Mi è ricapitato in mano il piccolo divertissement di C. M. Cipolla sulle leggi fondamentali della stupidità umana . Libretto divertente che teorizza la presenza costante, in ogni ambiente, indipendentemente dalle variabili socio economiche, di una percentuale di persone stupide.
Secondo la definizione data dallo studioso le persone stupide sono quelle che con le loro azioni determinano dei “danni ad altre persone o a gruppi senza realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo una perdita”.* Le loro azioni quindi portano ad una perdita complessiva per la società e a volte anche per la persona stupida. Si ha quello che gli economisti chiamano un pessimo paretiano.*
Gli stupidi sono collocati ovunque, in qualsiasi tipo di gruppo, indipendentemente da tutte le altre condizioni, per esempio l’istruzione.

Se pensiamo alla nostra vita o al nostro lavoro è abbastanza facile trovare dati a sostegno della teoria di Cipolla, tutti noi abbiamo fatto esperienza di persone stupide.
Il mondo dello iaido è un microcosmo e non è esente da quanto teorizzato dallo studioso. Se applichiamo quanto lui dice troviamo la nostra percentuale di stupidi in ogni nazione e ciò è indipendente dal grado ottenuto o dal “potere” che si gestisce poiché uno stupido è tale indipendentemente dalle altre caratteristiche personali.
Abbiamo quindi il Giappone in cui si vedono continuamente Maestri compiere azioni incomprensibili (tanto per sottolineare che il grado non esonera dalla percentuale fissa di presenza di persone stupide), alcune importanti nazioni europee a cui si faceva riferimento 20 anni fa hanno ormai sezione di iaido con molti litigi che stanno distruggendo le possibilità di crescita a breve del settore iaido. Ovunque si hanno risultati che si possono accettare solo se usiamo la schematizzazione di Cipolla sulla permanenza della stupidità nel genere umano.

La stessa analisi si può fare all’interno del mondo dello iaido italiano o all’interno dei singoli dojo. Ci sono azioni e persone che sono in grado di produrre benessere, crescita numerica o di grado, che costruiscono per sé e/o per gli altri dei vantaggi. Ci sono persone che in modo del tutto irragionevole creano ostacoli, determinano difficoltà, nuociono in qualche modo al movimento o alle persone senza averne alcun vantaggio. La conseguenza è un impoverimento generale della Società/federazione/dojo.
Volutamente non entro nel dettaglio, ma diciamo che la posizione che occupo in Federazione mi permette un osservatorio privilegiato sull’Italia e sulle altre nazioni europee.
Non c’è nulla da fare su questo punto se non provare ad essere pronti, ma Cipolla giustamente dice che, poiché le azioni degli stupidi sono irragionevoli, difficilmente sono prevedibili e di conseguenza “la persona stupida è il tipo di persona più pericoloso che esista”.
Il compianto prof. Cipolla conclude così il suo divertente saggio, senza alcuna indicazione per attuare un’azione salvifica a questo tipo di male.

Io aggiungo che lo stupido non è sempre cosciente di esserlo. Nel nostro animo, stupidità ed intelligenza vivono in simbiosi. Senza l’una non potremmo riconoscere l’altra. Tutti siamo più o meno occasionalmente stupidi, chi più, chi meno. Questo spiega anche perché a volte le azioni stupide sono messe in atto da persone insospettabili che hanno avuto comportamenti razionali in passato o che continuano ad avere comportamenti intelligenti in altri settori e stupidi in determinate aree della propria vita e in determinati momenti.
Se avessimo la capacità di riconoscerlo, questo ci permetterebbe di diventare, nei momenti di stupidità, degli “stupidi intelligenti”, di smettere rapidamente il comportamento deleterio per noi e gli altri.
Non ci resta allora che meditare su un duplice aspetto: se pensiamo di essere stupidi, la sola consapevolezza di ciò può aiutarci nell’evitare di compiere azioni dannose alla società, mentre se si è convinti di essere intelligenti, tale convinzione possa far meditare sui danni dovuti alla stupidità, che stupidamente non avevamo calcolato.
Meditando su questo aspetto, ricordo una delle prime cose che lo iaido mi ha insegnato, ovvero la consapevolezza di ciò che si fa, stupida o intelligente che sia. In questo modo si può progredire sulla Via.

Danielle Borra, 7 dan kyoshi
Alessio Rastrelli, 3 dan

*C.M Cipolla , Allegro ma non troppo, il Mulino, prima edizione 1988

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