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Iaido, il saluto – 1° parte SHOMEN NI REI

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Iaido Torei

Eccoci con un nuovo appuntamento per spiegare i fondamentali del saluto, affinché tutti, ma soprattutto le persone che si approcciano da poco tempo allo Iaido, possano avere qualche linea guida con supporto fotografico per imparare correttamente l’etichetta del saluto.

Tutto ciò è stato reso possibile grazie ai Sensei Danielle e Claudio, con il fondamentale supporto tecnico di Alessio.

Prima parte: SHOMEN NI REI

Iaido, il saluto - Shomen ni Rei
Iaido, il saluto - Shomen ni Rei

La postura iniziale prevede la spada al fianco sinistra inclinata di circa 45°. La tsuka kashira deve essere al centro del corpo, all’altezza dello stomaco circa. La schiena è ben dritta così come il capo.

La mano destra è naturalmente distesa lungo il fianco, la mano non deve essere chiusa ma naturalmente aperta, vicina o sopra la linea laterale dell’hakama.


Iaido, il saluto - Shomen ni Rei

i piedi sono posizionati leggermente distanziati, seguendo la larghezza della anche.


Iaido, il saluto - Shomen ni Rei
Iaido, il saluto - Shomen ni Rei

Per procedere al Saluto iniziale allo Shomen, si porta la mano sinistra davanti al corpo, leggermente sulla destra, senza piegare eccessivamente il gomito (altrimenti la mano e la spada sarebbero troppo alti).


Iaido, il saluto - Shomen ni Rei
Iaido, il saluto - Shomen ni Rei

A questo punto la mano destra, passando sopra e oltre la mano sinistra, impugna la spada e il sageo per ruotare naturalmente e posizionarsi al fianco destro, dove troveremo il filo della lama rivolto all’indietro.


Iaido, il saluto - Shomen ni Rei
Iaido, il saluto - Shomen ni Rei

Il Kojiri sarà rivolto leggermente verso l’interno puntando a circa una distanza di 3-4 metri davanti a noi.


Iaido, il saluto - Shomen ni Rei

Nello stesso momento in cui la spada viene presa dalla mano destra, si uniscono i talloni.


Iaido, il saluto - Shomen ni Rei
Iaido, il saluto - Shomen ni Rei

successivamente si esegue l’inchino, mantenendo la schiena e la testa ben allineate e dritte, inclinandosi di circa 30°.


Iaido, il saluto - Shomen ni Rei
Iaido, il saluto - Shomen ni Rei
Iaido, il saluto - Shomen ni Rei
Iaido, il saluto - Shomen ni Rei
Iaido, il saluto - Shomen ni Rei
Iaido, il saluto - Shomen ni Rei

In seguito, si riporta la spada in questo caso al centro del nostro corpo facendola leggermente ruotare e si impugna con la mano sinistra sempre passando sopra la mano destra.


Iaido, il saluto - Shomen ni Rei
Iaido, il saluto - Shomen ni Rei

In questo modo si ritorna alla posizione di partenza, riportando i talloni allineati con le punte dei piedi.


Ed ecco a voi il video dello Iaido Shomen ni rei.

Nel prossimo articolo parleremo del ToRei!

Il Tengu che è in te (2° parte)

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duello tra Miyamoto Musashi e Musō Gonnosuke
Il Tengu che è in te (1° parte)

Un uomo, la sua rinascita

Avevamo lasciato il nostro Gonnosuke in preda a brutti pensieri.

Scartata, come abbiamo visto, l’opzione del suicidio, egli decise di ritirarsi sul Monte Hōman, situato nella provincia di Chikuzen, l’attuale Prefettura di Fukuoka.

In questo luogo impervio, aspro come la sua sconfitta, Gonnosuke avrebbe trascorso 37 giorni in perfetta solitudine, dedicandosi con parossismo alla pratica marziale, alla meditazione e alla purificazione secondo i canoni animisti dello Shintoismo.

Una sera, al termine di un allenamento forse più estenuante degli altri, Gonnosuke cadde in una sorta di deliquio, nel corso del quale ebbe una visione mistica. Una entità soprannaturale, nelle forme di un bambino, gli indicò la via da percorrere con queste parole: «maruki wo motte, suigetsu wo shire», generalmente resa con la frase: «con un bastone tondo, conosci il suigetsu».

