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Mental Coaching – 11 – Lo stato di Flow

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Mental Coaching

Bentornato nella rubrica di mental coaching: utilizzare la mente per ottenere risultati migliori.
Il mio intento è quello di fornirti alcuni spunti per riuscire a dare il meglio di te negli allenamenti, nelle gare e negli esami di iaido e jodo.

Articoli precedenti:
1 - Introduzione
2 - Gli Obiettivi
3 - Motivazione
4 - Concentrazione
5 - Dialogo Interno
6 - La Respirazione
7 - Uscire dalla zona di comfort
8 - Le Visualizzazioni
9 - Le Emozioni
10 - I Vantaggi del rilassamento

È con grande emozione che mi trovo ad affrontare l’ultimo capitolo della serie di articoli dedicati al coaching mentale nello iaido e nel jodo (ma applicabile a qualsiasi disciplina sportiva). In queste puntate ho trattato una vasta gamma di argomenti, dalle tecniche di visualizzazione alla gestione dello stress, ma per concludere questa avventura, voglio affrontare un tema fondamentale che incarna l’essenza stessa dell’esperienza marziale: lo stato di flow.

Alla Scoperta dello Stato di Flow

Nell’ambito dello sport, l’esperienza di essere completamente immersi nell’azione, in uno stato in cui il tempo sembra sospeso e le prestazioni sembrano fluire senza sforzo, è spesso definita “stato di flow”. Nato dalla ricerca dello psicologo Mihály Csíkszentmihályi, lo stato di flow è quel momento magico in cui gli atleti si sentono completamente immersi nell’attività, con un’assoluta concentrazione, una chiara sensazione di controllo e una percezione alterata del tempo. Ma come possiamo comprendere appieno questo stato e utilizzarlo per migliorare le nostre prestazioni in gara e durante un esame?

Cos’è lo stato di Flow?

Essere nello stato di flow è molto più di una sensazione momentanea. È un equilibrio sottile tra ciò che stiamo affrontando (gara, esame, …) e le nostre abilità, una concentrazione assoluta che non permette distrazioni e un senso di controllo totale sulle azioni. Nella serie di articoli sul mental coaching, abbiamo visto numerosi elementi che contribuiscono a creare le condizioni ideali per lo stato di flow. Dalla definizione di obiettivi chiari e realistici alla pratica della concentrazione e della visualizzazione, ogni argomento ha contribuito a preparare il terreno per questo momento di pura magia.

“Il piacere deriva dall’attività stessa: non vi è nessun pensiero volto a obiettivi esterni o ricompense, la vittoria e la sconfitta sono idee non presenti, esiste solo l’attimo presente.”

Tuttavia, anche se a tutti piacerebbe vivere questo stato di grazia in gara, non è sempre facile raggiungerlo e ancor meno mantenerlo.
Non esiste una formula magica per indursi volontariamente nello stato di flow. Anche gli atleti più esperti non possono garantire di entrarvi a comando. Tuttavia, ci sono alcune strategie che possono aiutarci a sperimentare questo stato di eccellenza.
Piuttosto che puntare direttamente allo stato di flow, possiamo concentrarci su raggiungere la nostra zona di prestazione ottimale. Se le condizioni lo permettono, lo stato di flow emergerà naturalmente.

Identificare le Componenti che Ostacolano lo Stato di Flow

Esaminiamo alcune delle principali componenti che possono ostacolare l’insorgenza dello stato di flow:

  • Condizione fisica e mentale non ottimale.
  • Stress esterno, dovuto a varie cause: temperatura, rumori, arbitri percepiti come ostili.
  • Mancanza di controllo sulle situazioni.
  • Pensieri negativi e autodistruttivi.
  • Preoccupazioni sulla preparazione e l’adeguatezza.
  • Mancanza di obiettivi chiari e sfidanti.
  • Comunicazioni negative con il coach, il sensei o con chiunque altro.

Questi fattori possono non solo ostacolare lo stato di flow, ma anche preannunciare una prestazione sottotono se non affrontati adeguatamente.

