La Magia della Nazionale
di Andrea Setti
Un altro campionato europeo è finito e, come ogni anno, oltre alla valigia piena di shitagi sudati, porto a casa con me un sacco di ricordi preziosi. Quest’anno a Monaco la situazione è stata un po’ diversa dal solito per quanto mi riguarda; dopo tanti anni ho avuto un obiettivo in più oltre a quello di portare a casa dei buoni risultati con il team: passare l’esame da sesto dan.
Normalmente la sessione d’esami è sempre al termine delle due giornate di gare, la domenica pomeriggio, in coda a un evento che, come coach, è impegnativo per definizione, soprattutto per chi come me tende molto ad entrare in empatia con tutti i componenti della squadra. Confesso che negli ultimi mesi lo stress portato dalla preparazione di questo esame mi ha fatto perdere un paio di kg e la preoccupazione di non riuscire a superarlo nonostante il tempo investito per prepararmi mi ha fatto dormire in maniera davvero poco soddisfacente.
Arrivato a Monaco il giovedì sera la prima cosa che mi veniva da rispondere a tutti gli amici ritrovati delle altre nazionali che mi chiedevano “Come stai?” era sempre la stessa: “sono stressatissimo per l’esame da sesto dan!”. Poi però è successo qualcosa di magico che mi ha portato, per la prima volta nella mia vita, ad affrontare un esame nelle migliori condizioni possibili.
Voi credete nella magia? In caso negativo voglio raccontarvi una storia interessante. Una storia che parte da questa foto scattata lo scorso weekend appena arrivati a Monaco:

Nella foto, oltre all’amico e compagno di mille avventure Andrea Cauda (a sx), vedete immortalata la leggenda in persona (almeno per quanto mi riguarda): Jonathan Vandenbussche. Giusto per contestualizzarvi chi sia, Jonathan è stato il mio primo avversario a Brighton, nel 2006, quando per la prima volta sono stato convocato come Mudan a partecipare ad un Campionato Europeo di Iaido.
Ricordo come se fosse ieri quello che ho pensato guardando questo ragazzo praticare durante il primo giorno di seminario, quando ancora non avevo idea del suo grado. Pensai: “Cavoli, quel ragazzino è bravissimo! Sarà almeno un quarto dan!”. Ho scoperto poco più tardi che era un mudan come me e che, tra l’altro, eravamo in pool insieme! Ovviamente mi ha battuto però, come spesso accade quando si incrociano le spade nel rettangolo di gara, quell’evento ci ha poi portato a interagire facendoci diventare molto amici.
Negli anni successivi ci siamo infatti affrontati svariate volte e non sono mai riuscito a rubargli più di una bandierina, era sempre un passo avanti a me. Però, dovete credermi, nonostante il fastidio che può provocare la sconfitta in una gara, questo ragazzo ha rappresentato ciò che più di ogni cosa mi ha stimolato negli anni a continuare a praticare per migliorarmi. Volevo raggiungerlo a tutti i costi e stare di fianco a lui senza sfigurare!
Poi gli anni sono passati ed è successo che, dopo una decina di campionati europei, nel 2016, è diventato padre e, per motivi assolutamente comprensibili, ha scelto di ritirarsi dalla scena dell’agonismo e non è stato pertanto più presente negli anni successivi. Jonathan però ha continuato a praticare crescendo di grado e arrivando ad essere, come me, un quinto dan pronto per provare per la prima volta l’esame da sesto. Non posso descrivervi l’emozione che ho provato quando ho visto il suo nome di nuovo tra i competitors della mia categoria e mi sono reso conto che avremmo anche provato a dare quell’esame insieme, lo stesso giorno.
Perché vi racconto questa cosa? Perché vorrei provare a trasmettervi l’importanza dei legami che si creano durante un evento come un Campionato Europeo. Come a me è capitato con questo ragazzo della nazionale del Belgio, quest’anno a Monaco ho potuto osservare in maniera cristallina come sia capitato anche alle nostre “new entry” che per la prima volta hanno potuto partecipare come competitor a questo tipo di competizione.
Ciò che nasce tra due persone che entrano in contatto nello shiai-jo (area di gara) è qualcosa di più di una semplice interazione. Si crea seriamente qualcosa di magico e inspiegabile, un legame che genera una forte energia che ci fa sentire davvero vivi.
Un’energia (magia) analoga si crea anche con i membri del proprio team. Ogni anno ci sono spesso nuovi atleti che vengono selezionati per le categorie di mudan e shodan ed è sempre molto inebriante vedere come si costruisce, giorno dopo giorno, un affiatamento che va oltre il semplice esser parte dello stesso team. Quest’anno è stato davvero incredibile osservare l’energia positiva che si è generata tra tutti gli atleti italiani e ritengo che questa sia stata la vera chiave della vittoria. Nel team italiano tutti fanno tutto per tutti e sono sempre tutti pronti a dare una mano. Ogni volta che un italiano sta tirando tutto il palazzetto può scorgere in maniera chiara e preponderante quella potente macchia blu formata dalle felpe della nazionale che sulla schiena riportano la scritta ITALIA. Sono tutti lì che in silenzio osservano e si concentrano per trasmettere tutta l’energia possibile a chi sta combattendo. Questo feeling di empatia è qualcosa di molto peculiare e fa sì che alla fine non sia importante portare a casa una medaglia personale perché ogni medaglia ottenuta è effettivamente una medaglia di tutti.
Quest’anno dopo 12 anni siamo tornati a vincere la medaglia d’oro nella gara a squadre e mi è sembrato di vivere in un sogno. Nel 2011 in Andorra io, Claudio Zanoni e Andrea Cauda abbiamo compiuto l’impresa che sembrava impossibile portandoci a casa quel risultato e ora, dopo tutto questo tempo, Carlo Cardani, Alessandro Theunissen, Gabriele Gerbino e Kevin Di Vozzo ce l’hanno fatta di nuovo! Il livello di anno in anno diventa sempre più alto e negli ultimi 3 anni noi siamo sempre stati ad un soffio dalla vittoria ma quest’anno sembravamo davvero inarrestabili. La domanda quindi è: è solo una questione di livello o c’è qualcosa di più? Sicuramente i nostri quattro samurai sono stati bravissimi e la qualità del loro iai è fuori discussione ma sono convinto che quest’anno la magia che si è creata tra tutti quanti noi abbia contribuito in maniera determinate al raggiungimento del risultato. Tutto si è incastrato perfettamente creando qualcosa di stupendo.
Questa è la magia della nazionale! Quella magia che auguro a tutti di trovare. In fondo le medaglie vanno e vengono ma quel che resta è proprio la magia.
Complimenti a Anton, David, Valentina, Cosmin, Davide, Kevin, Gabriele, Ilaria, Alessandro, Carlo, Alessio, Irene, Diana e gli Andrea per tutto quello che avete fatto. Un sincero grazie di cuore!
Andrea Setti

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Рад за тебя Антон. Ты перегнал меня…. МОЛОДЧИНА. В далеком 1993 году на международке по “КАРАТЕ ДО СИНСЕБУ” я был всего 3-м…. Сын – горжусь тобой, желаю тебе вырасти настоящим мастерам клинка. Люблю , помню, скучаю. Твой отец.
Спасибо большое тренерам , товарищам по команде за Антона . Побед , успехов во всем , здоровья. СПАСИБО.
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