che i minuti passano e l’inizio della gara si avvicina, arrivano anche tutti gli altri membri di Casa Italia, tutti pronti a sostenerci, incoraggiarci e a svolgere i  compiti affidati loro dai coach la sera prima. Penso che questo carico di affetto e di entusiasmo da parte di tutti sia percepibile e travolgente anche per i nostri avversari: una macchia blu che si muove unitamente con i membri del team dentro lo shiai-jo, che freme, gioisce e suda insieme a loro.

Una volta iniziata la competizione, era chiaro che qualcosa di assurdo stava per succedere: la chimica dei membri del team, la concentrazione di ognuno di loro, unito al fatto che in ogni singolo incontro era come se tirassimo in 20 contro 1, tutto questo ha contribuito ad un mix magico che ha reso la squadra semplicemente imbattibile! 

European Iaido Championships 2023

Personalmente, ho potuto percepire un netto cambiamento dentro di me durante la gara a squadre rispetto agli individuali. Eppure io ero lo stesso. Le mani erano sempre zuppe comunque. Gli avversari erano spesso ancora più forti del giorno prima. Eppure qualcosa di diverso c’era. In alcune occasioni non avevo nemmeno idea contro chi stessi tirando (durante il Sayonara party qualcuno si e’ congratulato con me per averlo battuto, ma io non sapevo che ci fossimo scontrati), ma avevo sempre bene in mente per chi stessi tirando. Questa e’ la magia della Squadra, quella con la S maiuscola.

Se dovessi scegliere un singolo ricordo di questa bellissima esperienza, non opterei né per le medaglie, né per l’inno Italiano a fine giornata, né per i complimenti ricevuti. Tutte cose belle, senza dubbio, ma imparagonabili alle lacrime di gioia dei nostri coach che si abbracciano dopo l’ultimo antei. Questo si che lo porterò per sempre con me.

Grazie.

Gabriele Gerbino

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3 COMMENTS

  1. Рад за тебя Антон. Ты перегнал меня…. МОЛОДЧИНА. В далеком 1993 году на международке по “КАРАТЕ ДО СИНСЕБУ” я был всего 3-м…. Сын – горжусь тобой, желаю тебе вырасти настоящим мастерам клинка. Люблю , помню, скучаю. Твой отец.

  2. Спасибо большое тренерам , товарищам по команде за Антона . Побед , успехов во всем , здоровья. СПАСИБО.

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