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Nuovi inizi SGT: arbitraggio e competizione

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CCII2020

Quest’anno per la prima volta non ho gareggiato ma solo arbitrato i campionati Italiani di iaido.  Dal 2003, almeno così riporta il sito Cik, ho sempre partecipato come competitor, nel 2020 sono solo arbitro.

Sono sincero, nessuna emozione particolare o rimpianto. La vita è fatta di cicli, il mio come competitor è finito. Prosegue quello di arbitro e continua la mia ricerca nella via dello iaido.  Come arbitro si ha una grande responsabilità, non è facile e chi dagli spalti critica i risultati dovrebbe scendere in campo e provare a dover decretare vittoria o sconfitta, consapevole che a volte le vittorie conducono a facili entusiasmi e le sconfitte a inutili depressioni.

Arbitrare è un po’ come competere: mettercela tutta per non sbagliare, guardare tutto e lasciarsi emozionare dalle cose belle degli atleti ma giudicare anche gli errori e riuscire a dargli il giusto peso. 

Mi manca la competizione? Sì, mi manca quella parte della gara che ti prende allo stomaco e ti dà la scarica di adrenalina. Ci perderò il sonno? No, sono sempre pronto a nuove scommesse: Kyoto Taikai e se possibile il prossimo anno l’Osaka Taikai perché “il lupo perde il pelo ma non il vizio” e l’esame da 8° Dan non può cogliermi impreparato!

Claudio Zanoni, renshi 7 dan

Campionati-2020

Questo febbraio, nel weekend dell’8-9, ho preso parte al mio primo campionato italiano di Iaido, con annesso esame da 1° Kyu. È stato un week-end intenso, iniziato venerdì pomeriggio con il viaggio verso Castenaso (dove i senpai Pierluca e Chiara hanno risposto ampiamente alle mie numerose domande) e finito domenica sera, completamente stanco e contento dell’esperienza vissuta.

Il sabato inizia presto, sveglia 7.30, colazione e partenza per il palazzetto dello sport per completare la registrazione. Lì scopro che siamo in tanti ad avere la passione per questa disciplina, tutti si conoscono e c’è un’atmosfera gioviale. Mi cambio, saluto i senpai e mi scaldo un po’ per allentare la tensione provando i kata che dovrò affrontare nelle pool. Inizio con Mae e commetto subito un errore: il mio taglio è troppo “profondo” e la spada sbatte per terra. Fra me e me penso: “Iniziamo bene”, ma un maestro si avvicina dicendomi che non è un errore importante, basta andare avanti mostrando una faccia di bronzo. Colgo al volo il consiglio e continuo il riscaldamento.

Iniziano i campionati, tutti in riga per il saluto e mi rendo conto che noi siamo in tanti, almeno il doppio di tutti gli altri dojo. Partono le gare dei 6°, 5° e 4° dan: i nostri vanno bene, Andrea in finale e gli altri senpai portano a casa tre medaglie di bronzo. Piccola pausa per permettere agli arbitri di cambiarsi ed iniziano le pool della categoria “mudan”. Alberto è il primo a tirare, va benissimo, 3-0 e 3-0, e passa la pool come primo. Tocca a me, sono un po’ agitato, ma nulla di che. Eseguo i miei kata (1, 2 e 6), mi sembra di farli bene e di metterci il giusto fighting. Finisco per primo e aspetto il voto dei giudici che è una doccia gelata: perdo 3 a 0. Torno indietro e mi sistemo, tocca di nuovo a me. Su consiglio di Chiara non mi lascio scoraggiare e rimango concentrato. Rieseguo i kata e mi sembra di farli un po’ meglio, mi sento più fluido, ma il risultato non cambia: sconfitta per 3 a 0.

1-kyu-Lassalle-Cramarossa

Per me i campionati italiani finiscono qui. I senpai mi dicono che ho tirato bene, ma non è stato sufficiente. Sono dispiaciuto ed incazzato, non mi piace perdere e se gareggio provo sempre a vincere. Altrimenti che senso ha gareggiare?! Continuo a guardare le gare e cerco di capire dove ho sbagliato. Osservando gli altri partecipanti, cerco di capire come migliorare e la rabbia per la sconfitta si traduce in una voglia matta di tornare in dojo ad allenarmi. Per fortuna martedì è vicinissimo.