Questo racconto è interessante e sicuramente meritevole di analisi nelle sue componenti principali.

1) La dimensione spaziale

Lo Shintoismo, la religione autoctona giapponese, come tutte le credenze politeistiche e animiste, è basato sul concetto di divinità dell’elemento naturale: in questo contesto, la montagna, con il suo elevarsi verso il cielo, assume la valenza di tramite tra l’umano e il divino.

Anche per il Buddhismo, altra dottrina di grande rilievo in Giappone, la montagna costituisce un luogo altro, ove si può aspirare ad esperienze mistiche di illuminazione.

Per queste ragioni, fin dal periodo Heian (VIII – XII secolo), aveva preso forma in Giappone il nyūbu shugyō (letteralmente “entrare nella montagna”), una via di ascesi caratterizzata da pellegrinaggi verso luoghi impervi e, nei casi più estremi, da ritiri prolungati con disagi e privazioni, soprattutto nella stagione invernale.

È interessante notare come gli adepti di queste pratiche esoteriche prendessero anche il nome di Yamabushi, o “guerrieri delle montagne”, in base all’assunto che esse consentissero il raggiungimento di abilità marziali straordinarie.

2) La dimensione temporale

Il numero di giorni trascorsi da Gonnosuke sul Monte Hōman, difficilmente casuale, potrebbe essere un riferimento ai Bodhipakkhika Dhamma, ossia i 37 fattori che, se correttamente seguiti, consentono di ottenere la vera realizzazione spirituale buddhista: alcuni di questi, quali la presenza mentale estesa al corpo, lo zelo, la risolutezza interiore, rientrano a pieno titolo tra le qualità necessarie al raggiungimento della pienezza anche dal punto di vista marziale.

3) La dimensione soprannaturale

Nel racconto, Gonnosuke ha una visione mistica, nel corso della quale riceve una rivelazione da parte di un essere soprannaturale: trattasi di un Tengu, creatura mitica della tradizione popolare giapponese, via di mezzo tra entità benigna (Kami) e malefica (Yōkai).

Tipici abitanti delle solitudini delle montagne, i Tengu erano ritenuti capace, a seconda dei casi, di infliggere tormenti ai colpevoli o prestare aiuto divino alle anime pure.

Tra le varie qualità possedute dai Tengu, veniva ad essi anche riconosciuta una prodigiosa conoscenza delle arti marziali che, di tanto in tanto, mettevano a disposizione degli esseri umani in base a disegni imperscrutabili.

Il caso più eclatante in questo senso è sicuramente quello di Minamoto-no-Yoshitsune (fratellastro del primo Shogun Minamoto-no-Yoritomo) divenuto un grande guerriero grazie agli insegnamenti sull’uso della spada impartiti, sul Monte Kurama, da nientemeno che Sōjōbō, il re dei Tengu.

Secondo la tradizione, i Tengu avevano un aspetto mostruoso – mezzo uccello e mezzo uomo, con un naso enorme e prominente – che, in qualche modo, li avvicinava ai garuḍa della mitologia indiana; a volte, tuttavia, essi potevano anche assumere, specialmente nei casi di intervento benigno, sembianze puramente umane.

Nel nostro racconto, il fanciullo apparso a Gonnosuke potrebbe anche essere simbolo ulteriore di rinnovamento.

4) La rivelazione

Le parole del Tengu sono di difficile interpretazione.

Il particolare del “bastone tondo” potrebbe implicare l’esclusione di armi lunghe dotate di lama o di punta affilata, cioè naginata e yari, entrambe facenti parte del bagaglio tecnico del Tenshin Shōden Katori Shintō Ryū, scuola ben conosciuta da Gonnosuke.

Il richiamo al suigetsu, il plesso solare, è d’altra parte un chiaro riferimento ad uno degli elementi strategici fondamentali del Jōdō, vale a dire la ricerca del centro; tuttavia, da un punto di vita più esoterico, l’espressione suigetsu – combinazione delle parole acqua (sui) e luna (getsu) – rappresenta anche l’immagine, tipicamente zen, della luna che si riflette nelle tranquille acque del lago con tutta la sua forma e luminosità e potrebbe quindi essere interpretata come un richiamo al concetto della imperturbabilità della mente, da perseguire sempre e comunque, anche nel clamore della battaglia.

Certo, tutto vero, anche se pensare di potere arrivare a costruire una disciplina organica come il Jō Jutsu basandosi su queste vaghe indicazioni non è certo realistico.

