“In una massima murale del signor Naoshige era scritto: «Considera le cose di grande importanza non troppo seriamente». A questo il maestro Ittei aggiunse: «Considera le cose di poca importanza molto seriamente». Ci sono al massimo due o tre cose di grande importanza e si possono capire subito col pensarci in modo ordinario. Perciò, considerandole in anticipo, le cose di grande importanza si risolvono subito, senza perdere tempo. Tuttavia, avviene sempre che, non avendo nessuna preparazione, messi davanti ai fatti, non si sanno prendere decisioni adeguate. Ragionando in questo modo e con una costante risolutezza si può capire il senso delle parole «Considera le cose di grande importanza non troppo seriamente».

Yamamoto Tsunetomo, Hagakure I, 46 (trad. it. L. Soletta)

Hagakure, Kiryoku

Nel leggere questa riflessione di Tsunetomo, si rimane dapprima interdetti. Solitamente, siamo infatti abituati a dare grande peso a ciò che consideriamo importante, e quindi a dedicarvi più energia e concentrazione; in fondo, sono proprio l’energia e la concentrazione che dedichiamo ad un’azione a definirne l’importanza. Il senso di questo brano, del resto, non si lascia riassumere nella massima tipicamente occidentale «non prenderti troppo sul serio». Le cose più importanti, nel pensiero di Tsunetomo, sono fondamentalmente le azioni tanto necessarie da essere autoevidenti, chiare anche a chi non abbia mai prestato alcuna energia o sforzo nel dedicarvisi.

Nella pratica dello iaido, in effetti, ci si scontra spesso con questo paradosso. Quando si inizia a praticare si ha la convinzione che tutte le nostre energie e focus vadano spesi sulla forza con cui tagliamo con la spada, o sulla velocità di esecuzione. Questo è spesso ancora vero per me. Certo, se non tagli l’avversario, egli ti ucciderà, e se rimani fermo o interrompi l’azione, sarai colpito: questo è semplice e vero, innegabile. Ma è proprio per questa ragione che forse dovremmo applicare il detto del signor Naoshige alla nostra pratica marziale. I nostri maestri lo ripetono spesso: «la spada taglia, non ha bisogno di molta forza», e ancora: «ciò che definisce l’efficacia dell’azione è la continuità armonica, non la fretta». Badare troppo alle azioni che giudichiamo importanti, senza prima prepararvisi adeguatamente, spesso ne inficia l’efficacia.

Comprendere e assimilare questo principio richiede anni di costante pratica, perseveranza e ascolto, ovvero la costante risolutezza di cui parla Tsunetomo. Tuttavia, penso che possa esserci di grande aiuto la seconda citazione, quella del maestro confuciano Ittei: «Considera le cose di poca importanza molto seriamente». Questo concetto si comprende molto bene nella pratica marziale, laddove ogni gesto, anche il più piccolo e apparentemente accessorio, richiede il suo spazio, che merita tutta la nostra attenzione. Spostare la nostra concentrazione dalla forza che imprimiamo con le braccia al semplice movimento di chiusura del dito mignolo sulla tsuka basta in molti casi ad effettuare un taglio più che soddisfacente.

In questo testo, “l’importanza” di un gesto non viene dunque misurata sulla base dell’attenzione che effettivamente l’azione richiederebbe, ma da quella che saremmo portati superficialmente a dedicarvi. Questo pensiero ha delle implicazioni notevoli. Più si progredisce nella pratica, più diventa chiaro che sono le piccole azioni a determinare la riuscita delle grandi, e più in generale, la credibilità o meno di un kata. Allo stesso modo, anche nei rapporti umani è necessario badare ad aspetti che tenderemmo a dare per scontati, ma che di fatto non lo sono: presenza, ascolto, cortesia, gentilezza, disponibilità nelle piccole faccende quotidiane costituiscono il kihon della cura-delle-relazioni, e qualcosa in cui possiamo ampiamente esercitarci anche e soprattutto nei nostri dojo.

Vittorio Secco

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