Carlo Cardani (Mu Mun Kwan Milano)

1° classificato categoria Yondan.

Cosa pensi della competizione nello iaido? Perché fare una gara?

Dopo questi due anni di pandemia, soprattutto per incontrare gli altri. Inoltre per la pressione, è diverso rispetto all’allenamento in palestra perché c’è qualcuno che guarda e valuta con attenzione. Questo è particolarmente importante nei gradi più alti, dove gli esami diventano più rarefatti e quindi mancano occasioni per mettersi alla prova.

In che modo cambia l’allenamento in vista di una competizione?

Cambia perché diventa più mirato, si cercano di curare i punti fondamentali. Poi cambia il ritmo, diventa più intenso per cercare il fighting giusto. Aumenta quindi anche la frequenza con cui ci si allena, diventando anche una scusa per incontrare altri atleti, visitare altri dojo e partecipare a seminari.

Come vivi il rapporto con gli altri praticanti?

Tanto per cominciare lo iaido è un’attività particolare, molto solitaria. Per questo praticare insieme ad altri cambia drasticamente e a me piace, aggiunge una dimensione esterna a una disciplina prettamente indirizzata verso l’interno. Quindi lo ricerco molto.

Preferisci la gara individuale o a squadra?

Sono molto diverse, la gara a squadra prevede anche una parte di tattica che personalmente mi lascia indifferente. La parte interessante è, per me, l’aggiunta della pressione per il fatto che si gareggia con i compagni e si condivide il risultato con gli altri, questo aggiunge un altro grado di coinvolgimento alla pratica. Per esempio a me piace curare la dimensione del gruppo, provando tutti insieme tutti i kata indicati per i tre ruoli, cercando di muoversi all’unisono.

Percepisci lo shiai più contro te stesso o contro l’avversario?

Tendenzialmente è contro me stesso, anche perché è improbabile riuscire a influenzare l’altra persona, salvo rari casi. Quindi è prevalentemente contro se stessi, si tratta di un’occasione per fare meglio della volta precedente.

Quali sono gli insegnamenti che trai da una gara?

Nel fare una gara si ha un riscontro sul proprio laido (dato dalle bandierine e dai commenti). Internamente si tira fuori più confidenza, quando finisce la gara ci si valuta e si fa un bilancio di quello che è venuto meglio e di che cosa invece si può migliorare. In ogni caso, a prescindere dal risultato, è importante la ricerca di feedback da parte di chi ha guardato, siano essi arbitri o amici che hanno assistito allo shiai. In dojo si viene esaminati in un ambiente tranquillo, in gara invece – dovendo dare il massimo – che cosa emerge?

Come ti senti di fronte alla prima gara dopo un passaggio di grado?

Molto più teso, soprattutto quest’anno, con il passaggio fra terzo e quarto dan che prevede l’introduzione di un kata di koryu per la prima volta. Questo ha aumentato la tensione, penso che si tratti di un passaggio molto importante. In ogni caso, a prescindere da questo, c’è sempre dello stress in più perché tutti quelli che si incontrano hanno come minimo un anno di pratica in più in quella categoria, quindi il proprio iaido dovrà essere di livello adeguato a una simile aspettativa.

Hai dei riti scaramantici?

Sembra strano ma io, nei giorni di gara, non pranzo. Colazione leggera e niente pranzo (lascio immaginare la cena, invece…). È cominciato come risultato della tensione accumulata nelle prime gare, che mi impediva di mangiare, e poi è diventato un rito vero e proprio.

Ti aiuta ascoltare musica?

Quando la uso ascolto power metal, epic metal, o altro che mi carichi, immaginando grandi battaglie in stile Il signore degli anelli. L’ho fatto a tutti i campionati europei (anche perché vedevo Claudio farlo), mentre a quelli italiani meno, perché c’è sempre qualcuno con cui parlare e distrarsi.

Carlo Cardani
Carlo Cardani foto ©alessiorastrelli
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Stefano Teani
Compositore, direttore d’orchestra e pianista performer. Completati col massimo dei voti gli studi in Conservatorio, ha frequentato nel 2016 la Italian Opera Academy del Mº Muti e nel 2017 ha conseguito con il massimo dei voti il Master di I livello di Musica Applicata all’Immagine. Si è perfezionato con Maestri di chiara fama in pianoforte (De Maria, Delle Vigne, Balzani), composizione (Murail, Corghi, Bonifacio) e direzione (Neuhold, Bufalini, Kuhn). Dal 2018 è compositore in residence presso l’Accademia di Montegral di Gustav Kuhn, del quale è assistente. L’anno successivo, la sua opera Maximilian - composta a quattro mani col compositore Beomseok Yi - è stata eseguita al Tiroler Festspiele di Erl (Austria). Nel 2020 fonda l’Orchestra Sinfonica della Versilia, della quale è Presidente e Direttore Musicale. Nello stesso anno pubblica il libro “L’epoca dell’Essere, la musica del mondo nuovo” (Felici Editore). Appassionato di filosofia e di discipline orientali, ha studiato Filosofia all’Università di Pisa e pratica il Karate, lo Iaido e il Jodo.

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