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Jodo, footwork per Taiatari

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jodo footwork taiatari

Ed eccoci arrivati ad analizzare il lavoro dei piedi per la tecnica di base Taiatari.

Taiatari è una tecnica in cui non appena l’avversario si avvicina per tagliare, si sposta il corpo a sinistra (come abbiamo già visto per Kuritsuke e Kurihanashi), si para il colpo e, ritornando in linea con l’avversario, si usa il Josaki per spingere in alto il centro della Tsuka di Uchi, quindi senza indugio si esegue Taiatari spingendo il pugno sinistro verso il Suigetsu di Uchi e pugno destro verso la sua faccia (*).

Ecco la simulazione grafica.

Da tsune no kamae, si divarica di un passo a sinistra il piede sinistro, si prende il josaki con la mano sinistra in posizione rovesciata e, nel momento in cui si spinge il piede destro diagonalmente in avanti a destra rispetto al sinistro, si sistemano le mani in modo che la loro distanza reciproca eguagli la larghezza delle spalle e si sollevano al di sopra della testa.

Facendo in modo di spingere dal basso il josaki, si porta il pugno sinistro all’altezza del suigetsu e il destro all’altezza del viso e si drizza verticalmente il Jo; contemporaneamente si avanza di mezzo passo lungo la diagonale destra – avanti con il piede destro. Si fa un grande passo in avanti tenendo le mani allungate e si esegue l’attacco (si scaglia avanti il corpo). Quindi si fa un mezzo passo lungo la diagonale sinistra – avanti con il piede destro e si assume la posizione di tai atari yoi. (Si pratica taiatari ripetendo in continuazione questi movimenti).

La tecnica Taiatari viene utilizzata nei kata: Kasumi e Midaredome.

Ecco un esempio di Taiatari.

(*) La procedura descritta rispecchia quanto riportato nel nuovo manuale JODO ZNKR. Nella versione vecchia del manuale (in Italiano) viene descritto in modo leggermente diverso. Mi riferisco in particolare a: “… si spazza dal basso il kote di Uchidachi con il Josaki…”. Come giustamente descritto nel nuovo manuale, il Josaki impatta il centro della Tsuka di Uchi e non il Kote. Ringrazio Andy Watson Sensei per avermi fatto notare questa differenza.

Alla prossima.

Wasao わ さ お

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Wasao

Wasao è una storia tutta giapponese ed è un film (2011 regista Yoshinari Nishikori).

Il protagonista è un cane di razza Akita bianco con pelo lungo, quindi fuori standard di razza, con uno sguardo leggermente strabico e buffo, in pratica un simpatico orsetto bianco peloso.

Il film riprende la storia vera di questo cane, che nel film interpreta sé stesso, che è stato abbandonato e poi adottato nel 2007 da una commerciante della cittadina di Ajigasawa (prefettura di Aomori al limite settentrionale di Honshu) dove Wasao ha vissuto da allora.

Il cane è diventato famoso perché la  sua proprietaria ha incominciato a postare regolarmente foto del faccione sorridente di Wasao su un profilo Instagram che ha raggiunto nel tempo 40.000 follower. Nel 2008 un travel blogger di passaggio nella regione ha condiviso la storia di questo cane abbandonato e dato maggiore notorietà al profilo Wasao official. 

Da quel momento Wasao è diventato un fenomeno di carattere nazionale in Giappone ed è stato definito il cane più famoso del Giappone: è apparso in tv più di 50 volte; è stato fatto un libro fotografico che ha venduto più di un milione di copie; ogni anno è stato creato un calendario con le sue foto; ha inciso un disco reinterpretando a latrati il brano “Bokura no takaramono” e naturalmente ha interpretato il film che racconta la sua vita fino alla sua adozione, film che la gentile Kiyoko Okamoto ci regalò una volta che venne a Torino.

Grazie alla sua notorietà è stato testimonial della ANA (All Nippon Airways) e mi ricordo perfettamente i cartelloni con il suo faccione appesi all’aeroporto di Haneda una delle prime volte che sono stata in Giappone cartelloni che mi fecero conoscere Wasao.

Wasao inoltre è stato eletto ambasciatore speciale per il turismo dell’Unesco per promuovere i luoghi patrimonio dell’umanità in Giappone ma anche per cercare di attrarre turisti in luoghi non così famosi e visitati. Per esempio la città di Ajgasawa si trova ai confini dello Shirakami-Sanchi, luogo patrimonio dell’umanità Unesco e  molte persone hanno visitato la cittadina di AJigasawa e la prefettura proprio grazie alla notorietà di Wasao.

Nel 2011 Wasao è stato ufficialmente nominato capostazione JR e ha accolto i turisti giapponesi che arrivavano alla stazione di Ajgasawa anche per poter vedere Wasao e fare un selfie con lui. In Giappone succede che vengano usati animali per cercare di rivitalizzare stazioni (è molto famoso il gatto Tama anche lui nominato capostazione), negozi, luoghi pubblici ma Wasao ha toccato il cuore di molti giapponesi ed ha raggiunto una notorietà di tipo internazionale. 

Sul mio dekstop girano le sue foto da molti anni e anche i miei studenti, quando faccio lezione e si attiva il dekstop, possono godere delle immagini del faccione sorridente di Wasao. 

