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Questo non credo assolutamente sia un segreto ma una dura realtà contro la quale ognuno di noi si deve scontrare:

con che tipo di preparazione arriviamo alla gara

Per me è veramente basilare sfruttare tutte le occasioni possibili, la preparazione non è solo in un momento particolare dell’anno o durante gli allenamenti dedicati della nazionale, la preparazione è anche mentale e deve essere costante anche fuori del dojo.

Adesso inizierete a pensare, vabbè è proprio fuori di testa, un po’ è vero altrimenti non farei iaido.

Ma cosa intendo essenzialmente con allenarsi anche fuori dal dojo? Voglio dire che ogni tanto mi ritrovo a pensare a quel kata, ad una parte particolare del kata, a come reagisce mentalmente il mio corpo a quel dato movimento, o meglio come mentalmente penso che reagisca. Poi magari in dojo davanti allo specchio o facendomi delle riprese controllo se la mia sensazione mentale corrisponde al risultato fisico, come dice Alberto si tratta di propriocezione, parola difficilissima. Su questo punto è interessante leggere e rileggere lo scritto del Maestro Ishido nel libro “lo sguardo dell’esaminatore di iaido“.

lo sguardo del esaminatore di iaido

Si può preparare mentalmente un kata, analizzarlo in tutte le sue parti, magari provare a ricordarsi mentalmente gli errori che fanno i principianti e provare a correggerli mentalmente su se stessi. E’ un buon esercizio di visualizzazione per me. Immagino che vi starete chiedendo, “ma quando lo fai?”.

A me capita di pensare ai kata prima di addormentarmi, oppure visto che puntualmente passo delle ore in ospedale per i miei controlli, invece di passare tutto il mio tempo su qualche social, mi ritrovo a guardare filmati di iaido oppure a pensare ad una particolare tecnica. Questo per me fa parte della preparazione.

Altro punto molto importante è guardare con occhio attento filmati di iaido, i propri per cercare di capire gli errori e migliorarli (per approfondire leggi: Coach’s Eye, il tuo Sensei virtuale) ma anche quelli dei maestri per cercare di carpire i loro punti eccellenti.

Per esempio guardando un video di Kusama Sensei durante il Kyoto Taikai in cui esegue i 12 katà di Zen Nippon Kendo Ren Mei, si può guardare  Morote tsuki… tra il primo taglio e lo tsuki ha un seme, una continuità di movimento che non lascerebbe scampo a nessun avversario, una chicca da guardare, da studiare e cercare di fare propria se mai ci possiamo riuscire. Oppure, come spesso mi capita, guardare i filmati di Morishima Sensei e cercare di capire come riesce a rimanere così dritto e così basso sulle anche, o come riesce a muoversi sembrando che non tocchi nemmeno il terreno, o la progressione che ha nel nukitsuke e kirioroshi di Shoatto. Oppure guardare la apparente facilità di esecuzione e scioltezza dei movimenti nell’esecuzione dei kata del Maestro Ishido. 

Morishima Sensei

Questa per me è parte integrante della preparazione ed è fondamentale. Volete vincere? Allora come dice il mio Sensei “Lavoro duro” ma non fermatevi all’ora del dojo, bisogna continuare a lavorare anche fuori dal dojo.

I principi della Zen Nippon Kendo Ren Mei recitano “migliorarsi come uomini lungo la via” non credo si possa ottenere questa cosa solo lavorando o pensandoci quando si è all’interno del dojo. 

Banale vero?

l’Aneddoto

Ricordo con piacere una sera a casa mia con il maestro Furuichi e alcuni suoi allievi, ci siamo intrattenuti guardando il filmato della mia finale degli europei del 2007 di Parigi dove ho vinto contro il belga Doumoulin. Dopo avermi guardato il Maestro mi ha dato delle indicazioni su tutto quello che poteva essere migliorato, commenti che non hanno prezzo, anche perché fatti davanti al PC con un bicchiere di Sake in mano e tante risate.

Claudio Zanoni

L’aspetto psicologico

Anche questo risulta essere un punto molto importante e in comune con la psicologia. E’ necessario però fare una breve premessa: credo sia fondamentale prepararsi con serietà, costanza e motivazione non solo all’interno del dojo ma anche nella nostra quotidianità. Bisogna però fare attenzione all’atteggiamento mentale (la cosiddetta Attivazione in psicologia sportiva) con cui si percepisce una gara: ho notato che troppo investimento emotivo e fisico, un eccessivo sovraccarico di energia non producono gli effetti sperati. Si rischia infatti di arrivare troppo carichi, senza lasciare spazio alla creatività, alla pura passione e si diventa incapaci di gestire l’imprevisto o eventuali sensazioni disturbanti.

Ciò che invece è realmente fondamentale, e riprende lo stesso processo che avviene in psicoterapia, è l’uso della visualizzazione e delle pratiche immaginative. Le aree cerebrali si attivano ugualmente anche quando immaginiamo di fare qualcosa, un’azione, un movimento o quando sentiamo una determinata emozione. Per questo, infatti, molti atleti professionisti, utilizzano tecniche di questo tipo per prepararsi mentalmente ad una gara, perchè il corpo impara e si abitua a determinati movimenti già all’interno della nostra mente. 

Quindi immaginare di praticare i kata, di esser nel momento della gara, aiuta il nostro corpo a sentire e prendere confidenza con l’intera situazione e, se ben allenata, può aiutare a gestire meglio tutte le sensazioni che inevitabilmente emergeranno nel momento reale.

Andrea Cauda

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