Consigli Pratici per Raggiungere lo Stato di Flow

In questo ultimo atto, voglio offrire alcuni consigli pratici per aiutare a raggiungere lo stato di flow più facilmente e più frequentemente:

  1. Mantenere la Concentrazione: Imparate e praticate tecniche di focalizzazione dell’attenzione, come la respirazione consapevole o il focus sulle sensazioni corporee, per rimanere concentrati durante le competizioni.
  2. Coltivare la Consapevolezza del Sé: sviluppate una maggiore consapevolezza di sé e delle proprie emozioni, in modo da identificare i segnali che precedono l’entrata nello stato di flow.
  3. Promuovere il Feedback Costruttivo: Cercate continuamente feedback costruttivi, sia da parte del coach che dei sensei e dei compagni di dojo.
  4. Cultivare la Passione per la nostra Arte Marziale: Infine, ricordate di coltivare la passione per la disciplina che praticate. Lo stato di flow è spesso più facilmente raggiungibile quando si è profondamente investiti nell’attività stessa.

Ricordo che una prestazione eccellente è caratterizzata da automatismi assimilati e sviluppati negli allenamenti settimanali in dojo, sia per quanto riguarda l’aspetto tecnico, ma anche per tutto ciò che riguarda il ricorso alle abilità mentali che servono per apportare gli aggiustamenti di cui ogni prestazione ha bisogno.

Concludo così la mini-serie di articoli sul mental coaching. È stato un viaggio di crescita personale e di esplorazione delle capacità umane. Ma mentre mi appresto a chiudere questo capitolo, ricordo che ogni fine segna l’inizio di qualcosa di nuovo. Che gli insegnamenti raccolti in questi articoli possano continuare a ispirare e guidare tutti voi, cari lettori che mi avete seguito fin qui, nel vostro percorso verso l’eccellenza, dentro e fuori dallo shiai-jo. Grazie per avermi accompagnato in questa avventura. Che la vostra Via sia sempre illuminata dallo splendore del flow.

PER RAGGIUNGERE QUALCOSA CHE NON HAI MAI OTTENUTO FINO AD ORA, DEVI DIVENTARE QUALCUNO CHE NON SEI MAI STATO.

Budo Jisho – 14 – Ganmenate

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budo jisho

Budo Jisho – Le parole Giapponesi che usiamo nelle arti marziali.

Puntata 14: (Happonme) Ganmenate.

Continuando con la serie dei 12 kata della Zen Nippon Kendō Renmei, oggi Cristina ci parla del 8° kata: Ganmenate (colpo al viso).

Buona visione e non dimenticate gli approfondimenti nel pdf che trovate in fondo a questo articolo.

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Ed ecco il PDF di approfondimento

Per una consultazione più agevole, scarica il pdf tramite il bottone qui sotto.

Iaido, l’arte marziale di Kill Bill

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Iaido Kill_Bill

Ci sono diversi validi motivi per iniziare a praticare un’arte marziale.
C’è chi lo fa per sport, chi per dimagrire, chi per autodifesa personale e c’è anche chi vuole raggiungere un benessere fisico e mentale che tempra il corpo e allo stesso tempo libera il cervello.

Oggi vi parlerò dello iaido, arte marziale giapponese che pratico ormai da diversi anni e che tende soprattutto al benessere fisico e mentale.

Iaido SGT Kiryoku Torino

Lo iaido è l’arte marziale dei samurai, avete presente il film Kill Bill?

Lo Iaido è un’antica arte marziale giapponese che si concentra sull’estrazione rapida e precisa della spada e sull’esecuzione di tagli precisi e potenti. Questa disciplina ha guadagnato grande popolarità grazie alla sua rappresentazione nel famoso film “Kill Bill” di Quentin Tarantino.

Nel film, la protagonista Beatrix Kiddo, interpretata da Uma Thurman, è una maestra di Iaido e dimostra abilità straordinarie nel maneggiare la spada. Le scene di combattimento coreografate in modo impeccabile mettono in risalto la grazia e la letalità di come usare una katana (spada giapponese).

Iaido Torino

Il termine “Iaido” si traduce letteralmente come “la via dell’estrazione della spada” e si concentra sull’arte di estrarre la spada, colpire l’avversario e riporla nella fodera in modo fluido e armonioso. Questa pratica richiede disciplina mentale, controllo del respiro e una perfetta coordinazione tra mente e corpo.

Gli esercizi di Iaido includono kata, sequenze di movimenti predeterminati che simulano situazioni di combattimento. Attraverso la pratica costante, gli studenti di Iaido sviluppano riflessi rapidi, precisione nei movimenti e una profonda consapevolezza della propria arma.

Non esiste contatto reale e non esiste corpo a corpo. Si pratica individualmente e, per questo, è perfetto per tutti coloro (uomini e donne) che vogliono cimentarsi in un’arte marziale più spirituale che fisica.

Oltre alla componente fisica, lo Iaido promuove valori come rispetto, disciplina, autocontrollo e umiltà. Gli insegnamenti di questa arte marziale vanno oltre la semplice abilità nel combattimento e si concentrano sull’auto-miglioramento e sulla crescita spirituale.

