E’ trascorso un anno da quando i nostri dojo hanno chiuso per la pandemia da Covid-19.

Per fortuna la pratica è proseguita online attraverso lezioni via Zoom. Certo, in dojo è tutt’altra cosa. Ci sono i sensei che ti guardano e ti correggono. Hai ampi spazi di movimento e ci sono tutti i tuoi compagni di sempre che ormai, dopo tanti anni, rappresentano un po’ la tua seconda famiglia. Ma come diceva un mio amico “piuttosto-che-niente… è-meglio-piuttosto!”

If you want to move to a new level in your life, you must break through your comfort zone and practice doing things that are not comfortable

Il primo periodo di lockdown l’ho vissuto a Londra, allenandomi in una stanzetta dove non c’era spazio per muoversi a sufficienza e con il soffitto molto basso. Ero costretto a praticare facendo finta di muovermi, restando in realtà sullo stesso punto e dovendomi inginocchiare ogni qual volta dovevo effettuare un kirioroshi.

Le prime volte mi chiedevo se avesse senso un tipo di pratica così “storpiata” ma ad un anno di distanza posso solo ringraziare tutti coloro che mi hanno dato la possibilità di perseguire la mia “via” anche se con una modalità diversa.

Ho cominciato ad apprezzare le lezioni online proprio quando mentalmente ho capito che quel diverso modo di allenamento non era un ripiego ma semplicemente un modo nuovo, diverso.

Ho sempre cercato di uscire dalla mia zona di comfort, ho vissuto in un’altra città, in un’altra casa, frequentando nuovi sensei e nuovi compagni di allenamento e questa, dell’allenamento online, poteva essere, tutto sommato, un’altra buona occasione.

Avere comunque qualcuno che ti osserva e ti corregge ma al contempo poter vivere un training più intimo, riflessivo e più focalizzato. Perché in dojo devi prestare attenzione alle caratteristiche tecniche dei kata mentre a casa, in uno spazio ristretto, devi necessariamente far lavorare la tua mente, trovare i tuoi spazi, i tuoi movimenti e, non potendoti distrarti, focalizzarti su tutti quegli aspetti che solitamente in dojo lasci in secondo piano.

Ecco allora che ho trovato finalmente tempo per concentrarmi su aspetti come postura, metsuke, ma-ai, riai, ecc.

Ma gli aspetti dello Iaido su Zoom non si esauriscono qui. Oltre alle lezioni dei singoli dojo, sono nate tantissime iniziative di training aperte a tutti i praticanti europei. Avere la possibilità di condividere gli allenamenti con i migliori iaidoka di tutta Europa, non ha prezzo.

Tornando in Italia posso dire di aver assistito ad allenamenti della nazionale e a seminari dedicati agli istruttori che nulla avevano da invidiare agli incontri a cui ero abituato in presenza. Anzi, sotto certi aspetti, anche meglio. Approfondimenti tecnici su richiesta, condivisione e collaborazione tra sensei, video in anteprima su alcune tecniche, studio dei kihon, analisi dei chakuganten, forme di riscaldamento mirate e personalizzate e tanto altro ancora.

Tutto molto bello e grazie infinite a tutti coloro che si sono prodigati ad inventarsi queste nuove modalità di pratica. Però adesso, prima che l’online diventi la mia nuova comfort zone, non vedo l’ora di ritornare in dojo con i miei maestri e compagni.

Alessio Rastrelli

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