Sabato passa in un lampo e domenica mattina siamo di nuovo al palazzetto per fare il tifo per la squadra. Qualcuno è tornato a casa e molti sono impegnati ad arbitrare. Siamo rimasti io e Alberto che dobbiamo fare l’esame nel pomeriggio. Ci diamo da fare per la squadra, segnando formazioni e punteggio delle altre squadre. L’attività mi diverte e, ciliegina sulla torta, la squadra vince l’oro.

Prima di sapere quali saranno i kata per gli esami c’è ancora tempo per l’embu degli arbitri. Si cimentano quasi tutti nei kata di scuola antica e finalmente vedo la maestra Danielle praticare! Non avevo ancora avuto questa opportunità perché da quando sono entrato in palestra ha sempre insegnato. Infine, l’ora dell’esame si avvicina, vengono appesi i kata (per il primo kyu ci sono 1, 4, 6, 8 e 10) ed inizio a scaldarmi. Alterno pratica e tappa in spogliatoio per risistemare l’hakama: vestirsi bene è ancora un mistero per me! Alla fine l’esame va via in un lampo, faccio il mio con tranquillità e il mio numero è presente fra quelli che hanno passato l’esame.

L’obiettivo di questo weekend è raggiunto, anche se c’è ancora un po’ di amarezza per la gara. I senpai ci fanno i complimenti e ci ricordano la nostra tradizione… bignole per tutti! Da questa esperienza mi porterò dietro ricordi sia belli che brutti ed ho imparato che il capo ha sempre ragione (meglio fare una gara prima di un esame, la tensione sparisce). Ma la cosa più importante – dopo aver visto molti praticanti tirare – è che siamo fortunati ad avere Claudio e Danielle che riportano tutte le novità sullo Iaido dal Giappone e ci spingono a fare sempre meglio.

Marco Lassalle, 1 kyu

Campionati iaido 2020

Per la prima volta, ai Campionati Italiani di Iaido 2020 che si sono svolti a Castenaso (BO) l’8 e il 9 febbraio scorsi, ho arbitrato le gare, sia individuali che a squadre.

Come si dice, c’è sempre una prima volta nella vita. Quella situazione mi ha fatto capire una serie di fatti e detti che hanno punteggiato i miei dodici anni di pratica; soprattutto mi è tornata alla mente una frase pronunciata da Nino Dellisanti, quando fui spedita a sostenere uno di quegli esami interni per i kyu sotto al 1°, con una commissione formata dai gradi più alti della nostra palestra e di altri da fuori. 

Era, forse, fine giugno del 2008.

Nino disse: ”Nelle valutazioni non c’è affetto”. Ecco, queste parole si scolpirono nella mia testa e nel tempo divennero sempre più chiare. Perché nel momento della valutazione dei candidati che disputano una gara , occorre innanzitutto quasi cancellare i tratti delle persone che si hanno di fronte. Il mondo di questa disciplina è numericamente ridotto e ci si conosce bene o male tutti quanti; inoltre, fino a poco prima anche tu sei dall’altra parte della barricata. 

E’ necessario uno sforzo di astrazione che permetta di soppesare esclusivamente la performance dei due atleti. Al tempo stesso, poi, ci si mette in gioco sulla base delle proprie conoscenze tecniche e ciò è un’altra grande fonte di apprendimento e di confronto. Le verifiche continue e ripetute sono alla base di ogni arte marziale.

Arbitri-Gioanetti-Rastrelli-Battista

Un altro elemento di cui ho colto la necessità è la liturgia dell’abbigliamento e dei movimenti della terna arbitrale: è davvero qualcosa che aiuta a calarsi in un ruolo specifico e nello spirito che quel ruolo richiede.

Devo dire che ho trovato questa esperienza molto interessante ed arricchente. A tale proposito desidero ringraziare la federazione ed i responsabili della commissione arbitrale per aver dato l’opportunità ai nuovi arbitri di debuttare in questa veste.

