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Ichigan, nisoku, santan, shiriki

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seminario savona

Da una colloquio col Maestro René Van Amersfoort (8.vo dan jodo, 7.mo dan iaido, 5.to dan karate, 4.to dan kendo) su quattro punti di attenzione nella pratica marziale in generale e dello iaido in particolare.

Premetto che sono quattro elementi che possiamo interpretare a livelli differenti a seconda della maturità di pratica del lettore. Ad esempio in nisoku, dove si va a toccare il tasto del movimento della parte bassa del corpo, si può partire da semplici elementi tecnici come il tenere i piedi paralleli o i talloni sollevati, per passare ad elementi più complessi come concentrare l’energia nella parte bassa del corpo, fino ad arrivare al trarre energia dalla terra.

Altra cosa da considerare è che si parte da quattro elementi apparentemente distinti e separati, sintetizzabili in: sguardo, piedi, spirito, tecnica, che tuttavia sono tutt’altro che separati, anzi, spesso s’intersecano nei contenuti, e che certamente concorrono alla creazione di un unicum che alla fine dei conti, nel nostro caso, è lo iaido. 

Semplificando molto i concetti espressi da ichigan nisoku santan shiriki, potremmo applicare allo iaido la seguente sintesi: guardo, mi muovo e col giusto spirito, taglio.

  • Ichigan

Ichi primo, gan faccia, sguardo.

Per prima cosa osservare. Metsuke o meglio ancora: enzan no metsuke, è lo sguardo che permette di vedere l’avversario, di stabilire con esso una relazione di tempo e spazio e con ciò di costruire uno dei pilastri del riai

Ma gli occhi sono anche lo spechio dell’anima o meglio, in questo contesto, lo specchio del nostro spirito, se esso è calmo riusciremo a fare le cose al meglio, se non lo è, cercheremo di calmarlo con la respirazione. Non a caso la pratica inizia con mokuso.

Se siamo calmi, siamo rilassati e questo può consentirci di esprimere una tecnica fluida ed incisiva.

  • Nisoku

Ni secondo, soku gambe e parte bassa del corpo, o meglio ancora la parte del nostro corpo al di sotto del seikatanden.

Un corretto ashi sabaki, movimento dei piedi, consente una corretta posizione delle anche, una corretta distribuzione del peso e di conseguenza concorre fortemente all’ottenimento di un corretto equilibrio e al mantenimento del centro durante l’azione.

Concentrare nella parte bassa del corpo l’energia e la forza consente di muovere la parte alta con fluidità e velocità maggiori. 

Nisoku è infine il riuscire a creare un contatto, non solo fisico, col pavimento per trarre energia direttamente dalla terra.

  • Santan

San terzo, tan tanden o seikatanden, il nostro centro dell’equilibrio sia in senso materiale, baricentro, sia concettuale, il centro del nostro spirito.

Controllare il proprio centro e mantenerlo stabile rispetto alle tre direzioni dello spazio è un punto fondamentale tramite il quale si realizza l’efficacia della nostra tecnica, controllando l’equilibrio.

A muoversi deve essere il seikatanden “il luogo dove ha origine la vita”. 

Se lo facciamo correttamente, possiamo mostrare il nostro spirito combattivo ed essere rapidi, fluidi ed incisivi nell’azione.

Invece troppo spesso il nostro cervello prende il totale sopravvento. Costantemente bombardato da nuove o reiterate informazioni il nostro cervello elabora in continuazione subissato da differenti pensieri. Troppi pensieri, spesso inutili, rallentano l’azione. Il respiro diventa breve, di conseguenza aumenta il tasso di agitazione, d’ansia, di paura.

Eliminare il disordine dalla testa, ad esempio ragiungendo uno stato di calma attraverso la respirazione, consente di spostarci dalla mente cosciente a quella subcoscente realizzando quello stato di reattività che consente di ottimizzare al massimo i nostri movimenti. 

Immaginate d’inciampare e cadere in avanti, se pensate: “adesso sto cadendo, non riesco a riprendermi, sarà opportuno mettere le mani avanti…” vi sarete già rotti il naso sull’asfalto! L’inconscio vi farà invece mettere subito le mani avanti senza bisogno di pensarlo …

  • Shiriki

Shi quarto, riki forza e potenza.

Forza e potenza che non scaturiscono dai muscoli, ma da waza (tecnica, abilità).

Dal fare la “cosa giusta al momento giusto”, muovendosi in modo rilassato e trasformando il movimento del corpo in potenza e velocità, realizzando quindi un’azione fluida, morbida e tagliente ed un buon ki ken tai ichi.

