Domenica 2 luglio 2023, al Centro Sportivo Novarello, si è svolto il Taikai di Iaido con le relative gare individuali.
In molti, già presenti in loco il sabato per l’allenamento della nazionale e il seminario arbitrale, si sono messi in gioco, tra caldo umido e zanzare, dando vita ad una competizione in cui il vero vincitore è stato lo spirito di amicizia e passione che accomuna tutti i partecipanti.
‘Divertirsi’: questa è stata la parola chiave del Taikai che si è tenuto a Novarello lo scorso week-end. Sabato, al termine di un umido allenamento della Nazionale, il coach Setti, nel suo discorso finale, ci ha chiesto di divertirci durante le gare che si sarebbero tenute il giorno dopo, senza pensare al risultato o alla selezione. Parole simili le ha espresse Claudio al termine delle gare nel nostro incontro di dojo: gareggiare, ma soprattutto praticare divertendosi, altrimenti ogni cosa rischia di diventare più difficile e frustante.
Ed in effetti non sono state solo parole, ma proprio l’atmosfera che si è creata durante tutto il week-end o forse è semplicemente quello che ho provato e sentito intorno a me. Sicuramente la struttura di Novarello ha facilitato questo clima conviviale, alloggiare e gareggiare nello stesso luogo ha permesso di passare più tempo assieme. Il pomeriggio dopo l’allenamento due tavoli al bar di poche persone, che si rilassavano bevendo birra e mangiando patatine, si è trasformato in una lunga tavolata. E questo tavolo è diventato ancora più grande a cena, per finire tutti insieme seduti nella hall dell’hotel a bere grappa e genepì (grazie Claudio! :-)).
Il clima di convivialità che ho lasciato il sabato sera, l’ho ritrovato anche domenica. Certo, c’era il Taikai. Durante gli incontri si percepivano la tensione e la concentrazione dei partecipanti, il supporto dei compagni, ma al tempo stesso c’era un’atmosfera di rilassatezza e di comunione. Per quanto mi riguarda, alla fine di ogni incontro ho ringraziato di cuore ogni avversario, sia coloro con cui ho vinto, ma soprattutto coloro con cui ho perso perché ho messo tutto me stesso nell’affrontarli.
Questo è stato fino ad oggi il week-end di Iaido che ho apprezzato di più e sicuramente è stato un ottimo modo di finire la stagione, in attesa di ricominciare a settembre.
E’ noto che la parola kata significhi “forma” e che essa indichi quella sequenza preordinata di movimenti delle arti marziali giapponesi che il praticante può eseguire da solo. Il kata contiene il principio-base delle arti marziali, ovvero l’idea che attraverso la ripetizione di una serie di movimenti si giunga alla memorizzazione e ad un progressivo perfezionamento.
Buona visione e non dimenticate gli approfondimenti nel pdf che trovate in fondo a questo articolo.
Bentornato nella rubrica di mental coaching: utilizzare la mente per ottenere risultati migliori. Il mio intento è quello di fornirti alcuni spunti per riuscire a dare il meglio di te negli allenamenti, nelle gare e negli esami di iaido e jodo.
Nel precedente articolo ti ho spiegato che il primo passo per lo sviluppo delle abilità mentali è la pianificazione degli obiettivi.
Spero vivamente che tu abbia avuto il tempo e la voglia di scrivere i tuoi obiettivi a breve e a lungo termine. Se non l’hai fatto, sei ancora in tempo. Trascrivi la tua to-do-list su un supporto (cartaceo o digitale) che tu possa consultare frequentemente. Senza obiettivi chiari è inutile andare avanti con il mental coaching.
Se lo hai fatto, bene, continuiamo!
Molti di noi ogni fine anno si propongo obiettivi per l’anno che viene, salvo dimenticarsene dopo pochi giorni. Per far sì che gli obiettivi non restino parole scritte su un pezzo di carta c’è bisogno di una componente fondamentale: la motivazione.