Ringrazio anche gli arbitri senior che sono stati accoglienti e prodighi di cure verso i nuovi arrivati, il che ha contribuito a metterci a nostro agio e a sentirci sicuri.

E ovviamente, last but not least, il grazie maggiore va ai miei sensei Claudio e Danielle perché tutto questo non sarebbe stato possibile senza il loro costante impegno e la dedizione che esprimono nei confronti degli allievi.

L’arbitraggio è un ulteriore banco di prova e non un punto di arrivo; è qualcosa che ti costringe a fare i conti con la tua pratica e le tue idee e contribuisce all’idea che la bellezza di tutto questo stia nell’essere perennemente in cammino e non sentirsi mai giunti in cima.

Cristina Gioanetti, 4 dan

Squadra-2020-premiazione

A fine gennaio Sensei Zanoni ha comunicato i nomi della squadra per i campionati italiani 2020 e per me è stata davvero una bella sorpresa quando quel martedì mattina ho visto il mio cognome indicato nel messaggio di Whatsapp. Ho dovuto letteralmente rileggerlo tre volte perché non ci credevo!

La prima sensazione è stata bellissima, ero stata scelta per questo ruolo e tutto ciò mi riempiva di orgoglio, ma un secondo dopo la mia mente stava già sabotando tutto e mi chiedeva “sarai in grado di non deludere i tuoi Sensei?”. Ho ancora difficoltà a controllare questo genere di emozioni e davvero non volevo deludere il Sensei e la Maestra.

Nei giorni successivi ho cercato di trovare nella respirazione una soluzione, ma neanche quella pareva funzionare; ho cercato di ascoltare il mio corpo, vedere i miei difetti e sperare in un buon risultato sabato. Quello mi avrebbe risollevato e forse tranquillizzato un po’. Risultato che però alla fine non è arrivato e le parole di Claudio dopo le gare mi avevano demoralizzato molto, sembrava deluso. 

La mattina seguente avevo però un’altra carica, un’altra motivazione: Claudio aveva ragione, non mi ero preparata nell’ultimo periodo, anzi la mattina del sabato ero lì solo per stare con i miei compagni e amici, non ero lì per vincere. Oggi (domenica ndr) doveva essere diverso. 

E così è stato: almeno per il mio spirito (gli incontri non sono andati benissimo); ero consapevole che il mio umore e la mia energia potevano incidere nella vittoria e sapevo che dovevo fare la mia parte.

Per una volta non ho dovuto solo pensare alla mia gara e al mio ritmo, ma pensare anche al ritmo degli altri, sincronizzarmi con loro, un po’ come accade nel Jodo. In più ero fortunata perché con me c’erano le persone con cui avevo legato fin da subito in dojo a Torino, mi sentivo più tranquilla.

Un’esperienza davvero bella, un grazie ai miei Sensei che mi hanno permesso di realizzarla. 

La porto nel mio bagaglio personale di esperienza di vita, un’altra esperienza che mi ha reso felice.

Ramona Paravano, 2 dan

premiati-nidan

In occasione dei Campionati Italiani di Iaido a Castenaso, pensavo che avrei dovuto semplicemente presentarmi per sottopormi finalmente all’esame per 1° kyu. Si sa però che la vita è strana a volte, e ci capita di infilarci in situazioni in cui non avremmo mai pensato di trovarci; si sa anche che le “prime volte” possono essere folgoranti, più nel male che nel bene, e che spesso si impara più dalle sconfitte che dai successi. Per aspera ad astra avrebbero detto i latini.

I maestri Claudio e Danielle hanno suggerito che partecipassi alle gare il giorno prima dell’esame, perché sarebbe stata un’ottima pratica per preparare l’esame il giorno dopo, e per superare “l’ansia da prestazione” che inevitabilmente si presenta in occasione della prova (e forse io lo so meglio di altri, essendo un individuo ansioso di base). Queste sono state le uniche motivazioni che mi hanno spinto ad accettare: non avevo nessuno spirito agonistico, né desiderio di portare qualche risultato a casa, ma volevo dare il meglio di me al momento dell’esame, anche come ringraziamento a chi ha impegnato tempo e fatica per farmi comprendere il necessario.