Carlo Sappino, 6 dan

一眼二足三丹四力

Carlo Sappino sensei ha spiegato nel suo articolo il concetto di “ichigan, nisoku, santan, shiriki” con meritevole profondità.

La presente si propone come piccola guida per cominciare a lavorare in modo pratico su questi punti d’attenzione, prima di affrontarli da un più complesso e personale punto di vista spirituale.

Sentii parlare per la prima volta di questa tematica allo stage di Savona di ottobre 2018 da René Van Amersfoort sensei, e mi colpì molto. 

Durante i mesi seguenti ho provato ad esplorarne il significato, capire cosa poteva migliorare della mia pratica grazie a tale insegnamento e quali di questi principi sono più lontani dalla mia comprensione.

La trattazione del sensei Van Amersfoort presentava dei riferimenti spaziali precisi per i primi tre punti d’attenzione che possono essere di grande aiuto per affrontare lo studio da una base pratica:

  • Ichigan: il punto mediano del segmento che congiunge gli occhi.
  • Nisoku: la linea che congiunge i due avampiedi. La base della “piramide” formata dal nostro corpo. 
  • Santan: il seikatanden, situato circa tre pollici dietro il nostro ombelico. 

Si può tracciare una linea che passa tra il punto individuato da Ichigan e quello individuato da Santan e prolungarla fino a terra. Tale proiezione, se la nostra posizione è corretta, dovrebbe intersecare  la linea della “base” formata dagli avampiedi, che sono i nostri punti d’appoggio, con un angolo di 90° ed esattamente nel suo centro. 


Figura corretta

Per comprendere l’utilità di queste linee che percorrono il nostro corpo, possiamo osservare il nostro manichino di legno. Notate come nelle due figure con posture “sbagliate” le perpendicolari tracciate dai due punti Ichigan e Santan non si sovrappongono e finiscono in punti lontani dal centro della “base” della nostra figura. 


Figura sbagliata 1

“Figura sbagliata 1”:

  • posizione: cifotica, con la testa e le spalle protese verso l’avversario, il collo contratto e nei casi più pronunciati il mento in avanti
  • alcune cause possibili: 
    • errata postura di base, spesso sedimentata in anni passati a lavorare alla scrivania senza la pratica di alcuna ginnastica posturale atta a compensare
    • contrazione muscolare eccessiva nella parte superiore della schiena e nelle braccia durante il taglio
    • debolezza muscolare della schiena o delle braccia, che non riescono a gestire l’energia cinetica generata dal movimento della spada
  • conseguenze: 
    • rigidità alla fine del taglio in tutta la parte superiore del corpo
    • poca reattività nella prosecuzione dell’azione: un attacco di risposta di un avversario uscito illeso dal nostro colpo sarebbe molto difficile da parare o schivare poichè tutta la muscolatura è contratta e sbilanciata in avanti
Figura sbagliata 2

“Figura sbagliata 2”:

  • posizione: lordotica, con il bacino molto in avanti rispetto alla base della figura
  • alcune cause possibili: 
    • rigidità nella gamba posteriore durante il passo
    • tallone posteriore che rimane eccessivamente sollevato (in questo caso la gamba posteriore è invece piegata invece che estroflessa). 
    • irrigidimento della schiena nel caricamento del taglio, che si curva all’indietro durante il movimento
    • energia nel tanden e nelle gambe insufficiente
  • conseguenza: 
    • difficoltà nell’eseguire ulteriori passi con fluidità, in particolare all’indietro
    • sensazione di scomodità
    • scarsa padronanza dello spazio e conseguentemente dello scenario del kata

Shiriki

Shiriki è potenza data dalla tecnica. Per affrontarne lo studio in modo pratico mi piace pensare a questo principio formulandolo come segue:

Per rendere efficace, potente ed efficiente una tecnica bisogna usare il minimo quantitativo di forza necessario per mantenere la postura corretta durante tutto il movimento compiuto dal nostro corpo. 

Le “posizioni sbagliate” sono spesso generate dall’uso eccessivo, troppo ridotto o spesso semplicemente inconsapevole dell’energia muscolare. In questo senso Shiriki diventa la guida stessa per mantenere i primi tre punti corretti. 

Ogni variazione errata della contrazione muscolare genera un’alterazione nella postura.

Spesso ci concentriamo sulla posizione all’inizio o alla fine di un movimento, quando è facile valutarsi e correggersi, mentre Shiriki suggerisce che le alterazioni di postura si generino principalmente durante l’esecuzione della tecnica, mentre ci muoviamo. 

