di Danielle Borra – 7° Dan Iaido Renshi
1 febbraio 2017

Provo a sviluppare alcuni dei concetti accennati nell’intervento precedente su come allenarsi per migliorare continuamente la propria pratica e come e perché assumersi la responsabilità del proprio allenamento. Alcuni praticanti mi hanno in effetti posto la domanda “come avere una concentrazione sempre attiva mentre si esegue un kata?

In dojo spesso insistiamo sul fatto che le persone sono responsabili del loro cambiamento nello Iaido, ovviamente da un certo grado in avanti, poiché il miglioramento non è automatico. Il Maestro Mitani nei suoi stage in Italia ci ha spesso detto “non dovete fare dei gesti automatici, fare 100 tagli sbagliati non porta da nessuna parte, dieci tagli in cui cercate di ottenere un cambiamento sono un approccio migliore“.

Il concetto è proprio questo avere consapevolezza del proprio movimento a partire dai kyon, invece spesso si ha un atteggiamento di tipo automatico, si ripete il gesto e basta.

Per migliorare bisogna assumere un preciso ambito mentale. Se pratichiamo svagati, in modo automatico o pensando ad altro, che non riguarda la pratica, difficilmente miglioreremo.  Sottovalutiamo il fatto che cambiare o migliorare un singolo gesto può immettere energia in tutto il nostro Iaido. Per questo motivo dovremmo controllare i nostri pensieri, i nostri gesti e non far trascorrere il tempo inutilmente.

Nel momento in cui iniziamo a fare lezione dovremmo cambiare la nostra predisposizione mentale con il Mokuso e dovremmo mantenere la sensazione di concentrazione durante tutta la pratica.

mokuso

Ovviamente non ci riusciamo e ci sono mille distrazioni nel dojo stesso o nella nostra mente, è un problema di scelta continua. Se mi sono distratto, e me ne accorgo, posso scegliere diversamente in un istante e tornare a concentrarmi su quello che faccio. La nostra mente è come un muscolo possiamo esercitarla tanto quanto esercitiamo il nostro corpo, se ci interessa.

Quindi in due ore di lezione possiamo scegliere e riscegliere di essere concentrati e di cambiare qualche cosa.

 

Nessuno sforzo di miglioramento è mai vano (P. Ferrucci)

 

Naturalmente dobbiamo provare interesse per il miglioramento che stiamo cercando. Spesso in dojo si vedono persone che non sono realmente interessate al progredire ma solo a passare del tempo in modo piacevole. Va bene naturalmente, purché si accetti e si sia consapevoli che non possiamo migliorare più di tanto in questo modo.  Invece se osserviamo Claudio nel suo allenarsi vediamo che quando il Maestro gli dice di cambiare qualche cosa nella sua pratica comincia ad allenarsi con una concentrazione totale, magari solo 10 minuti per volta ma la sua mente è totalmente proiettata nel raggiungimento dell’obiettivo.

Claudio Zanoni Iaido "Consapevolezza verso automatismo"

Questo è l’atteggiamento di consapevolezza corretto e con questo spirito si possono realmente realizzare dei progressi.

 

E’ l’atteggiamento focalizzato di chi desidera ottenere qualche cosa che in quel momento ritiene importante e non si lascia distrarre dalle cose circostanti o dai pensieri inutili. (R.  Assagioli)

 

Il primo stratagemma è quindi porsi degli obiettivi, dei traguardi piccoli o grandi che siano. Senza traguardi è troppo facile distrarsi o farsi distrarre.

Questo atteggiamento mentale riguarda anche la vita di tutti i giorni. E’ fin troppo facile citare Il libro dei cinque anelli di Musashi (ed. Mediterranee), ormai molto usato anche in ambito manageriale:

Chi voglia intraprendere la via dell’Hejò (strategia) tenga a mente i seguenti precetti.

  • Primo: Non coltivare cattivi pensieri.
  • Secondo: Esercitati con dedizione.
  • Terzo: Studia tutte le arti.
  • Quarto: Conosci anche gli altri mestieri.
  • Quinto: Distingui l’utile dall’inutile.
  • Sesto: Riconosci il vero dal falso.
  • Settimo: Percepisci anche quello che non vedi con gli occhi.
  • Ottavo: Non essere trascurato neppure nelle minuzie.
  • Nono: Non abbandonarti in attività futili

L’atteggiamento mentale suggerito è un atteggiamento di serietà in cui vengono curati i dettagli utili al raggiungimento di quanto ci siamo prefissi. C’è, in questo atteggiamento, una componente di sacrificio e di “lavoro duro” (per citare il Maestro Renè), ma anche una componente di gioia, divertimento, piacere di impegnarsi in qualche cosa fino in fondo. La gioia di realizzare una parte del nostro potenziale. Sviluppare questo tipo di attitudine mentale permette, spesso, di sviluppare una vita più piena. Lo scopo dello Iaido, come ci viene sempre ricordato, è “ricercare la perfezione come essere umano”.

ll concetto di Kendô

Kendô è un modo di vita (ikikata) qualificato dalla ricerca della perfezione come essere umano (ningen‐keisei) attraverso l’addestramento (shugyô) nei principi (ri‐hô) dell’arte del maneggio della spada giapponese (Nihon‐no kenjutsu‐no waza).

Varrebbe ovviamente la pena di sviluppare i 9 precetti in modo più approfondito, ma già richiamare la nostra attenzione su di essi è importante.

Quindi primo stratagemma porsi degli obiettivi e ricercare il giusto atteggiamento mentale nella propria pratica.

Il secondo stratagemma è variare il proprio sistema di allenamento, alternando il modo in cui ci alleniamo e quello che cerchiamo: a volte usare un approccio tecnico; a volte la velocità; a volte muoversi in modo fluido e continuo senza stop; a volte allenare il ritmo corretto; ecc.

Se faccio sempre le stesse cose, nello stesso modo, le abitudini e gli automatismi prendono inevitabilmente il sopravvento, se cambio l’approccio all’allenamento durante la stessa lezione l’automatismo è più difficile. La mia mente viene “ingannata dalla diversità” e riesce a distrarsi meno.

Tutto questo è fattibile all’interno di una normale lezione oppure nei momenti di pratica libera. E’ semplicemente un modo di porre l’attenzione su ciò che si fa consapevolmente e non aspettare solo che sia l’insegnante di turno a dare le indicazioni necessarie.  L’insegnante può dire molte cose ma il reale cambiamento deve realizzarlo il praticante.

IAIDO: consapevolezza verso automatismo

Va detto, più per dovere di cronaca che altro, che esiste una concentrazione in cui tutto fluisce automaticamente ed il gesto è naturale e privo di pensiero, il corpo è completamente concentrato nell’azione, realizziamo un kata attraverso il “vuoto”. Questa è una forma di automatismo totalmente diversa da quella analizzata in queste righe. Le recenti ricerche della neuroscienza ci dicono che la nostra mente conscia percepisce e sa gestire contemporaneamente circa 5 informazioni, quella inconscia 35.000. C’è un abisso naturalmente!

Lasciare spazio perché la mente inconscia agisca è il risultato ottimale della nostra pratica, ma credo non sia ancora veramente alla nostra portata se non in rarissimi momenti in cui la nostra concentrazione è al massimo e si trascende il pensiero!

In ogni caso accumulare piccoli istanti di quest’esperienza “diversa”, o sapere che è possibile realizzarla può portarci lontano.

 

Nel frattempo o nell’attesa proviamo ad accumulare una pratica consapevole.

 

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here