Molto più probabile, invece, che Gonnosuke abbia sì innovato, ma inserendosi in uno schema già esistente, perché, come dicevano gli antichi, ex nihilo nihil fit, nulla si fa dal nulla.

Anche se è pure vero che, quando le cose umane falliscono, ecco che entrano in gioco quelle del cielo.

La Spada Giapponese – Recensione libri

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Recensione Libri
La Spada Giapponese
N. Hattori; T. Nakamori, La Spada Giapponese. Dimora degli dei, Nuinui, Chermignon (CH) 2021,  pp. 192 [ed. or. giapponese: Nihontō – Kami ga yadoru buki, Nikkei, Tōkyō 2015].

La Spada Giapponese. Dimora degli dei. [Recensione]

Appena un anno fa è stato tradotto in italiano, da Ornella Civardi, un libro che non potrà che rendere felici gli appassionati di cultura giapponese in Italia, e in modo particolare i praticanti di iaidō. In un elegante volume di quasi duecento pagine in formato 20x29cm, il lettore viene condotto nell’affascinante mondo della creazione della spada giapponese, dove tradizione, artigianato e spiritualità si fondono sino a restituire uno dei più caratteristici prodotti della storia culturale nipponica. 

Alle note di carattere storico e tecnico sulla natura e le caratteristiche di un’autentica spada giapponese si accompagnano le straordinarie fotografie di Takeshi Fujimori e Masahiko Miyata, vere protagoniste dell’opera, che portano il lettore a contatto con il lavoro raro e straordinario che ancora oggi si svolge in alcuni laboratori di forgiatura tradizionali, regalando un vero e proprio viaggio nei lati più intimi e meno noti di quest’arte meravigliosa. Il lavorio sapiente dei maestri forgiatori viene restituito al lettore attraverso lo sguardo attento e mai banale dei due fotografi, che nell’essenziale eleganza di questo volume regalano una vera e propria esperienza immersiva, un tour privilegiato dietro le quinte di un immenso spettacolo. 

Uno dei meriti principali del libro consiste senza dubbio nel rendere accessibile al lettore non specialista occidentale tutta la terminologia specifica per le fasi di lavorazione della spada, nonché le sue componenti essenziali, una volta che questa sia stata ultimata. Un glossario dedicato rende dunque il testo anche un’agile opera di consultazione per chi fosse interessato al vocabolario legato alla spada. 

Le ultime venticinque pagine del volume sono poi dedicate ad una raccolta, sotto forma di schede, delle informazioni principali riguardo a cinquanta spade tra le più celebri della storia giapponese, oggi custodite da istituzioni culturali o museali nipponiche. 

In ultima analisi, l’ottimo libro di Natsuo Hattori e Tomohiro Nakamori si presenta come un documentario cartaceo di alto profilo, ma pur sempre accessibile ai non addetti ai lavori. Un testo distinto e prezioso anche nel proprio design essenziale, capace di spiccare accanto ad altri volumi su qualunque scaffale. 

Lo iaidoka occidentale troverà, nella lettura di questo testo, nutrimento e ispirazione per collocare con rispetto anche la propria pratica marziale all’interno di un mondo culturale lontano e affascinante, di cui sentirsi umilmente ospiti e al tempo stesso custodi, anche solo nelle proprie conoscenze personali. 

Budo Jisho – Auguri di Buon Anno (in Giapponese)

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budo jisho

Budo Jisho – Le parole Giapponesi che usiamo nelle arti marziali.

Come si dice Buon Anno in Giapponese?

Visto che mancano pochi giorni al Capodanno (O-Shogatsu お正月), Cristina ci spiega come si augura Buon Anno in Giappone.

明けましておめでとうございます

Akemashite omedeto gozaimasu

Buona visione.

Ed ecco il PDF di approfondimento: Capodanno.

Per una consultazione più agevole, scarica il pdf tramite il bottone qui sotto.

Per approfondire e scoprire tutto quello che c’è da sapere sul Capodanno in Giappone ti consigliamo di rivedere questo articolo del nostro blog: Dojo’s Café – Toshikoshi Soba

A questo punto potete inviare i vostri auguri di Buon Anno ad amici e Maestri Giapponesi… ma solo dal 1° gennaio.

Auguri a tutti di un Felice Anno Nuovo!