Cercare quindi di individuare il punto esatto del movimento in cui nel nostro corpo un muscolo o un gruppo muscolare si contraggono a nostra insaputa può essere di grande aiuto per superare i nostri limiti nella pratica.

La magia della postura

Personalmente nel tempo ho capito che la mia “postura da scrivania” era davvero pessima. Un mix tra la “figura sbagliata 1” e la “figura sbagliata 2” deleterio per ogni lavoro di rilassamento o di raffinamento del taglio. Per molti anni non sono stato in grado di ottenere alcun miglioramento nonostante le innumerevoli correzioni e tempo speso dai maestri. Percepivo che ci fosse qualcosa di sbagliato nel mio corpo, e investivo un sacco di energie e stress nel cercare di capire e cambiare, ma tutti i miei sforzi risultavano inutili

Molto spesso non siamo semplicemente pronti a recepire i messaggi dei nostri insegnanti, a dare il giusto significato a ciò che ci viene detto, ad analizzarci con completa sincerità. Magari crediamo di conoscerci meglio di chi ci parla, magari non vediamo che la strada che abbiamo davanti ha altre direzioni oltre a quella che stiamo percorrendo. 

Tutto ciò non deve scoraggiarci.  

È normale, fa parte della pratica, ed è una delle lezioni più importanti e a lungo termine che possono insegnarci le arti marziali. Probabilmente il nostro sforzo più grande come praticanti non è imparare le singole tecniche, ma imparare come avere una mente aperta e pronta a recepire il cambiamento in ogni momento. D’altronde, non è forse questo il modo per essere sempre in grado di rispondere con prontezza al nostro avversario?

Tornando alla postura, i quattro punti di attenzione evidenziati dal sensei Van Amersfoort sono stati in grado di far breccia nella mia mente e darmi dei cardini di riferimento per lavorare su questa tematica così ostica che andassero oltre gli esercizi posturali classici. Il lavoro svolto finora non ha certamente portato risultati qualitativamente ottimali, e le vecchie abitudini sono sempre dietro l’angolo, ma più riesco ad avvicinarmi alla “figura corretta” più cambia la sensazione che provo durante la pratica. Lo stress dovuto alle contrazioni muscolari superflue si dissipa e come per magia percepisco molto più serenamente il mondo circostante. Aumentano la sicurezza nell’esecuzione, la tranquillità necessaria per lavorare su altri obiettivi della pratica, la sensazione di rendere il kata non una forma costretta e incasellata ma una sequenza di tecniche scelte nel momento presente con uno scopo ben preciso. 

Credo che questo lavoro durerà tutta la vita, ma spero che queste mie parole possano esservi di aiuto, accendendo una lucina sul vostro percorso di praticanti di arti marziali.

Pierluca Regaldi, 5 dan

L’esame da settimo dan e io

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dojo training

A giugno ho sostenuto in Giappone a Kanazawa, fallendolo, l’esame da 7° dan di iaido.

L’esame era un appuntamento che stavo preparando da diversi anni. Chi mi conosce sa che per me gli anni che separano gli esami di grado sono tutti da sfruttare al massimo, perché solo così si può sperare di raggiungere una preparazione sufficiente.

Volevo raccontarvi questa mia esperienza in qualche modo dolorosa, ma anche formativa.

A maggio ci siamo recati in Giappone per qualche giorno di allenamento e per partecipare al Kyoto taikai. L’allenamento in dojo è stato come sempre  molto proficuo, mi sono allenato sotto gli occhi attenti del Maestro e carpendo alcune cose al Maestro Momiyama che preparava il suo esame da 8° dan e che riusciva ad esprimere uno iaido veramente molto bello. Ho partecipato al taikai, non riuscendo ad esprimere appieno il mio iaido come ho già scritto, ma secondo i giudizi dei Maestri che hanno assistito, esprimendo comunque un buon livello.

Ad un mese di distanza siamo  nuovamente partiti per Kawasaki, tre giorni di iaido in cui  il Maestro Ishido ed il Maestro Morishima mi hanno aiutato a mettere a posto le ultime piccole cose per provare al meglio l’esame.  Sono stati tre giorni pieni ed interessanti, piccolissime correzioni, più che altro sulla mia velocità di esecuzione che secondo i maestri era un po’  eccessiva. Quante cose si possono imparare da tre giorni passati in dojo, tanto lavoro ma tanta soddisfazione quando il Maestro annuisce con la testa e ti dice che così va bene.

