L’importanza delle cose che non si vedono
di Davide Pollero
Durante il seminario di iaido, tenutosi ai campionati europei di Monaco lo scorso 27 ottobre, il sensei Kunikata (membro della delegazione giapponese in visita) ha parlato dell’importanza delle cose che non si vedono. La maggior parte delle volte l’idea generale di quando si guarda uno iaidoka è quella di mettersi davanti e osservare la sua figura nel modo più preciso possibile eppure, come dice il sensei, ci sono molti aspetti fondamentali che invece non si trovano sul davanti, a prima vista, andando a sottolineare e focalizzandosi su di essi da un punto di vista diverso, che meglio illustra un tema che periodicamente trattiamo anche nel nostro dojo. Quello che Kunikata intendeva con “cose che non si vedono” sono tutti quei movimenti o preparazioni ad essi che si dovrebbero fare con la parte posteriore e inferiore del corpo per rendere molto più bella e armoniosa la parte davanti. Si parla infatti di inserimento delle anche e tensione nelle gambe all’inizio di ogni Kata affinché il nostro nukitsuke inizi subito dal seiza con ancora la spada nel fodero in modo da vincere l’avversario senza estrarla, dimostrando già da prima dell’inizio la totale padronanza della situazione. Si è parlato di impostazione delle gambe, distensione totale e non di esse e inoltre si è data una fondamentale importanza alla forza della zona lombare usata appunto per mantenere quella postura dritta e ampia che ci piace tanto vedere da davanti.

Ci sarebbe parecchio da dire ma vorrei chiudere anche con una esperienza personale. Per chi mi conosce sa che quest’anno purtroppo torno a casa da questo europeo con un po’ di delusione: un risultato voluto ma non raggiunto grazie (o a causa) di qualcosa di appunto importante ma che non si vede ovvero presenza e concentrazione. Credo che, soprattutto all’inizio della pratica dello iaido, la quasi totalità del tempo di un allenamento sia volto alla tecnica o perlomeno per me è stato cosi, ora io non sono ne un allenatore ne tantomeno un sensei, però in questi giorni ho potuto riflettere su quanto sia altrettanto importante sviluppare e allenare la presenza che si ha nello shiai e soprattutto la concentrazione in quello che si sta facendo, ponendo attenzione a ogni azione compiuta e a ogni tecnica eseguita essendo “presente” fisicamente e mentalmente in quel momento e in quello shiai-jo pur non rimuginando troppo sul da farsi. Ecco, questo aspetto è forse la lezione più grande che porto a casa da questi 5 giorni e che cercherò di trasmettere anche ai ragazzi nuovi in dojo, queste cose invisibili dentro di te ma così importanti che possono far la differenza sia in un esame che in una gara, fra l’essere promosso o bocciato, fra il tornare a casa con una medaglia o a mani vuote.
Davide Pollero

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Рад за тебя Антон. Ты перегнал меня…. МОЛОДЧИНА. В далеком 1993 году на международке по “КАРАТЕ ДО СИНСЕБУ” я был всего 3-м…. Сын – горжусь тобой, желаю тебе вырасти настоящим мастерам клинка. Люблю , помню, скучаю. Твой отец.
Спасибо большое тренерам , товарищам по команде за Антона . Побед , успехов во всем , здоровья. СПАСИБО.
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