Cos’è avvenuto infine una volta giunto lì? È successo che ho superato le eliminatorie come primo della mia pool, ma sono uscito subito dopo, prima di arrivare in zona medaglia. Questa pratica e questa bella dose d’ansia scaricata mi hanno effettivamente preparato un po’ di più all’esame del giorno successivo, in cui ero decisamente più calmo e controllato; quindi tutto si è risolto per il meglio, le gare hanno avuto l’effetto sperato, l’esame è stato superato. Non ero preparato però a tutte le altre emozioni che ho provato in queste due giornate.

Prima tra tutte, il desiderio di competizione: non ero interessato ai miei risultati durante le gare, fino al momento in cui ho visto alzarsi quelle tre bandierine tutte in mio favore. Questo non è stato un piacere volto ad alimentare il mio ego, caratterizzato dal desiderio di prevaricare sugli altri, l’ho percepito più come un riconoscimento del lavoro che ho fatto durante i miei allenamenti, in cui ho sempre cercato di migliorare me stesso. In quelle occasioni il mio iaido è stato giudicato migliore di quello dei miei “rivali”, ma è stata poi la sconfitta a farmi comprendere quali sono i miei limiti: l’essere impacciato a causa di un eccesso di tensione (e si è notato), il non sapere esattamente come gestire il kaishisen (che mi ha portato a commettere un vero e proprio errore nel dodicesimo kata), il non saper ancora gestire bene il mio corpo (che è sempre perennemente proteso in avanti), e ovviamente tante altre piccole cose. In tutto ciò, ho avuto modo di vedere “tanti tipi di iaido” differenti, e ho avuto quindi modo di approfondire dove posso e devo migliorare, e magari un giorno stringerò sempre maggiori e migliori rapporti di sana rivalità!

La seconda (forse prima per importanza) fondamentale emozione che ho provato è il senso di appartenenza ad un gruppo. Nel dojo siamo tanti, ci provano in tutti i modi ad eliminarci, ad esempio con la mandatoria lezione privata sul saluto tenuta da Stefania, ma siamo gente coriacea. Ho conosciuto tutti i senpai durante gli allenamenti, chi più, chi meno, ma ritrovarci insieme ai campionati, come un unico gruppo di persone che guardano nella stessa direzione, che aspirano agli stessi obiettivi, che si danno una mano l’un l’altro per raggiungerli, è una sensazione che non si dimentica facilmente. Mi sento immensamente in debito con chiunque mi abbia aiutato in loco a prepararmi alle gare e all’esame, con un po’ di pratica e correzioni, o anche solo con qualche parola di conforto e incitamento. Forse è questo il motivo per cui la vittoria che mi ha commosso di più è stata quella della nostra squadra, più che le singole vittorie dei nostri iaidoka.

Sono grato al fato di avermi indirizzato al dojo della S.G.T. di Via Magenta, sono grato ai maestri di avermi guidato fino a qui, sono grato ai senpai per tutto ciò che mi hanno insegnato dagli inizi ad oggi. Siamo una bellissima squadra. Ad maiora!

Alberto Cramarossa, 1 kyu

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© Ringraziamo Marcello Galli per le fotografie che ritraggono le premiazioni.


Un nuovo viaggio in Giappone

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dojo-Ishido

Anche quest’anno siamo andati dal Sensei in Giappone per la nostra settimana di Iaido.

In sei giorni abbiamo fatto 28 ore di iaido con il Sensei sempre presente in dojo. Un allenamento intensivo e profondo.

Poiché due settimane prima di partire mi si è bloccato il ginocchio e inizialmente non riuscivo neppure a camminare, ero abbastanza preoccupata. Il Sensei mi ha fatto allenare solo con i kata in piedi di ZNKR e mi ha fatto studiare Okuden in piedi, con piccole difficoltà sono quindi riuscita ad arrivare fino alla fine dell’allenamento.