È arrivato giovedì. Siamo partiti alla volta di Kanazawa, un po’ di turismo giusto tre ore nel pomeriggio, poi ci siamo ricongiunti con il Sensei ma non solo, anche Matsuoka Sensei e Kinomoto Sensei ci aspettano: il Maestro ha provveduto a prenotarci la stanza nello stesso albergo, ci sentiamo coccolati e onorati di tutte queste attenzioni.

La mattina di venerdì di buon ora partiamo alla volta del palazzetto che ospita gli esami, in taxi con i Maestri, ci sono gli esami da 6° dan che vedono la promozione di David ma la bocciatura di Aurélien, peccato perché credo che abbia fatto un buon esame.

Finalmente dopo un’ eternità verso le 14 tocca a noi, sono nella terza fila, l’ultimo a destra, sono teso, consapevole che mi gioco tutto in 6 minuti, entro e i Kata che eseguo mi sembrano buoni, forse un pelino veloce all’inizio ma comunque mi sento bene.  Finisco l’esame, torno sugli spalti ed uscendo Nakamura Sensei che era di fianco mi dice, Zanoni number one, Kinomoto Sensei mi stringe la mano e mi fa i complimenti dicendomi bell’embu, lo stesso dice Ishido Sensei.

Aspettiamo ed escono i risultati, niente da fare il mio numero non c’è, a quel punto una strana sensazione mi assale, sconforto, rabbia, tristezza, non lo so, ho un nodo in gola, certo sapevo di poter fallire ma in fondo ognuno di noi in cuor suo spera di farcela.  Il Maestro guarda il tabellone e scuote la testa incredulo, tutti hanno più o meno la stessa reazione, ma di fatto il mio numero non c’è. Per la prima volta sono stato bocciato, solo la notte dopo realizzerò (2 o 3 le ho passate praticamente in bianco) che quella è stata la prima volta in cui sono stato bocciato in vita mia, a tutti gli esami che ho sostenuto di qualsiasi genere, ma c’è sempre una prima volta.

Ho avuto la possibilità di parlare con due  dei sei maestri che erano in commissione, che mi hanno detto che non capiscono perché sia stato bocciato, loro mi avevano promosso, ho provato anche a chiedere al Maestro Ishido che mi ha ribadito che non capiva perché fossi stato bocciato e che probabilmente il problema era della commissione che non aveva esperienza.

kyoto-taikai-2017 Zanoni

Sabato e domenica abbiamo partecipato al seminario Zen Ken Ren, sotto la guide del Maestro Kusama, che ci ha ribadito le cose già dette in Italia con le ultime precisazioni dettate dall’attuale commissione iaido.

Domenica pomeriggio si è svolto un mini allenamento di Koryu, in cui il Maestro Kusama mi ha invitato a far parte dei 5 che dovevano dimostrare i kata di Koryu davanti a tutti, la cosa mi ha emozionato e inorgoglito, dopo la dimostrazione altra pioggia di complimenti ed altri dubbi che si accumulavano nella mia mente, ma perché sono stato bocciato?

Domenica sera torniamo a Kawasaki ed il Maestro Ishido ci regala ancora un giorno di iaido, donandoci una giornata di studio della terza serie di Muso Shinden, durante l’allenamento della sera con l’aiuto di Aurélien, che ringrazio tantissimo, ho chiesto scusa al Maestro per aver fallito l’esame, ribadendo il fatto che mi dispiaceva moltissimo qualora questo mio fallimento avesse avuto delle ripercussioni sul suo nome.  Il Maestro mi ha rassicurato dicendomi che non avevo nulla di cui chiedere scusa, che il livello c’era e che non era una mia responsabilità non aver passato l’esame, e che dovevo continuare così e non demordere. Ha aggiunto che il livello c’è e che arriverà presto anche questo traguardo.

Sentirsi dire queste cose dal Maestro ha sicuramente mitigato la delusione, anche se in cuor mio ci sono ancora tante domande senza risposta, ma l’unica cosa che si può e deve fare è continuare ad allenarsi , provare a migliorarsi e riprovare a sostenere l’esame.  Questo è quello che sto facendo, con l’aiuto di Danielle sto analizzando tutto del mio iai, anche le cose più piccole, cercando di limare più difetti possibile, pur essendo consapevole di averne ancora tanti e che la perfezione è un utopia irraggiungibile.

Delusione, amarezza, ma anche gioia, questo è il bagaglio che torna con me dal Giappone, gioia per i giorni spesi con i vari Maestri e tutti gli amici, delusione ed amarezza per non essere riuscito a passare l’esame, ma consapevolezza che  è alla mia portata e che farò di tutto per riuscirci.