È possibile definire la motivazione come la “spinta” che permette di compiere una determinata azione allo scopo di raggiungere un obiettivo prefissato; semplicemente è ciò che ci permette di agire.
La componente motivazionale svolge un ruolo fondamentale in qualsiasi attività soprattutto nelle nostre discipline marziali. Essere motivati significa possedere un atteggiamento mentale che ci permetta il raggiungimento degli obiettivi.
Rileggi ancora una volta il tuo obiettivo a lungo termine. La domanda più importante che ti devi fare adesso è: «perché voglio raggiungerlo?»
Decidi chi vuoi essere e poi comportati di conseguenza.
Epitteto
Ti è di sicuro capitato di partecipare ad un allenamento o ad uno stage e di trovarti poi nel bel mezzo con una sola domanda in testa: «Chi me l’ha fatto fare?» Per non arrivare a questo punto c’è una domanda migliore, utilissima, da porsi prima di agire:
Perché è importante per me? Come mi farà sentire aver raggiunto il mio scopo?
In pratica ti sto chiedendo:
Ami davvero quello che fai? Qual è il prezzo che sei disposto a pagare per raggiungere i risultati che desideri?
La risposta che ti darai cambierà tutto perché rappresenta il cuore della tua motivazione, è quello che ti permetterà di tenere duro nei momenti in cui farai fatica, cadrai e ti verrà voglia di mollare o di chiederti se ne vale davvero la pena.
Un ottimo esempio di motivazione, per me, è vedere Claudio Zanoni nel dojo di Ishido sensei. Ogni indicazione del maestro diventa per Claudio un obiettivo da raggiungere il più velocemente possibile e nonostante il caldo (o il freddo), il dolore alle gambe, gli infortuni, la stanchezza, il sudore, l’incomprensione della lingua… il suo impegno e la sua disciplina nel fare sempre meglio sono davvero ammirevoli.
Così come è ammirevole la volontà di René sensei di mettersi sempre in gioco, la determinazione nel miglioramento continuo e la passione nell’insegnamento.
Per quanto mi riguarda, mi limito ad una mia esperienza personale. Uno dei miei punti critici (sarebbe meglio chiamarle aree di miglioramento) è sempre stata la postura. Per questo motivo ho inserito il miglioramento della postura come obiettivo. Ho comprato libri, ho studiato, sono andato da un professionista per un esame posturale, pratico esercizi di propriocezione tutti i giorni e da qualche mese, in dojo, mi alleno con un collare per riuscire ad avere la testa allineata al tronco.
Alle volte cambiare un movimento sbagliato, dopo tanti anni di pratica, è molto difficile e richiede di uscire dalla propria zona di comfort. Per farlo serve concentrazione e motivazione.
Più velocemente riuscirai a raggiungere i tuoi obiettivi a breve termine, più avrai successo e più sarai motivato per fare sempre meglio e raggiungere il tuo obiettivo a lungo termine. Se il tuo obiettivo è superare l’esame fra due anni, non pensare all’esame ma concentrati sulle singole aree di miglioramento cominciando dai piccoli miglioramenti.
La motivazione è la benzina della nostra vita. Senza benzina, anche le supercar non vanno da nessuna parte. La motivazione è un elemento imprescindibile per crescere, migliorare ed avere successo.
I campioni non si fanno nelle palestre. Si costruiscono dall’interno, partendo da qualcosa che hanno nel profondo: un desiderio, un sogno, una visione. Devono avere l’abilità e la volontà. Ma la volontà deve essere più forte dell’abilità
Muhammad Alì
Il momento della verità è arrivato. Cerchiamo di essere onesti con noi stessi e domandiamoci: «sono disposto a cambiare veramente? E’ veramente questo che voglio? Sono disposto a cambiare le mie priorità, impiegare più tempo per questo?»
E si perché per raggiungere quell’obiettivo la cosa certa è che dovremo cambiare e dedicare molto, ma molto tempo.
Allora chiediamoci dove vogliamo realmente arrivare, cosa dobbiamo fare per arrivarci e quali sono tutte le azioni che dobbiamo mettere in campo per farlo.
