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Hagakure: citazione e commento (8)

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hagakure

Durante il regno del signor Katsuhige alcuni vassalli erano assunti al suo servizio fin da giovani, senza discriminazione di stato sociale. Un giorno in cui era di servizio Shiba Kizaemon, il signor Katsuhige, dopo essersi tagliato le unghie, gli ordinò: «Buttale via», ma Kizaemon, dopo averle prese nella sua mano, rimase fermo, senza neppure alzarsi in piedi. Allora il signore gli disse: «Perché non ti alzi?» Kizaemon rispose: «ne manca ancora una». Il signore raccolse l’unghia che era rimasta nascosta e disse: «Eccola qui», e la diede a Kizaemon. 

Yamamoto Tsunetomo, Hagakure VII, 21 (trad. it. L. Soletta) 

Questo curioso aneddoto mi ha fatto riflettere su quanto la cultura giapponese differisca, rispetto a quella occidentale, nell’approccio a molte situazioni. Con questo non voglio dire che nel mondo occidentale manchi la cura del dettaglio o più in generale l’attenzione verso le piccole cose; mi vengono in mente le straordinarie pitture fiamminghe del XVII secolo, o la perfezione anatomica delle sculture di Bernini. 

Tuttavia il tema qui non è tanto la cura di un dettaglio che, sotto un profilo estetico, abbellirebbe una data realtà, fosse anche un’azione umile come il raccogliere le unghie del signore.  In effetti, ciò che colpisce è proprio l’apparente irrilevanza dell’ultima unghia tagliata e non ancora raccolta dal giovane vassallo. Il Signor Kizaemon non si era affatto accorto che mancasse un’unghia nella mano del suo servitore, e possiamo ragionevolmente ipotizzare che non se ne sarebbe accorto nemmeno in un secondo momento. Dunque il problema non consiste nell’apparenza o nel valore estetico della raccolta di quella minuscola unghia tagliata. 

Il punto è portare a compimento un’azione in tutte le sue componenti. 

Ora, per quanto quest’idea possa sembrare assurda, e tutto sommato dare prova di una certa rigidità mentale, in realtà esprime molto bene una componente fondamentale nella comprensione e nello studio del kata in quanto tale. 

Quando nella pratica del budo eseguiamo un kata, ci viene fondamentalmente detto di eseguire una serie di movimenti. La nostra tendenza, in quanto esseri umani, è quella di comprendere la forma osservandola e cercandola di imitare mediante i movimenti del nostro corpo. Già questo passaggio implica un certo di approssimazione, dovuta al fatto che tra l’osservazione di un movimento e la sua esecuzione c’è una differenza che coincide con la profondità di pratica di chi esegue. Del resto, fin qui sarebbe tutto normale. 

Invece, spesso in quanto occidentali, tendiamo a comprendere l’intera pratica del kata in termini generali, ovvero approssimati. Quante volte si sente dire frasi come “l’importante è il risultato”, “non mi interessa la forma, ma la sostanza”? Ebbene, se Shiba Kizaemon avesse ragionato in questi termini, non si sarebbe fermato per cercare l’ultima unghia, e dunque non avrebbe adempiuto al dovere verso il suo signore. 

Fuor di metafora, nella pratica dei kata ci viene spesso ripetuto che è necessario portare a termine un’azione prima di poterne iniziare un’altra. Ad esempio, iniziare il proprio taglio con il kissaki sotto l’orizzontale, significa tralasciare il movimento di furikaburi previsto nell’esecuzione del kata

Ad un occhio disattento, o inesperto, questo potrebbe sembrare un dettaglio irrilevante ai fini dell’azione di taglio, ma non lo è affatto. Per questa ragione, almeno nella pratica del budo, credo che l’aneddoto di Shiba Kizaemon e del signor Katsuhige abbia molto da insegnarci.

10 segreti per vincere le gare – 2

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Zanoni vincere una gara di iaido
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Ed eccoci al secondo segreto:

valorizzare i nostri punti di forza

Non so perché ma definirli segreti mi fa sorridere. Non credo esistano segreti ma solo tanta voglia e tanta volontà, voglia di credere di potercela fare e perseveranza, cercare di analizzare quello che si sbaglia, quello che manca, quello che si deve migliorare.