Su Okuden questa volta il Sensei mi ha fatto approfondire le singole tecniche tralasciando i diversi kai waza che avevamo visto a giugno. Anche questa volta ha insistito molto sulla tecnica ma molto di più sul contenuto e sul significato di quello che stiamo facendo usando come sempre mille attrezzi e i disegni alla lavagna.

Ishido-Zanoni-oroshi

Nel tempo ho capito che il  modo di insegnare del Sensei è duplice. Se scegli di fare molti kata il suo insegnamento rimane più in superficie, ti dice molte cose ma non ha il tempo di approfondire. Se invece scegli di studiare pochi kata allora il suo atteggiamento cambia: il primo giorno ti dice che va abbastanza bene, ti lascia prendere familiarità con la forma e ci sono poche correzioni, il secondo incomincia ad aggiungere dettagli, il terzo aggiunge ancora delle cose e ti dimostra l’efficacia o meno di quello che stai facendo  e così via. Alla fine della settimana la conoscenza del kata si è approfondita tantissimo e capisci cosa vuol dire il Sensei quando cerca di farti capire che Koryu è un mondo di cui è importante capire bene il senso e l’applicazione: cosa sta realmente facendo il tuo avversario e di conseguenza come ti devi muovere tu? 

Per esempio Alessio ha studiato per tutta la settimana principalmente Oroshi e ha ricevuto tantissime correzioni e dimostrazioni dal Sensei e alla fine anche un complimento: much much better!

Claudio invece ha ricevuto alcune piccole correzioni su Ukigumo e Oroshi (kata sui quali ha passato intere giornate di studio negli anni precedenti) e un bell’approfondimento su Iwanami e una “special version” di Tozume.

Cosa dire? Ogni volta rinasce l’entusiasmo e ritorna appieno la voglia di continuare a studiare e ad approfondire perché ci sono tantissime cose da imparare ed il Sensei è sempre estremamente generoso nel guidarci sulla via dell’apprendimento.

Danielle Borra, kyoshi 7 dan

Zanoni-Rastrelli-Sappino-Borra-Ishido-Cioni

Ed eccoci di nuovo qui in Giappone, sono passati un po’ più di 6 mesi, ed eccoci di nuovo a Kawasaki, che oramai è un po’ come se fosse una seconda casa,  si conoscono i ristoranti, i locali dove bere una birra anche se ogni anno si fanno nuove scoperte.

Quest’anno abbiamo deciso di andare ad inizio anno, complici un po’ le olimpiadi ed un po’ il mio lavoro che a maggio mi crea sempre problemi, quindi per il primo anno da quando sono 6 dan non parteciperò al Kyoto taikai.

Settimana secca di studio in dojo quindi, tante aspettative con qualche paura, ho un fastidio alle ginocchia e non so come riuscirò a reggere.

Il viaggio è ok tranne per Marilena a cui perdono i bagagli che  fortunatamente arrivano domenica sera direttamente in albergo.

Lunedì mattina in dojo alle 9.40, il Maestro ci aspetta già pronto, è in splendida forma e ci farà compagnia per tutte le ore di lezione: fantastico!

Zanoni-Ukigumo-dojo-Ishido

Finalmente sono più rilassato, ho appena passato l’esame da 7° e quindi posso concedermi un minimo di tranquillità e serenità, all’esame da 8° mancano 10 anni, e diciamo che almeno questa volta voglio allenarmi senza pressioni di sorta.  Dal prossimo viaggio si inizierà la preparazione, faccio i kata di ZNKR e non ci sono praticamente correzioni, alcune piccole note su ushiro e su ukenagashi (come poteva mancare!).

Il ginocchio regge e quindi dopo un po’ inizio a ripassare la prima serie, il Maestro mi da dei compiti su Ryuto, compiti che mi porterò a casa e che continuerò a studiare in dojo, e mi corregge Gyakuto, diminuendo l’abbassamento delle anche nello tsuki.

