“Ikimo Oribe diceva: «se un samurai è deciso a fare il suo dovere giorno per giorno, riuscirà in ogni cosa. Ogni giorno affronterà la fatica con pazienza, pensando: anche oggi è passato; domani sarà come oggi»”

Yamamoto Tsunetomo, Hagakure VIII, 20 (trad. it. L. Soletta) 

Quando leggo questa massima del signor Oribe non posso fare a meno di pensare al concetto di perseveranza. Anche se questa parola non viene espressamente menzionata nel testo, è la sua parola chiave. Stando al vocabolario Treccani, la perseveranza si definisce come: “costanza e fermezza nel perseguire i proprî scopi o nel tener fede ai proprî propositi, nel proseguire sulla via intrapresa o nella condotta scelta”; il che sembra essere l’esatto calco di ciò che la nostra citazione ci propone.

Nella pratica dello iaido, il concetto di perseveranza è particolarmente importante. Del resto, in un recente articolo sulla preparazione degli esami oltre il quinto dan, anche la maestra Danielle Borra ha espresso, a mio avviso, concetti molto vicini al detto di Ikimo Oribe. 

Per essere perseveranti non basta avere in mente un obiettivo, ma certamente occorre averne uno. Avere un obiettivo è già un passo importante, ma forse lo è ancora di più il chiedersi quale sia la motivazione reale che ci spinge in quel dato momento della nostra vita a voler conseguire quel particolare obiettivo. Non ci sono risposte giuste o sbagliate qui, ma occorre tenere presenti le implicazioni che il conseguimento di un obiettivo porta con sé, perché solo in questo modo sarà possibile realizzarlo con perseveranza.

Credo sia importante ricordare che il fatto stesso che qualcuno abbia sentito la necessità di creare una parola per esprimere questo concetto implica naturalmente che sia possibile definirlo rispetto ad una condizione di non-perseveranza, che in troppi casi rischia di coincidere con la normalità. E infatti, la vita molte volte ci sembra porre ostacoli al raggiungimento dei nostri obiettivi: il tempo logora le nostre attese ben intenzionate, e anche attività e relazioni che ci hanno a lungo appagati e dato molto rischiano nel tempo di vedere spegnere i nostri entusiasmi iniziali. Questo è particolarmente evidente proprio nel caso dello iaido, e specialmente tra i gradi più bassi.

Quest’anno 2020 ha senza dubbio posto ulteriori ostacoli. Tutti ci siamo ritrovati privi della possibilità di praticare in dojo per un lungo periodo, indipendentemente dalla nostra volontà di allenarci. Tuttavia, questo periodo ha anche mostrato l’alto valore del concetto di perseveranza per molte persone. Credo che questo non sia banale: i praticanti hanno saputo trovare nuove strade  per allenarsi, o per lo meno per mantenere il contatto con il proprio obiettivo, che è in primo luogo la pratica sincera della disciplina. Certo, questo non significa che ci si possa appagare di misure emergenziali, ma dimostra la grande differenza tra il concetto di perseveranza e quello di ostinazione. L’ostinazione è rigida, la perseveranza è morbida e sa che per raggiungere un obiettivo non si può semplicemente ripetere uno schema fisso, ma occorre cambiare lungo il cammino verso la meta. 

Dicevo prima che è bene chiedersi la ragione del perché si voglia raggiungere un dato obiettivo. Credo che un ottimo esercizio in tal senso consista nello scrivere su un foglio quella motivazione, e dopo qualche anno, o in ogni frangente in cui ci si trovi in difficoltà rispetto alla propria pratica, andare a rileggerla, e magari aggiungere la motivazione che daremmo nel nuovo presente. Si impara quasi sempre qualcosa su noi stessi.

Sono persuaso che Ikimo Oribe abbia espresso in modo poeticamente alto la tensione tra consapevolezza del mutamento e determinazione verso un obiettivo non immediato, che è la sintesi della perseveranza: anche oggi è passato; domani sarà come oggi.

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