La mia esperienza al Taikai di Jodo

di Ramona Paravano

È stato un weekend intenso quello appena passato, ma decisamente molto interessante nella pratica del Jodo. 

Il sabato ho avuto la fortuna di fare un seminario formativo con Sensei Murata, come sempre pieno di informazioni e dettagli che possono solo migliorare il mio modo di approcciarmi a questa arte marziale e arricchirmi per migliorarmi sempre, nella via e nella vita.

Il caldo non ha sicuramente aiutato la pratica, ma ero così felice di rivedere tutti e finalmente ricominciare ad allenarmi per un periodo che non fosse 1 ora a settimana, che in fondo non ho sentito il peso delle temperature decisamente estive per questo periodo.

Sensei Murata ci ha espresso il suo pensiero filosofico entrando nel dettaglio di alcuni termini giapponesi: sono da sempre abituata a sentire la terminologia giapponese nei movimenti e tecniche di Jodo e Iaido, ma è affascinante seguire la spiegazione del Sensei che ci spiega quanto c’è di profondo oltre le parole.

Un ottimo inizio seguito da un produttivo allenamento con la nazionale per prepararci al Taikai del giorno dopo.

Nel viaggio solitario verso Bologna riflettevo sulla mia preparazione: in fondo avevo dato più importanza al lavoro e ai fatti personali accaduti nell’ultimo periodo; non mi ero più di tanto concentrata sulla gara. 

Conoscendomi pensavo fosse un bene, ma in realtà non facevo una gara di Jodo dal 2019, una gara di Iaido dal 2020. 

Un po’ di preparazione in più non mi avrebbe fatto male. In questo, in effetti, la Kiryoku mi manca enormemente anche se il mio nuovo dojo mi ha accolto a braccia aperte e non posso di certo lamentarmi.

Le mie preoccupazioni iniziano a manifestarsi durante l’allenamento: ecco che improvvisamente non riesco più a fare Kaeshi tsuki, soprattutto nel quarto kata.

Esce il tabellone dei kata da gara: per mia fortuna il quarto non c’è nell’elenco della mia categoria! Ogni tanto la dea bendata guarda dalla mia parte.

Mi preparo, cerco di motivarmi ma è come se fossi bloccata: la mia Tachi Emanuela Dondi mi sprona e parlandomi della respirazione nel Kendo, prendo coraggio e iniziamo a gareggiare.

Il blocco dentro di me è evidente, sento che non sto dando il meglio. Sono preoccupata per la gara a squadre, non pratico con Claudio Zanoni e Alessio Rastrelli da tantissimo tempo, ma oramai siamo qui, “devo fare la mia parte”, continuo a ripetermi.

Dopo pranzo iniziano le gare a squadre: incontro dopo incontro cerco di dare il meglio di me, non sbaglio neanche uno tsuki (in semifinale fu quello a penalizzare la mia gara individuale) fino ad arrivare in finale!

Che gioia e felicità! Anche nel 2020 avevo partecipato alla gara a squadre e devo dire che l’emozione è forte, ognuno deve fare la sua parte, ma la buona sintonia aiuta sicuramente nel vincere.

Foto di rito dopo le premiazioni, ultima volta da Tachi per un amico di Roma che deve fare l’esame di primo Kyu e si ritorna verso casa. 

Veramente stanca, ma molto felice del risultato ottenuto.

Grazie a tutti voi amici miei, la mia crescita dipende anche da tutto il gruppo incontrato e rivisto in questi giorni.

Tra poco Bari e nuovo allenamento. Si ricomincia con la vecchia vita finalmente, la pandemia mi avrà rallentato, ma non mi ha tolto la voglia di migliorarmi sempre!

Ramona Paravano

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