Lunedì sera passa in dojo Morishima Sensei che mi porta un regalo per il passaggio del 7 dan, spendendo delle bellissime parole su di me e Danielle e sulla nostra pratica.  Purtroppo ha un problema al gomito e non può praticare, molto probabilmente dovrà sottoporsi ad una operazione, speriamo che possa riprendere presto a praticare ed insegnare.

Ishido Sensei

Inizio a ripassare la seconda serie, la mia preferita, le ginocchia reggono e quindi spendo tantissimo tempo su Ukigumo, Oroshi, con piccole correzioni da parte del maestro che comunque, sembra soddisfatto delle mie performance.  Eseguo Iwanami basic version, ed il Maestro mi fa un bellissimo regalo, mi viene vicino e mi insegna altre due versioni di Iwanami, le provo ed il Maestro annuisce, “ok, adesso puoi praticare queste”.

In questo frangente mi fa un bellissimo complimento, con l’aiuto di un piccolo traduttore, ci sta illustrando i concetti più difficili, e parlando nel traduttore  quello che ne esce è: “ Cosa ha di buono Zanoni? E che gli dici le cose e le fa subito corrette”.

Credo di essermi alzato da terra in quel momento, sicuramente è un dono che ho sempre avuto, quello di avere una grande capacità mnemonica col corpo, vedo una cosa e riesco quasi subito a replicarla, abbastanza correttamente, ma sicuramente in questi anni di studio dello iaido, mi sono impegnato moltissimo a migliorare questa qualità cercando di replicare col corpo gli insegnamenti che mi vengono donati dai Sensei.

Kamiza-Ishido

Le ginocchia iniziano a lamentarsi, ma chi se ne frega, vado di ghiaccio e antidolorifici e continuo a macinare kata e cerco di correggere le cose che il Sensei mi insegna, quando arriviamo a Tozume il Maestro ci spiega la differenze tra il kata di Shinden e quello di Jikiden, e poi mi guarda e mi dice, Zanoni special tecnic! Wow, che altro dire, l’ho già visto, ho anche provato a farlo ma non pensavo che il Maestro mi ritenesse pronto per questa tecnica, solo alcuni dei migliori Iaidoka Europei, come Lukas e Jesper si avventurano su questo tipo di tecnica senza risultare goffi, mi cimento e dopo qualche correzione il kata inizia a prender forma, ci dovrò lavorare ma ci arriverò, voglio ripagare la fiducia del Maestro.

Per la prima volta da quando vado in Giappone mercoledì sera ho partecipato alla lezione di Jodo, devo ringraziare infinitamente Aurélien, per avermi assistito 2 ore e mezza, e anche Kotaro Sensei che mi ha dato preziosi consigli.  In molti pensano che il Jodo per me non abbia nessuna importanza, persone che non mi conoscono e che partono dal loro modo di vedere le cose ma se non mi interessasse non lo praticherei. Sicuramente il mio obbiettivo primario fino a novembre era prendere il 7° dan di Iaido, ma adesso è altrettanto importante crescere nel Jodo, pratico Jodo tutte le settimane e a marzo proverò il 4° dan  cercando di evitare la bocciatura. Ovviamente praticare Iaido ed insegnare Iaido mantenendo un livello alto richiede un impegno notevole, di energie, di tempo e di risorse finanziare, non posso sicuramente duplicare queste energie nel Jodo, non ne sarei capace.

Zanoni-oroshi

Ma tralasciamo l’intermezzo Jodo e torniamo al Giappone, l’allenamento procede fino a sabato, le ginocchia oramai non ce la fanno più, di notte dormo pochissimo per il dolore, ma non mollo e fino a sabato pomeriggio lavoro in seiza ma soprattutto in tate hiza.

Il Maestro è impagabile, ci ha dato tantissimo ed anche lui sembra essere stanco, purtroppo la settimana è finita, salutiamo Kawasaki, salutiamo la nostra seconda casa, salutiamo il Maestro che ci ha di nuovo dato così tanto

Grazie Sensei ,

Claudio Zanoni, renshi 7 dan

Iaido e “Comfort zone”

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Danielle Borra

“La tua vita inizia dove finisce la tua zona di comfort”.

