Dopo la pubblicazione dell’articolo su come affrontare gli esami da 6° e 7° un amico ci ha chiesto se potevamo condividere qualche riflessione su come affrontare gli esami da 5° dan e visto che anche per quest’autunno gli esami non si faranno proviamo a fare qualche considerazione di tipo teorico.

Partiamo come sempre da cosa dicono le linee guida della FIK (International Kendo Federation) per gli esami di iaido nel loro articolo 20. Tornare alla base è sempre un’ottima partenza (abbiamo pubblicato tempo fa sul sito nella sezione biblioteca l’articolo 20 tradotto ed è quindi disponibile da tempo).

L’articolo 20 dice: 

“…. la promozione o la bocciatura per gli esami dal quinto dan in giù dovrebbero essere basate sull’osservazione di punti fondamentali precisati nel “manuale AJKF iai per Shinpan ed Esaminatori” (Chakugan-ten), con particolare considerazione per gli elementi seguenti.

1. Da Shodan a 3° dan 
(1) corretta presentazione, corretta etichetta 
(2) precisione nell’esecuzione di nukitsuke e kiritsuke
(3) precisione nell’esecuzione del chiburi [angolo della spada]
(4) precisione nell’esecuzione del noto 

Per quel che riguarda questi punti  possiamo pensare ad una visione prettamente tecnica, dobbiamo imparare i corretti movimenti, ma dobbiamo anche imparare cosa significa CORRETTO o PRECISO. Per mentalità noi occidentali abbiamo una soglia di tolleranza (intesa come range in cui una determinata cosa è corretta) molto più ampia rispetto a quello che può essere interpretato da un orientale. Invece si deve fare bene attenzione a quale base stiamo costruendo, deve essere una base solida che sia d’aiuto alla seconda parte del cammino.

L’articolo 20 prosegue dicendo :

2. Da 4° dan a 5° dan stessi criteri applicati agli esami da Shodan a 3° dan, in aggiunta 
(1) compostezza mentale 
(2) Metsuke (sguardo) 
(3) Kihaku (vigore) 
(4) Ki (spirito) Ken (spada) e Tai (corpo) all’unisono

Per quanto sintetici questi punti contengono un universo e se ci si pensa su un po’ si capisce perfettamente che cosa è richiesto per un esame da 4° o 5° dan. Non credo sia veramente necessario spiegare il significato dei punti elencati ma comunque potete leggere le riflessioni che seguono che non vogliono essere in alcun modo esaustive.

Compostezza mentale cosa significa realmente? Quanti sono in grado di capire il significato di questo punto, ovvio cambia da grado a grado, ma formare una base che infonda tranquillità e che permetta di trasmettere la tranquillità durante la pratica è un lavoro che richiede impegno e perseveranza.

Danielle Borra Sensei
Danielle Borra Sensei

Metsuke, anche in questo caso dobbiamo interrogarci su cosa in realtà stiamo guardando? E cosa stiamo vedendo o cosa stiamo dimostrando di vedere? Molto raramente si vedono persone che hanno davanti veramente il proprio avversario e dimostrano Kaso teki. Si vede più frequentemente sguardi indirizzati verso il vuoto, sguardi che non interagiscono con l’avversario che in un Kata si muove, avanza, ci minaccia, prova a tagliarci.  Se riusciamo a vedere tutto questo riusciamo contemporaneamente a dimostrarlo come richiesto nel primo punto? Vediamo l’avversario e riusciamo a mantenere la compostezza mentale, la calma interiore?

Kihaku da non confondere con forza bruta, deve essere un vigore interiore, bisogna espandere il proprio KI e non far vedere la propria forza fisica, i propri muscoli  che non servono nell’uso della spada giapponese.

Ki Ken Tai tutti conoscono il significato di questi  termini, tutti ne hanno sentito parlare, ma quanti di noi stanno veramente realizzando un taglio con Ki ken Tai? Chi riesce realmente a unire tutti questi punti nell’attimo effimero del taglio?

Pensateci bene cosa significa realmente? Ki spirito, compostezza mentale, Kihaku vigore, metsuke (quello reale, quello che vede l’avversario) tutto questo è KI energia morale e spirituale.

Ken spada, come espressione di continuità del nostro corpo, come un’unica cosa con il nostro corpo ma anche con la nostra mente.

Tai corpo o fisico, ciò che contiene tutto: il nostro spirito; il nostro vigore; la nostra calma mentale; la nostra tecnica; il nostro metsuke; il nostro kirioroshi; il nostro Nukitsuke; il nostro chiburi; il nostro seme; il nostro atteggiamento verso la vita e verso il mondo.

Bisogna quindi aver praticato in modo corretto per costruire dei kata privi di errori gravi e che rispettino i chakugan-ten. Questo costituisce la base di partenza, non ci devono essere incertezze nell’esecuzione dei punti fondamentali di ogni kata.

Bisogna poi costruire i 4 punti previsti per i gradi 4° e 5° che costituiscono gli elementi che vengono sintetizzati dai Maestri Giapponesi con il termine profondità di pratica.

Le cose elencate sopra si acquisiscono ovviamente con una pratica costante e banalmente il risultato dipende dall’impegno profuso, semplice! Ecco perché quando sentiamo dire tra un anno ho l’esame cosa devo fare…  abbiamo un momento di crisi.

Cosa possiamo aggiungere a tutto questo? E’ ovviamente necessario un impegno personale e profondo. L’atteggiamento giusto è  praticare con una certa costanza ed attenzione per gli anni previsti intensificando, se possibile, la pratica con l’approssimarsi dell’esame. In fondo vogliamo migliorare il nostro iaido e la nostra vita non aggiungere “stellette” alla nostra divisa. Se la ZNKR ha deciso che devono trascorrere 4 anni fra il quarto e il quinto dan vuol dire che per tre anni bisogna praticare con costanza (nel limite delle proprie possibilità) e con attenzione. In questo modo si arriverà preparati all’esame,  ognuno in base alla propria attitudine e con le proprie difficoltà.

Lo stesso vale per gli stage. Se ho davanti a me un esame impegnativo devo cercare di fare degli stage negli anni che precedono l’esame,  perché il nostro corpo apprende in maniera diversa quando ci sono molte ore di pratica continuativa. Inoltre confrontarsi e vedere uno Iaido fatto da persone diverse da quelle con cui siamo abituati a confrontarci in palestra attiva delle riflessioni di crescita e comprensione che sono, secondo noi, fondamentali per lo sviluppo del nostro iaido.

Voglio fare l’esame ma non mi sono allenato e non ho fatto stage? Tendenzialmente non è un buon modo di progredire, esiste sempre  il momento  di fortuna durante l’esame ovviamente,  ma non è così che dovrebbe funzionare e non serve a molto. Posso provare, non si sa mai, ma non è questo l’atteggiamento giusto. 

Lo sappiamo è banale ma la nostra esperienza ci insegna che quello descritto nelle righe più sopra (non praticare in modo continuativo) è un atteggiamento molto più diffuso di quanto non si creda e spesso è del tutto inconsapevole per chi lo mette in atto.

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