Claudio Zanoni, 6 dan renshi

Ishido Sensei 40th Anniversary Jodo & Iaido Seminar – II

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Eindhoven gruppo

Sono arrivata al palazzetto di Eindhoven tesa come una corda di violino: avrei conosciuto finalmente Ishido Shizufumi sensei e i maestri più importanti che gli orbitano attorno, perciò ero sveglia da quasi 35 ore, mi batteva forte il cuore e mi tremavano un po’le mani.

In fondo per me era quasi un meet & greet, molte di quelle persone fanno parte delle mie playlist su youtube e avevano per me un’aura di intoccabilità, come le rockstar quando ero una ragazzina.

Al termine della prima giornata, dopo aver assistito alla dimostrazione di Zenkenren diretta da Ishido Shizufumi sensei, Oshita Masakazu sensei e Morishima sensei, mentre praticavo nel gruppo curato dai sensei Van Amersfoort e Gomez provavo un’enorme senso di ammirazione, accompagnato ad una sensazione un po’ sgradevole. Aveva ragione Borra sensei: aveva detto che sarebbe stato un gran bagno d’umiltà. I miei pensieri hanno iniziato lentamente ma inesorabilmente a scivolare verso lidi cupi, e mi sono trovata a ripetermi, se quello è il livello cui devo tendere, con i miei mezzi non ce la farò mai.

Il secondo giorno era in programma una sessione intensiva di studio del koryu (nel mio caso Muso Shinden Ryu). Siccome ho bisogno di rafforzarne le basi in vista dell’esame da quarto dan, ho deciso di unirmi al gruppo che avrebbe lavorato su Shoden. Di nuovo ho potuto seguire la lezione tenuta da Ishido Kotaro sensei, affiancato da Van Amersfoort sensei e Merlier sensei. La giornata è stata incredibilmente intensa. Vedere e sentire Ishido Kotaro sensei mi ha ispirata. Il suo tocco sulla spada era così leggero e preciso che per un attimo mi ha ricordato le dita di mia nonna sul pianoforte, la delicatezza per la quale il suono che riusciva a produrre era tanto apprezzato.

I sensei sono stati subissati di domande, negli spazi appositi. Chi voleva sapere come potesse essere efficace un certo movimento, perché far quello e non un altro… Ad un certo punto Ishido Kotaro sensei, in inglese, ha risposto sorridendo pacatamente: “così è la forma”. Questa semplice frase ha avuto una risonanza enorme sul mio spirito. Come se mi fossi trovata all’interno di una stanza buia e qualcuno improvvisamente avesse aperto gli scuri facendo entrare il sole, permettendomi così di vedere la vera bellezza.

Ci penso troppo. Ci pensiamo troppo. Dovremmo semplicemente guardare a ciò che abbiamo davanti, copiare il più fedelmente possibile, con fiducia e senza dubitare dell’eredità che riceviamo. Il resto non conta.

Ho mantenuto nel cuore il calore che questa nuova prospettiva mi aveva fornito, così non mi sono sentita subissata dall’ansia mentre, in chiusura di giornata, mi allenavo con la magnifica Kinomoto sensei e il suo maestro, Matsuoka sensei. Perfino il giorno dopo, durante l’embu taikai di koryu e zenkenren, mi sono divertita. Anche se la mia squadra ha perso, il fatto non è stato in grado di modificare il mio stato d’animo.

Quando riuscirò a superare l’esame da quarto dan, mi piacerebbe frequentare il corso per diventare istruttrice. Ispirata dai sensei che ho potuto incontrare, sogno di crescere nello spirito e maturare nella mente, per poter un giorno essere anche io, nel mio piccolo, un simile modello positivo e luminoso.

Il seminario per festeggiare i 40 anni di insegnamento di Ishido Shizufumi sensei è stato per me un momento catartico, per il quale ringrazio tutti gli organizzatori e i partecipanti d’ogni grado, in particolare Ishido Kotaro sensei, Momiyama sensei, Van Amersfoort sensei, Borra sensei e Merlier sensei per le attenzioni che hanno molto gentilmente dedicato in questi tre giorni al mio studio.

Chiara Bonacina, 3 dan

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© Ringraziamo Club Iaido Arganda – San Gaku Kai per le immagini

Ishido Sensei 40th Anniversary Jodo & Iaido Seminar – I

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Eindhoven, 11-14 agosto 2019. Olanda.

Uno stage di Iaido, pochi giorni in mezzo all’estate dal valore inestimabile.

Dopo un viaggio senza particolari intoppi arriviamo mentre si stanno concludendo le ultime fasi dello stage di Jodo. Abbiamo così il tempo per acclimatarci prima della pratica. 