Neal Donald Walsch

“Il vero problema non è tanto il non uscire dalla propria zona di comfort, ma cadere nell’abitudine di fare sempre le medesime scelte, di adottare sempre le strategie più familiari anche se non sono le più utili.”  

Anna De Simone 

Non importa quello che stai guardando, ma quello che riesci a vedere.

Henry David Thoreau

La comfort zone è un argomento molto trattato dai life coach e dai motivatori personali e spesso citato anche dal Maestro René.

Ma che cos’è la comfort zone? Esistono molte definizioni:  in sintesi è l’insieme degli atteggiamenti, delle abitudini, dei  comportamenti reiterati che vanno a formare un cerchio ideale dentro al quale decidiamo di vivere.

Nella zona di comfort tutto ci è familiare e ci sentiamo a nostro agio perché le nostre abitudini fanno si che sappiamo gestire le situazioni e non corriamo rischi.

Il cerchio delle nostre abitudini è confortevole e privo di rischi, ma limita la nostra crescita e la nostra capacità di cogliere quelle opportunità che la vita ci offre ma di cui abbiamo paura. Non è ovviamente sempre da considerare negativo nella vita rimanere nella zona di comfort ma potrebbe esserlo per lo Iaido. 

Comfort zone

Girato sullo iaido la comfort zone è continuare a fare quello che abbiamo sempre fatto, continuare con i movimenti che conosciamo senza cercare di cambiare veramente il nostro modo di fare iaido perché questo tentativo di cambiamento ci fa sentire a disagio. Per esempio continuiamo ad usare una certa velocità e ritmo nell’esecuzione dei kata perché è quello a cui siamo abituati e appena proviamo a cambiarlo ci sentiamo incerti ed insicuri,  quindi torniamo velocemente al nostro ritmo abituale. Gli esempi possono essere molti ed insegnando ci si imbatte spesso nella difficoltà di cambiare dei propri allievi e nel ripetersi di atteggiamenti e movimenti sempre uguali.

Il cambiamento ci spaventa e richiede fatica ed applicazione quindi rimaniamo nella nostra area di comfort. Lì le nostre prestazioni sono costanti.  Però così facendo perdiamo delle opportunità di crescita e in qualche modo la mancanza di cambiamento nel tempo provocherà un senso di delusione e sofferenza che magari, sempre per comodità, attribuiremo a qualche cosa di esterno a noi e che piano piano ci farà disamorare di quello che facciamo e abbiamo praticato per molti anni.

Inoltre, a volte,  cominciare a cambiare qualche cosa nel proprio iaido determina un peggioramento iniziale e quindi una cosa che percepiamo come un rischio e che ci fa tornare rapidamente nella nostra zona di comfort. 

Come produrre il cambiamento?

Prima di tutto bisogna diventare consapevoli di quali sono le nostre aree di comfort nel praticare iaido, quali sono i movimenti, la postura, il ritmo a cui siamo abituati ma che dobbiamo cambiare. Senza la consapevolezza iniziale non si va avanti come ho già detto più volte. E’ un punto cruciale perchè a volte insegnando ci si rende conto che non riusciamo ad osservarci con chiarezza ed onestà; guardiamo ma non vediamo, non sviluppiamo la consapevolezza, la percezione della realtà del nostro movimento  e non capiamo la necessità di cambiare.

Per esercitarci potremmo produrre una lista delle cose che vorremmo cambiare nel nostro iaido o di quelle che ci vengono spesso segnalate.  La lista ovviamente non è una cosa statica e probabilmente la aggiorneremo continuamente ma incominciamo a fare una lista e a mettere in ordine di priorità le cose che vogliamo cambiare. Possiamo iniziare da quella che ci piace meno nel nostro iaido oppure da una cosa che riteniamo più facile da cambiare (tanto per non rischiare troppo!!!). 

