Arbitrare è un po’ come competere

di Alessio Rastrelli 

Il 30 gennaio si è svolto il primo stage arbitrale del 2022.

Da come dichiarato direttamente dalla Commissione Arbitrale Iaido, lo stage aveva come obiettivo migliorare la formazione degli arbitri meno esperti simulando delle situazioni basate su alcuni punti del regolamento.

La mattinata è stata incentrata su tutte quelle situazioni per cui è richiesto l’uso del ‘gōgi’.

Ci è stato chiesto di arbitrare situazioni in cui uno dei due contendenti commetteva un errore (stabilito a priori dalla Commissione). Noi eravamo tenuti a riconoscere l’errore e valutare se fosse un errore da gōgi.

Alcuni di questi errori possono essere:

  • andare fuori tempo massimo consentito
  • fare un kata al posto di un altro
  • sbagliare un kata
  • uscire dall’area delimitata per l’incontro
  • insultare l’avversario o gli arbitri

Sicuramente molto formativa come esperienza ma anche molto divertente per le varie situazioni assurde simulate.

Nel pomeriggio invece sono stati arbitrati incontri della nazionale con l’intervento e i commenti dei 7° dan presenti allo stage.

Alla fine c’è stata anche una dimostrazione di arbitraggio tra due squadre, che ho avuto il piacere di arbitrare.

Il compito dell’arbitro di iaido è tutt’altro che facile. Oltre a conoscere tutto il regolamento arbitrale, tutte le pratiche di arbitraggio (che sono anch’esse dei veri e propri kata) e ovviamente tutti i chakuganten è richiesta una grande concentrazione, correttezza e imparzialità.

Facile a dirsi ma non a farsi!

Per fortuna esistono questi seminari che ci permettono di fare esperienza e migliorare sempre più il nostro livello.

Noi ‘giovani’ arbitri commettiamo errori e serve tanta esperienza per arbitrare bene un incontro. Sicuramente aiuta molto avere esperienza diretta di gare.

Tra l’altro sono convinto che arbitrare aiuta notevolmente anche la nostra pratica. Dovendo osservare molto attentamente ogni singola competizione si riesce a vedere tutte le imperfezioni e gli errori (che probabilmente commettiamo anche noi) ma anche gli aspetti positivi che vorremmo imitare.

Del resto come dice il Capo:

Arbitrare è un po’ come competere: mettercela tutta per non sbagliare, guardare tutto e lasciarsi emozionare dalle cose belle degli atleti ma giudicare anche gli errori e riuscire a dargli il giusto peso.

Ne approfitto per ringraziare ufficialmente la Commissione Arbitrale per l’ottimo supporto profuso in questi seminari.

Alessio Rastrelli

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