Ilaria Mencaroni (Muganokai Livorno)

1° classificata categoria Sandan e 1° classificata competizione a squadre.

Cosa pensi della competizione nello iaido? Perché fare una gara?

Ci sono molti motivi, e ogni volta che faccio una gara aumentano. A me aiuta ad allenare una parte fondamentale dello laido che da sola non riuscirei a sviluppare, ovvero l’aspetto più prettamente mentale, qualcosa che non puoi studiare nel dojo o nei seminari, dove ci si dedica soprattutto alla tecnica. Si tratta di trovare il contenuto alla forma che si sta acquisendo. Per me il momento della gara è quello più indicato per sviluppare questa concentrazione e focalizzazione per superare lo stress. Sopratutto per una persona molto timida come me, aiuta a superare la tendenza naturale a restare nella confort zone

In che modo cambia l’allenamento in vista di una competizione?

Cambia moltissimo, perché cerco questo atteggiamento psicologico di grande concentrazione che è faticoso. Se non ci fosse la gara probabilmente allenerei altri aspetti ma tralascerei questo. Da noi, in palestra, nelle due settimane che precedono la competizione non si studiano molto gli aspetti tecnici ma ci si concentra sull’aspetto psicologico.

Come vivi il rapporto con gli altri praticanti?

Si respira un’aria bellissima, penso che sia un mondo particolare quello dello laido, rispetto anche ad altre discipline. Siamo davvero tutti concentrati a fare del nostro meglio, anche i giudici sono partecipi della fatica, sforzandosi a loro volta di dare il massimo. Per esempio, nell’ultimo campionato ho visto Alessio Rastrelli che faceva foto non solo ai suoi compagni di dojo, ma a tutti. C’è un momento bellissimo poi alla fine della gara in cui qualcuno (non per forza un maestro) viene a darti un consiglio. Questo è bellissimo, perché significa che quella persona ha avuto un pensiero per te, per farti crescere. Quando esco dalle competizioni sento un’unione con tutte le realtà, tutti i dojo, perché abbiamo condiviso qualcosa, osservando i reciproci progressi.

Preferisci la gara individuale o a squadra?

Tutte e due, all’inizio preferivo l’individuale perché la squadra la percepivo come una grande responsabilità. Nella gara individuale perdo solo io, nell’altra invece sento la responsabilità di far perdere anche gli altri. 

Percepisci lo shiai più contro te stesso o contro l’avversario?

Assolutamente contro me stessa, anche perché per come è impostata la gara non riesco a vedere l’altro, al massimo posso sentirne l’energia che mi spinge a far meglio. Quindi non ho la sensazione che qualcuno mi ostacoli, penso invece che io stia facendo quello che devo e, se c’è qualcuno particolarmente bravo accanto, mi arriverà una bellissima energia capace di spronarmi a farei massimo. Il sistema di competizione dello laido secondo me non promuove la rivalità, e questo lo trovo molto bello.

Quali sono gli insegnamenti che trai da una gara?

Spesso sono delusa da me stessa, sento subito l’urgenza di tornare nel dojo per provare a correggere quello che mi è stato detto. Poi vedo tante cose belle, in quelli più bravi di me, portandomi a casa l’entusiasmo di tentare di farlo subito a mia volta. 

Come ti senti di fronte alla prima gara dopo un passaggio di grado?

È accaduto proprio quest’anno. A dire la verità non l’ho pensato, perché siamo entrati in categoria quasi tutti insieme, quindi per me sono i compagni di sempre, non ho notato grandi differenze. Il mio pensiero è stato piuttosto di chiedermi come sarebbero stati gli altri dopo due anni di stop a causa della pandemia.

Hai dei riti scaramantici?

Non so se è scaramantico ma ci sono delle cose che mi dico, mi ripeto per calmarmi e tranquillizzarmi. Sono delle semplici frasi che mi aiutano a cercare la concentrazione.

Ti aiuta ascoltare musica?

No, non lo faccio. Durante gli allenamenti invece quando faccio un kata lo penso musicalmente, sento ogni movimento come fosse una melodia da scandire ritmicamente.

Ilaria Mencaroni
Ilaria Mencaroni foto ©alessiorastrelli
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Stefano Teani
Compositore, direttore d’orchestra e pianista performer. Completati col massimo dei voti gli studi in Conservatorio, ha frequentato nel 2016 la Italian Opera Academy del Mº Muti e nel 2017 ha conseguito con il massimo dei voti il Master di I livello di Musica Applicata all’Immagine. Si è perfezionato con Maestri di chiara fama in pianoforte (De Maria, Delle Vigne, Balzani), composizione (Murail, Corghi, Bonifacio) e direzione (Neuhold, Bufalini, Kuhn). Dal 2018 è compositore in residence presso l’Accademia di Montegral di Gustav Kuhn, del quale è assistente. L’anno successivo, la sua opera Maximilian - composta a quattro mani col compositore Beomseok Yi - è stata eseguita al Tiroler Festspiele di Erl (Austria). Nel 2020 fonda l’Orchestra Sinfonica della Versilia, della quale è Presidente e Direttore Musicale. Nello stesso anno pubblica il libro “L’epoca dell’Essere, la musica del mondo nuovo” (Felici Editore). Appassionato di filosofia e di discipline orientali, ha studiato Filosofia all’Università di Pisa e pratica il Karate, lo Iaido e il Jodo.

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