Claudio Zanoni sensei e Danielle Borra sensei portano la delegazione Kiryoku italiana attraverso i corridoi e le gradinate del palazzetto prima e nell’area di pratica dopo, per salutare rispettosamente tutti i sensei arrivati dal Giappone e presentarci come loro allievi. Rubiamo poco tempo ad ognuno dei sensei, che ricambiano con una stretta di mano o un inchino, ma la cura e la gioia che Zanoni sensei mette nel farci conoscere personalmente tutti i maestri mi fa capire quanto questa cosa sia importante sia per lui come insegnante che per noi come allievi, tutti appartenenti alla linea della scuola di Ishido Shizufumi sensei.

È da questo momento che nella mia mente si chiarisce l’idea che quello di Eindhoven non sia uno stage come tutti gli altri. Guardandomi attorno mi rendo conto che non solo l’evento è guidato da alcuni dei più grandi maestri viventi in un numero senza precedenti per uno stage europeo, ma anche che l’atmosfera ha un che di importante e solenne. Per tutti i convenuti l’aspetto commemorativo dello stage, che si tiene a quarant’anni dalla prima esperienza di Ishido Shizufumi sensei in Europa, è fondamentale. Devo ammettere che non avevo capito appieno la portata di tutto ciò prima di trovarmici in mezzo. Mi ha fatto avvicinare di un passo alla comprensione di quanta pratica e impegno sottendono alle 4 ore settimanali che passiamo in dojo: una moltitudine di persone che hanno votato la loro vita allo studio della spada dedicano la loro passione alle generazioni future, affinché il budo non scompaia con gli ultimi discendenti dei Bushi, ma possa proseguire e integrarsi in una realtà completamente nuova.

La pratica inizia con il pomeriggio della domenica: Morishima sensei e Oshita sensei dimostrano la serie dei dodici kata di Zen Ken Ren con le spiegazioni di Ishido Shizufumi sensei. È bello vedere come i due maestri dimostratori abbiano uno Iaido così differente e magnifico allo stesso tempo, e i dettagli sottolineati da Ishido Shizufumi sensei sono pienamente in linea con quanto riportato da Kusama sensei nell’ultimo anno sia ai campionati europei che al kangeiko italiano. Abbiamo quindi un’ora per praticare ed esercitarci divisi per gradi. E qui riceviamo una critica che non dimenticheremo facilmente. In mezzo alle eccellenze europee dei quinti dan, Shoji sensei, Kinomoto sensei e Danielle Borra sensei sono stati concordi nel dire che mancava la percezione dell’avversario. È evidente che sia il momento di focalizzarsi sul kasoteki, studiando, come richiesto anche da Kusama sensei nelle ultime trasferte europee, l’efficacia oltre alla pura forma. 

La sera della domenica partecipiamo al sayonara party. Qui emerge tutta l’importanza commemorativa dell’evento, con Louis Vitalis sensei che racconta  a tutta la sala la storia dell’esperienza europea di Ishido sensei e di come la sua scuola si sia diffusa in tutti gli stati dell’Unione grazie all’impegno dei Monjin e degli insegnanti che per quarant’anni hanno continuato lo studio dello Iaido e del Jodo con Ishido Shizufumi sensei.

Il lunedì ha il sapore del koryu: allo stage presenziano insegnanti di diverse scuole antiche, da Muso shinden ryu a Muso jikiden ryu, da Shinkage ryu a Itto ryu, e in questa giornata si tiene una lezione di ognuna di queste scuole, oltre a Zen Ken Ren in vista degli esami. Per Muso shinden ryu il corso viene ulteriormente diviso, lasciando libera scelta ai praticanti di seguire le lezioni di Shoden, Chuden o Okuden. Ho quindi preso parte con Zanoni sensei alla lezione di Chuden, tenuta da Morishima sensei e tradotta da Andy Watson sensei. Dopo aver sentito tanto parlare dai miei maestri dello Iaido di Morishima sensei, ho finalmente l’occasione di prender parte ad una sua lezione. E non è tutto, Ishido Shizufumi sensei interviene più volte nella spiegazione per approfondire questo o quel dettaglio. La disponibilità e la competenza di Morishima sensei sono eccezionali, e quando dimostra i kata di Chuden alla sua velocità sembra di vedere una saetta con la stabilità della terra stessa: non un centimetro di troppo, non uno in meno del necessario, attacchi fulminei e controllo del corpo da lasciar tutti a bocca aperta. 