Il secondo segreto riguarda la parte tecnica. Dobbiamo cercare di capire se abbiamo qualche cosa nella nostra pratica che sia eccellente, che ci permette di dimostrare una parte tecnica brillante. Come dicevano sempre i Maestri Hopson e Mansfield ci sono due tipi di arbitri, quelli che si limitano a  contare gli errori e quelli che pur guardando gli errori ammirano le cose belle, le cose che impressionano.

Anche in questo caso devo ringraziare una persona che purtroppo non è più tra noi, Il Maestro Chris Buxton. Durante i primi campionati Italiani e all’inizio delle competizioni in Italia ho avuto la fortuna di fare diversi seminari con lui e con altri Maestri Inglesi ma con lui c’è stato subito un feeling particolare.

Ricorderò sempre che durante un seminario precampionato, mentre mi preparavo alla competizione Chris si è avvicinato e mi ha detto “Claudio it’s all ok, but….. there isn’t salt” manca sale.  Ci ho messo un po’ a capire come applicare questa osservazione. Chiaramente  un embu, una gara, devono comunicare qualcosa a chi guarda e agli arbitri in particolare, ci deve essere un contenuto che emoziona in qualche modo. Da allora ho provato a capire se ci fosse una componente della mia pratica che potevo far diventare un punto di forza. Nel 2003/2004 pensai che la velocità poteva essere una chance e mi sono allenato tantissimo, per esempio, al cambio di ritmo tra il secondo taglio ed il terzo di Sanpogiri fino a realizzarlo ad una velocità più alta dell’abituale. 

Quindi individuate una cosa che fate molto bene e poi studiate il modo di renderla eccellente, siate “flescianti” in quel momento per gli arbitri. Se riuscite ad abbagliarli con la vostra tecnica speciale non riusciranno a vedere più nulla, o meglio vedranno quanto succede ma avranno negli occhi il ricordo della vostra  tecnica o del vostro kata eccellente… e questo aiuta ad avere la bandierina del colore giusto. 

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l’Aneddoto

Ricordo che a Bologna durante il Campionato europeo dove per la prima volta applicai il cambio di ritmo nel 7° kata  il mio amico Magotti mi disse “ma tu e Danielle ve le studiate a tavolino queste tattiche”, forse allora non ero pienamente consapevole di cosa stavo cercando di fare ma in effetti ci avevo pensato molto e ci ho lavorato per altrettanto tempo.

Claudio Zanoni

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L’aspetto psicologico

in questo secondo punto, si entra in un’altra caratteristica fondamentale per ottenere la migliore prestazione possibile, vale a dire far leva sui propri Punti di Forza. Essi indicano le abilità fisiche, tecniche e mentali che un atleta sa di possedere ai fini di una prestazione d’eccellenza. Tutti quanti ne abbiamo almeno qualcuno, e come dice Claudio, è importante riconoscerli e soprattutto, all’interno di una competizione, farli notare a chi ci osserva.

E’ chiaro che lo Iaido non si può e non si deve ridurre a questo, ma pensandoci meglio, imparare a conoscere meglio se stessi, con le proprie capacità e i propri limiti soprattutto, non è altresì il fine ultimo anche di un’arte marziale? In questo specifico caso, riportiamo solamente tale discorso ad un contesto di gara, in cui può esser utile far leva sulle proprie certezze e sui punti di forza, imparando ad usarli, e cercando di gestire invece i nostri punti critici, provando a ridurre al minimo gli inevitabili errori.

Andrea Cauda

Dojo’s Café – Okonomiyaki

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Dojo-Cafe Cucina Giapponese

Settimo appuntamento con la cucina giapponese.

Da questo numero, iniziamo una sotto-sezione della rubrica ITADAKIMASU – NIHON RYOURI FOR DUMMIES dedicata ai piatti regionali. Faremo dei piccoli tour in diverse zone del Giappone per conoscerne i piatti tipici.

Dojo’s Café

Oggi impareremo a cucinare l’Okonomiyaki ovvero la “pizza di Ōsaka”: piatto unico composto da una pastella piuttosto liquida di acqua, farina e uova, a cui si aggiungono vari ingredienti come verza, carne, gamberetti ecc. e cotto su una grande piastra detta teppan.

Come indicato nel video, per approfondire l’argomento sul brodo Dashi vi rimandiamo alla terza puntata: Brodo dashi e zuppa di miso.