rené claudio danielle

Cominciamo a cambiare una cosa per volta. Dobbiamo concentrarci su un cambiamento che vogliamo produrre non su tutti i cambiamenti contemporaneamente: è troppo difficile. Scegliamo una cosa che vogliamo cambiare e cominciamo ad esercitarla in palestra, a casa e pensandoci lungo il corso della giornata. Claudio una volta in palestra ha condiviso con tutti noi  che per cambiare il modo di girare e applicare jikuashi ha incominciato a pensarci giornalmente, a provarlo in palestra tutte le sere nei momenti che precedono la lezione o durante la pratica libera e nell’esecuzione dei kata. Inizialmente inciampava spesso, ci ha detto, e perdeva l’equilibrio. Ci è voluto tempo ma alla fine il movimento è cambiato. Il percorso da fare è molto semplicemente  quello descritto da Claudio: scegliere una cosa da cambiare, pensarci, esercitarsi e sperimentare, non farsi scoraggiare da apparenti peggioramenti. 

E’ importante osservare cosa produce il cambiamento e non farsi scoraggiare delle difficoltà,  continuando a provare qualche cosa di diverso, ma , mi ripeto, il punto di partenza è la consapevolezza ed una onesta osservazione di sé stessi. 

 Applicando i termini dell’immagine e dei vari articoli sulla comfort zone dobbiamo passare dalla Fear zone alla Learning zone. Ci vuole una certa forza di volontà e di determinazione per produrre il cambiamento ma se riusciamo a farlo in modo sereno e con tranquillità (senza drammi e senza scoraggiarci) probabilmente riusciremo a trasformare il nostro iaido e andare nella growth  zone (e probabilmente avremo imparato a trasformare un pezzettino della nostra vita perché in fondo a questo serve lo iaido). A questo punto avremo allargato la nostra comfort zone. 

Una volta cambiata una cosa dedichiamoci alla seconda della nostra lista e riprendiamo il processo da capo. 

Un altro modo di lavorare su questi concetti è mettersi alla prova facendo cose diverse da quelle abituali. Per esempio se non ci piace essere guardati quando facciamo iaido potremmo offrirci  volontari per una dimostrazione o per farsi correggere in palestra o durante uno stage. Se non ci piace farlo avremo paura e ci sentiremo a disagio, affrontare direttamente la nostra paura provocherà un cambiamento. Non ci piace insegnare? Proviamo a farlo. Non ci piace fare stage all’estero? Andiamo a fare tutti gli stage che possiamo.  Anche qui possiamo iniziare con cose facili e limitate nel tempo tipo una cosa nuova che non ci piace per lezione o a settimana.  

Osservarsi con lucidità e sperimentare è l’unica via al cambiamento che conosco e permette anche di non annoiarsi mai pur ripetendo sempre e solo 12 kata!!!

Danielle Borra, kyoshi 7 dan

Seminario iaido Lucca, 4/5 gennaio 2020

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Gruppo Iaido

Iniziare l’anno con un seminario di iaido, interessante proposta che due splendide persone, Danielle Borra e Claudio Zanoni entrambi 7.mo DAN, hanno accolto con piacere.

Così a Lucca il 4 e 5 gennaio un gruppo di iaidoka, composto da praticanti provenienti da diverse città, si è incontrato con l’obiettivo di mettersi in gioco per migliorare e accrescere la propria pratica.

Due giorni di raffinato lavoro! I kata presi in esame sono stati studiati  in profondità con suggerimenti che solo persone esperte e costantemente aggiornate come loro possono trasmettere.

Danielle e Claudio hanno fatto riferimento ad informazioni che loro stessi hanno ricevuto dai maestri giapponesi che periodicamente frequentano.

Questo costante contatto con il Giappone rende il loro iaido vivo e sempre in evoluzione.

Punti essenziali toccati in questi giorni: terminare ogni movimento che deve essere ampio e rotondo, attenzione allo spostamento dei piedi con particolare riferimento al piede perno,   muoversi nello spazio in armonia.      

Traggo da questo seminario unoa breve frase che deve essere sempre presente nella nostra mente durante la pratica: “Leggerezza, continuità, fluidità”.

Un sentito grazie a Danielle e Claudio per la preziosa disponibilità ma anche al gruppo di iaidoka che hanno permesso di realizzare il seminario a Lucca.

Rosita Giovannetti, 3 dan

ASD Akitsukai