Wasao è stato descritto con il termine giapponese busakawaii (busaiku brutto, kawaii carino) insomma non proprio bello (è decisamente fuori dagli standard di bellezza degli Akita) ma con qualche cosa che lo rende molto carino, simpatico e per me un adorabile orsetto bianco dal muso simpatico che mi mette allegria. 

Wasao è morto a 13 anni l’8 giugno 2020 e non ci saranno più nuove foto a rallegrare le mie giornate ma rimarrà comunque un cane che vivrà nel ricordo di molti dei suoi fans.

Ovviamente una storia di questo tipo può accadere solo in Giappone ed è un pezzo della loro cultura che apprezzo molto.

Suggerimenti tecnici. 1) Il Taglio

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cauda Il taglio nello iaido

Ho pensato di provare a dare qualche piccolo suggerimento, sotto l’attenta e severa supervisione dei Sensei Danielle Borra e Claudio Zanoni, su come effettuare nel miglior modo possibile alcuni movimenti dei kata, in modo da poterci riflettere, innanzitutto, e metterli in pratica.

L’intento dichiarato è di non sostituirsi al manuale della Zen Ken Ren, che rimane l’unico indiscusso riferimento, da leggere più volte per carpirne ogni singola sfaccettature. Vorrei provare a spiegare in poche parole, quindi, come esercitarsi sul lato tecnico, così come l’ho imparato a mia volta, grazie ai preziosi insegnamenti e le continue correzioni di Claudio e Danielle, a cui va tutto il mio riconoscimento per la dedizione dimostrata.

Partiamo allora con il nostro viaggio.

1) Il taglio.

Come effettuare un kirioroshi corretto? Sembrerebbe facile rispondere a questa domanda, poiché tutti forse conoscono la teoria, ma troppe volte si vedono tagli eseguiti in maniera sbagliata o imperfetta, segno che forse, come abbiamo ripetuto più volte, il nostro corpo non riesce a riprodurre ciò che abbiamo in testa. 

Ci pensiamo veramente mentre eseguiamo il taglio a cosa stiamo facendo?

L’idea di base è non muovere nulla tranne le braccia. Polsi e gomiti non devono piegarsi, sia nel caricamento che nel kirioroshi. Una volta giunti all’apice con la spada, ricordando che la mano sinistra sarà sopra la nostra fronte e la mano destra al centro della testa e rimanendo morbidi per tutto il tragitto, effettuando tenouchi si dovrà usare il mignolo sinistro per chiudere la tsuka all’interno della mano. In questo modo, automaticamente, la punta della spada si alzerà leggermente, proprio per effetto del tenouchi, ed è così che potrà partire il taglio. 

Ricordiamo infatti che la prima cosa che si deve muovere è la punta, il kissaki, da cui parte il taglio stesso. Da lì in avanti non ci dovranno essere movimenti aggiuntivi ed inutili, e basterà scendere con entrambe le braccia fino alla linea orizzontale. Attenzione a non fare un errore comune: chiudere il mignolo e far partire la punta, non significa allungare i polsi e distenderli; essi infatti non dovranno cambiare posizione dall’inizio alla fine.

Il taglio in sé deve apparire grande e dare un’idea di rotondità. 

Il “fischio” dell’hasushi della lama, dovrà sentirsi all’incirca all’altezza della nostra testa, in quanto è quello il punto in cui si colpisce l’avversario. Allenare in questo senso anche il nostro orecchio a percepire dove avviene il suono, potrà aiutarci a capire se stiamo tagliando nel modo giusto.

Alla conclusione del kirioroshi, la mano sinistra dovrà esser davanti all’ombelico (ma per noi occidentali s’intende all’incirca il nodo dell’hakama) alla distanza di un pugno dalla pancia.

Errori comuni:

  • abbassare prima le mani e poi la spada
  • allungare i polsi all’inizio del taglio
  • “rientrare” con le mani verso la pancia alla conclusione del taglio
  • tenere forte tenouchi durante tutto il caricamento e il taglio
cauda Il taglio nello iaido

Per approfondire il concetto di “taglio” ti suggerisco di leggere L’efficacia del taglio nello iaido.

Nel prossimo articolo parleremo di movimento dei piedi. Alla prossima.

Otake Sensei Jodo Kihon – 1° parte

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Jodo Kihon Otake sensei

Un altro video, fondamentale per chi si approccia a questa disciplina, sui Kihon di Jodo.

Otake Sensei spiega le prime tre tecniche di base:

  1. Honte Uchi
  2. Gyakute Uchi
  3. Hiki Otoshi Uchi

Il video è in lingua Giapponese ma è comunque molto chiaro anche per noi occidentali.

Queste tre tecniche utilizzano le posizioni YaYa-Hanmi e Ma-Hanmi.

Per un approfondimento sul lavoro dei piedi puoi vedere la simulazione footwork per Honte Uchi e Gyakute Uchi.

Per un esecuzione corretta dei kihon consiglio sempre lo studio del manuale ZNKR Jodo della All Japan Kendo Federation.

Per tutti coloro che vogliono cimentarsi nell’arte del Jodo ricordo che sono ancora disponibili dei posti per il Seminario Estivo di Iaido e Jodo che si terrà ad Albenga (Sv) dal 2 al 4 luglio 2021.

Buono studio e ci vediamo fra 2 settimane per la seconda parte con altri tre kihon.