Nel video di oggi troverete inoltre una grande sorpresa, Cristina si farà aiutare da un illustre personaggio esperto di cucina giapponese. Per scoprirlo non vi resta che guardare il video…

Itadakimasu – Nihon Riori for Dummies

Ed ecco a voi il pdf con tutto ciò che dovete sapere riguardo l’Okonomiyaki.

Per una consultazione più agevole, scarica il pdf tramite il bottone qui sotto.

Buona cucina a tutti…

La nobiltà della sconfitta

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recensioni la nobiltà della sconfitta

LA NOBILTÀ DELLA SCONFITTA
Ivan Morris
Guanda – Biblioteca della fenice

È spesso difficile comprendere appieno concetti che afferiscono a culture lontane, basate su religioni e filosofie diverse dalla propria. Ed è invece purtroppo più diffuso essere vittime di luoghi comuni, abitudini e non ultimo di un certo “machismo” che vuole l’uomo, non inteso in senso strettamente cromosomico, sempre vincente per poter essere qualcuno e per affermarsi, sempre e soprattutto, agli occhi della cosiddetta società, che non lascia spazio alla sconfitta, non dà spazio ai perdenti, anzi, li deride o li addita spesso come succubi, ingenui o incapaci.

la nobiltà della sconfitta

Ma partiamo allora da qualcosa di più vicino alla nostra cultura, prendendo ad esempio il celebre monologo con il quale Amleto si interroga sul fatto se sia più nobile all’animo sopportare gli oltraggi, i sassi e i dardi dell’iniqua fortuna, o prender l’armi contro un mare di problemi e combattendo disperderli. Il tormentato protagonista shakespeariano è afflitto dal dubbio, continuare a vivere nelle avversità o andare incontro alla morte e abbandonarsi al nulla, e la sua riflessione va anche oltre, verso l’idea che sia la capacità umana di pensare che blocchi l’individuo al momento dell’azione portandolo a soffrire per mille motivi, ed è stato detto che sia perché l’uomo teme l’ignoto dopo la morte.

La nobiltà della sconfitta di Ivan Morris affronta brevemente una questione che contraddistingue molti eroi che non escono vittoriosi dalle loro dispute nonostante le loro virtù, il loro coraggio e le loro gesta. Mi piace poterle portare ad un più realistico, per quanto semplificato, paragone con la nostra vita quotidiana, prendendo spunto dal titolo oggetto di questa presentazione per partire con i punti di contatto con  l’ambito marziale delle discipline che pratichiamo. Possiamo pensare alle emozioni e alle sensazioni legate al mancato superamento di un esame, all’uscita alle prime fasi eliminatorie di una gara, ad un ippon subito da un compagno di allenamento, magari più inesperto, o in maniera più generale possiamo pensare alla nostra vita privata, scolastica o professionale, e quindi tornare all’idea dicotomica bene/male, giusto/sbagliato, vincitore/perdente e del giudizio che spesso ci blocca, al pensiero di cosa possa accadere dopo un risultato negativo, a come verremmo visti in caso di sconfitta. Pescando nella ricca cultura asiatica, una frase attribuita al Buddha recita che sia “meglio conquistare se stessi che vincere mille battaglie”, e un noto adagio giapponese dice “cadere sette volte, rialzarsi otto”: in poche parole, è più importante passare attraverso le sconfitte per diventare migliori, per andare incontro alle proprie paure e vincerle, per rimettersi in pista nonostante tutto, ma comunque, anche di fronte al peggio, comportarsi con sincerità mettendo in mostra i propri valori. Non la ricerca della fama attraverso il successo, ma la dimostrazione attraverso i sacrifici di quanto valga la pena di fare.  

Ivan Morris racconta di eroi dei quali tratteggia la biografia, descrivendone tra storia e narrativa le varie forme della sconfitta, la dignità che ne può derivare e le ragioni del fascino particolare che esercita nella tradizione giapponese, passando in rassegna figure a volte anche controverse, presentando personaggi iconici della storia giapponese, nobili, semidivinità, guerrieri e condottieri, per arrivare fino alle figure più moderne dei piloti kamikaze.

Un testo amaramente piacevole e a mio avviso istruttivo, che accompagna quasi drammaticamente il lettore attraverso le vite di persone che nonostante la loro fine, e non dal lato dei vincitori, hanno saputo lasciare un segno e una memoria di forza, valore e carattere, e che sono ricordati ancora oggi nonostante la sconfitta.