Ricorda tutte le volte che hai pensato di lasciar perdere, di smettere, di mollare tutto. Ma poi hai deciso, nonostante tutto, di voler continuare. Hai continuato perché questa è la Via, un percorso tutt’altro che semplice, fatto di impegno e disciplina ma anche di amicizia, divertimento, soddisfazione, partecipazione e di amore. Una Via destinata a farci diventare persone migliori.
Per raggiungere qualcosa che non haI mai ottenuto fino ad ora, devi diventare qualcuno che non sei mai stato.
Mi sono casualmente imbattuto in un articolo che parla di un colloquio tra Carlo Ancellotti e Ruud Gullit alla vigilia di Milan – Real Madrid quando, credo, il Milan vinse una coppa dei campioni (i sapienti del calcio mi perdonino, ma a me del calcio non importa nulla e pochissimo ne so). Quello che m’interessa trasmettervi è il senso di ciò che Gullit risponde al suo amico. Leggete, poi ne parliamo:
<<Una mattina Ruud si svegliò e si ritrovò Carlo (Ancellotti – nda), suo compagno di stanza, a un passo dal letto con le mani sui fianchi e l’espressione severa: «Vorrei proprio sapere come fai… Guarda che ti ho osservato tutta la notte. Hai dormito come un bambino!»
Gullit si stropicciava gli occhi e faticava a mettere a fuoco la situazione: «Ehi, Carlo, cosa ti prende? Cosa è successo?»
«È successo che stasera giochiamo contro il Real Madrid! Al Bernabeu, nel loro stadio!» ha esclamato Ancelotti «e tu dormi tranquillo, come se niente fosse…»
«Certo che dormo tranquillo! Ma cosa te ne frega del Real Madrid? Noi siamo molto più forti di loro», ha risposto Ruud. «Io quando gioco nel Milan mi sento invincibile e non mi interessa se ho davanti l’Avellino, l’Atalanta o il Real Madrid. Io mi diverto, il gioco mi dà gioia e sento di poter vincere sempre. Anzi, io vinco prima ancora che inizi la partita, perché loro ci guardano e capiscono già lì che siamo più forti di loro.»
(tratto da: Arrigo Sacchi da “La coppa degli immortali”)>>
Il pensiero espresso da Gullit, a parer mio, non è quello di una normale persona che pratica uno sport, ma è quello di una persona che pratica una disciplina, che segue una Via. Un pensiero nel quale, ritengo, debba riconoscersi ogni praticante che segue la Via della Spada. Cambia solo il concetto di vittoria: dal dominare un altro sconfiggendolo, al dominare se stessi dando il meglio di sé.
Lo so, non è poco, ma è molto più scontato di quanto sembri, soprattutto se siamo dei praticanti a cui piace più “essere” che “apparire”. Se rientrate in questa categoria e ragionate sul vostro concetto di vittoria, al contrario di uno sportivo, non penserete mai agli avversari in termini di sconfitta. Proverete gioia per quanto avrete fatto, mai per aver sconfitto qualcuno … se non voi stessi.
Starete pensando che con un buon trascorso da agonista io mi riferisca alle competizioni. Non è così, mi riferisco ad un qualunque tipo di embu: gara, esame, manifestazione, pratica in dojo differenti dal nostro, pratica nel proprio dojo, ecc. Mi riferisco a tutte quelle circostanze nelle quali mostriamo ad altri la nostra pratica, senza timori o reticenze.
Se ci riconosciamo in questo, siamo in grado di ben comprendere ed apprezzare quell’approccio al “fare” così ben espresso da Gullit, senza mai dimenticare che l’unico vero avversario lo dobbiamo cercare in noi stessi.
Abbiamo fatto tutto quanto era ragionevolmente possibile fare? Sì? Allora abbiamo vinto a prescindere e se è una gara o un esame, abbiamo vinto ancora prima di andare a fermarci davanti al kaishi-sen.
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