È, per dirla con le parole di Danielle Borra sensei, un bagno di umiltà. L’esempio di Morishima sensei e le parole di Ishido Shizufumi sensei sono volti a farci comprendere quanto nel koryu “efficacia” sia la parola chiave, a quanto sia necessario sviluppare movimenti così rapidi e precisi perchè nella realtà del kata vi sono molti punti deboli che l’avversario può sfruttare se non riusciamo a sorprenderlo ed anticiparlo: Ishido Shizufumi sensei ce ne mostra alcuni esempi pratici con l’aiuto di Morishima sensei, e la rapidità con cui si svolgono le controtecniche fa davvero pensare a quanto siamo lontani dal loro livello. Ci viene più volte detto che il koryu è combattimento vero, e che ora è importante che tutti ne approfondiamo lo studio, per portare poi in Zen Ken Ren lo stesso principio, migliorando il nostro iai nella sua totalità. 

Nel nostro dojo siamo molto fortunati: abbiamo un’ora alla settimana dedicata interamente al koryu, ma troppo spesso intendiamo questo tempo solo come dedicato allo studio dei kata dell’esame o della gara. Eppure, forse, se ci sforzassimo di comprendere quei difficili movimenti, quelle faticose posizioni e quei fondamentali principi alla base del koryu, miglioreremmo molto più velocemente tutto il nostro Iaido. Credo che un obiettivo utile da porci possa essere passare dal pensare che il kata sia lo Iaido al pensare che la teoria e la motricità siano la disciplina, e la forma ne sia solo una manifestazione pratica. In tal modo possiamo forse aiutare la nostra mente ad uscire dallo schema prestabilito del kata, che ci fa pensare a “forzare” il corpo ad assumere questa o quella posizione, invece di usare i movimenti per ottenere un obiettivo dopo l’altro, che ciò voglia dire uccidere un avversario con un kirioroshi o colpirne il polso quando cerca di afferrare la tsuka della nostra spada.

A fine giornata ci viene data la possibilità di seguire un’ora di lezione di un’altra scuola, e scopro così la forma di tre kata di Shinkage Ryu grazie all’insegnamento di Matsuoka sensei e Kinomoto sensei. Seppur breve, un’altra esperienza che insegna quanto poco siamo consapevoli della vastità e varietà delle tecniche di spada giapponese.

Per il giorno seguente è prevista una gara, un taikai dalla formula davvero particolare: kata a scelta libera sia dal proprio koryu che da Zen Ken Ren, con le squadre composte a caso dall’organizzazione per avere approssimativamente un grado “alto” (quinti e sesti dan), un grado “medio” (quarti e terzi dan) e un grado “basso” (dal secondo dan in giù). 

L’obiettivo dichiarato è creare compagini internazionali e favorire la creazione di nuovi legami. Personalmente, l’esperienza è grandiosa. 

Ho la fortuna di essere in squadra con una delle studentesse provenienti dall’università Doshinsha di Kyoto. Una numerosa schiera di ragazzi del team guidato da Brier sensei prende parte all’evento, e l’unica squadra composta interamente dai loro studenti e dal sensei arriva al gradino più alto del podio. Grazie alla collaborazione con Yoshioka Ayane, 2° dan, e Gal Balazs, ora 4° dan, portiamo a casa una medaglia di bronzo che sarà un ricordo indimenticabile. 


Un particolare che mi ha colpisce della gara è lo iaido degli studenti dell’università Doshinsha. Nessuno di loro ha più di 3 anni di pratica, eppure il loro uso del corpo è molto meno forzato della maggior parte dei praticanti europei, a prescindere dal grado. Un’altra dimostrazione che siamo molto indietro nella comprensione della motricità dello iaido. Se dovessi descrivere i loro kata, focalizzerei naturalmente la narrazione su ciò che la tecnica induce nell’avversario, e non su come il praticante forzi i propri arti a muoversi in un certo modo. Forse in Europa bisogna migliorare la comprensione di come allenare il praticante giovane affinché interiorizzi le basi della disciplina? Forse dobbiamo comprendere come compensare nell’insegnamento ai principianti i differenti modelli di motricità delle nostre culture? Certo è che ai nostri insegnanti europei dobbiamo rendere un grazie enorme per la quantità di risorse che investono e per tutte le problematiche che devono affrontare per noi. 

L’esperienza di Eindhoven è stata unica. Spero che in questo articolo sia trapelata la passione e la dedizione che si respirava nel palazzetto olandese. Per me sicuramente è stata un’ispirazione, non vedo l’ora di ritrovarci a settembre per praticare assieme!

