Teoria e Pratica

di Rosita Giovannetti

Anche quest’anno, a Lucca il 7 e 8 gennaio, si è tenuto il consueto stage di iaido condotto da Danielle e Claudio Sensei, giunto alla sua 5 edizione, un buon motivo per ripartire dopo un breve periodo di pausa legato alle festività natalizie.

Un appuntamento che da sempre ha suscitato particolare interesse per molti iaidoca, ma in questa edizione il numero dei partecipanti è stato veramente inaspettato. 30 praticanti provenienti da diverse regioni, anche gli amici siciliani, per i quali la logistica non è semplice da mettere in atto, hanno voluto condividere questa esperienza, e ringrazio per la loro partecipazione.

Uno stage non solo per praticare, ma anche per scoprire Lucca “la città dell’arborato cerchio” con le sue vie, chiese e palazzi storici e gustare i tipici piatti della tradizione locale come i “tordelli al ragù”e i “fagioli scoppiati” che tanto piacciono a Banti.

Due giornate nelle quali sono stati affrontati l’esecuzione del Nukitsuke, Kirioroshi, giusto Kikentai e Riai del kata.

In questi giorni ho pensato e ripensato allo stage. Ognuno di noi conosce teoricamente gli schemi dei Kata, dove fermarsi con il taglio, le giuste angolazioni, l’importanza di toccare tutti i punti come in una pista cifrata dei cruciverba – concetto ripetuto e ripetuto dai Sensei, ma tutto questo, talvolta, risulta difficile da realizzare. Ripetiamo e cerchiamo di correggere, si aggiusta il tiro sul Nukitsuke ma può accadere di perdere il Kirioroshi, ci concentriamo sul movimento ma perdiamo il Riai ecc. ecc.

Quante volte ci siamo trovati in questa situazione e talvolta ci ha demoralizzato e infastidito?

Tutti, indistintamente, abbiamo punti di forza e punti deboli sui quali lavorare.

Assimilare e prendere confidenza con i movimenti per migliorare la nostra esecuzione ma l’importante è continuare a praticare. Quindi praticare per avere un buon iaido.

Rosita Giovannetti

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