Pierluca Regaldi, 5 dan

Dal 9 al 13 agosto si è tenuto in Eindhoven un seminario di Jodo e Iaido. Ho partecipato alla sessione dedicata allo Iaido concentrata nei giorni dal 11 al 13 agosto. Sono stati tre giorni intensi, la presenza di importanti Sensei provenienti dal Giappone e dall’Europa mi hanno caricata emotivamente, mi hanno fatto riflettere sull’importanza della pratica e sull’attenzione che dobbiamo porre alla postura. La presenza di Sensei di alto livello ha rafforzato in me la cosapevolezza che  attraverso la pratica possiamo migliorare il movimento e trarre maggiore soddisfazione ad eseguire la disciplina. 

Il seminario di iaido è stato focalizzato sullo studio dei kata di muso shinden e in base al proprio livello di competenze siamo stati divisi in gruppi. 

Il mio gruppo è stato condotto da Ishido Kotaro Sensei e da Rene van Amersfoort Sensei.

Sono stata rapita dai modi molto pacati con cui Ishido Kotaro Sensei spiegava i kata e dalla naturalezza con cui  li eseguiva emanando fermezza e decisione. E’ stato piacevole scoprire la dolcezza e la disponibilità con le quali il Sensei ci donava il suo sapere e il  “rispetto” con il quale si avvicinava mentre praticavamo per suggerire i cambiamenti che avrebbero portato ad una migliore esecuzione. 

Riguardo a  René van Amersfoort Sensei, di cui già in altri seminari ho avuto modo di apprezzare le sue notevoli competenze, ho colto nuovamente la sua disponibilità e la sua attenzione alle necessità di ognuno. Anche in questa occasione si è prodigato con entusiasmo a far migliorare  il nostro iaido. Un’esperienza che si è conclusa positivamente

Dal seminario olandese mi sono portata a casa:

  • i preziosi suggerimenti ricevuti dai sensei
  • l’impegno a praticare con più attenzione 
  • la piacevole compagnia

Rosita Giovannetti, 3 dan

Durante la preparazione del viaggio per Eindhoven non sapevo proprio cosa aspettarmi dal seminario: senz’altro l’emozione nel vedere un maestro di tale importanza per lo iaido europeo, e in particolare il nostro maestro di riferimento, era molto forte. Avevo già ricevuto informazioni relative alla grandissima partecipazione (più di 250 iscritti) di persone in arrivo da tutta Europa (in realtà anche addirittura dall’Australia) per  celebrare il 40º anniversario dalla prima volta che Ishido Shizufumi sensei è venuto in Europa per insegnare e diffondere lo iaido e il jodo.

Arrivare e vedere l’enorme palazzetto gremito di tanti partecipanti ha reso ancora più l’enorme importanza che l’evento ha avuto per tanti in Europa, l’affetto e la stima condivisa da tanti verso Ishido sensei.

Il maestro, all’inizio del seminario, ha illustrato i kata di Seitei con spiegazioni limpide nella loro chiarezza e ricche di dettagli e di spiegazioni, anche relative alla storia del kata e alla sintesi che ne viene presentata nel manuale. Le spiegazioni sono state illustrate in modo chiarissimo da Morishima sensei per i primi sei kata e da Oshita sensei per gli ultimi sei.

Nella pratica del koryu il mio gruppo, dedicato allo studio di Shoden, è stato seguito, con la competenza e disponibilità che ormai conosciamo bene, da Van Amersfoort sensei, affiancato da Philippe Merlier sensei e da Ishido Kotaro sensei, il figlio di Ishido sensei. La combinazione si è rivelata veramente efficace; Ishido Kotaro sensei in particolare si è rivelato un insegnante attento, chiaro, disponibile alle domande e ai chiarimenti. Ha mostrato i kata con una esecuzione che li faceva apparire “facili” (naturali…) e ha posto, sempre in modo estremamente garbato, la nostra attenzione sui punti importanti per riuscire a farli (quasi) facilmente anche noi.

L’idea di poter dedicare un’ora alla pratica di un koryu diverso dal nostro è stata molto piacevole; mi ha dato l’opportunità di provare un koryu che mi incuriosiva, lo Shinkage Ryu, sotto la guida di Matsuoka sensei e di Kinomoto sensei, sempre piena di energia e di entusiasmo.

Ringrazio Danielle Borra sensei e Claudio Zanoni sensei per averci dato questa opportunità, e tutto il nostro gruppo per la piacevolissima compagnia nel viaggio.

Anna Rosolini, 4 dan

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© Ringraziamo Igarashi Keiji sensei per la foto ricordo con Kinomoto sensei e il Club Iaido Arganda – San Gaku Kai per l’immagine che ritrae Morishima sensei.