Possiamo quindi dire che lo Iaido è molto più di una tecnica di spada; è un percorso di auto-scoperta e crescita personale.

Allenamento di iaido torino

Lo sforzo di immaginare uno o più avversari e la ricerca spasmodica di una tecnica corretta ci porta inevitabilmente ad una profonda concentrazione, ad un continuo confronto con noi stessi, i nostri errori, le nostre fragilità. La Via (come dicono i giapponesi) per raggiungere l’equilibrio tra corpo e mente.

Ma lo iaido non è solo una disciplina filosofica e mentale. E’ anche una pratica sportiva con esami e gare agonistiche. Una Via da percorrere, senza fine, per migliorare se stessi, per stare bene e divertirsi.
Si, perché il costante e continuo allenamento fisico procede di pari passo con un rapporto di amicizia, trai i colleghi di dojo e i praticanti di tutto il mondo, che si rafforza sempre di più.
Una pratica individuale quindi, che però si svolge in gruppo. Gruppo eterogeneo, ognuno con i propri pregi e difetti, credenze e convinzioni, tutti però alla ricerca di qualcosa, di un cambiamento che non può avvenire da un giorno all’altro ma che porta frutti nel tempo.

Tutt’altro che facile, gli allenamenti sono impegnativi ma, grazie anche alla bravura dei nostri maestri, ci si diverte tanto e vi assicuro che a fine di ogni lezione lo sforzo profuso viene ampiamente ripagato dal benessere percepito e da quella sensazione di stare bene con se stessi e con gli altri.

AL dojo SGT Kiryoku Torino è proprio così. Non basta venire a lezione, serve anche la voglia di imparare e migliorare. Venite a provare, troverete maestri, tra i migliori d’Europa, che sapranno trasmettervi tutta la passione per questa disciplina ed un gruppo affiatato di allievi molto empatici e divertenti.

Claudio Zanoni Sensei
Iaido Kiryoku Borra Sensei

Un gruppo insomma, pronto a donare la propria esperienza per imparare, tutti insieme, a crescere con l’obiettivo di renderci persone migliori.
L’entusiasmo è l’unica cosa che non ci manca e questo è dimostrato anche da allievi di altri dojo che vengono da noi con la voglia di migliorare, superarsi continuamente, e dare il meglio di sé nella pratica così come nella vita di tutti i giorni.

Sei alla ricerca di un’arte marziale che insegni l’autocontrollo, la concentrazione, il rispetto e il benessere psico-fisico, una disciplina per sentirsi padroni del proprio corpo e allo stesso tempo vigili sulla propria mente? Allora non procrastinare, fatti un regalo e vieni a trovarci nel nostro dojo di Torino.

iaido Zanoni
Danielle Borra Sensei
Iaido Budo Kiryoku
Claudio Zanoni Sensei
Iaido Arte Marziale
Iaido Borra Sensei
Iaido Martial Art
Iaido training
Claudio Zanoni SGT Kiryoku Torino

Takuan Sōhō – 7

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Takuan Soho 7

«C’è un detto: “segna il confine tra prima e dopo”. Ripercorrere con la mente i momenti precedenti, permettere a tracce della mente del presente di permanere: in entrambi i casi ciò è male.» 

Takuan Sōhō, Fudōchishinmyōroku XII, in W. S. Wilson (a cura di), Takuan Sōhō. Lo Zen e l’arte della spada, traduzione italiana a cura di P. Gonnella, Mondadori, Milano 2001, p. 53. [ed. or: The Unfettered Mind, Kodansha International Ltd., Tokyo 1986.]

La pratica delle arti marziali ha a che vedere con il riconoscimento dei propri errori. Il progresso che ciascuno di noi può ottenere nasce da una continua messa in discussione di ciò che siamo portati a realizzare intuitivamente, dopo l’osservazione di un modello ritenuto corretto. La struttura dell’insegnamento dello iaidō, in particolare, si basa su un rapporto di copia o approssimazione di movimenti fisici e posture mentali, via via illustrati dagli insegnanti e appresi dagli allievi attraverso una pratica attiva degli stessi.  

Chiunque abbia appreso la struttura di base di un qualunque kata o di un kihon deve necessariamente essere passato attraverso questo tipo di processo e aver corretto degli errori, davanti ad un insegnamento via via più esigente. Tutto sommato, nessuno si scandalizza per questo. E tuttavia, ci sono errori ed errori. Per esperienza diretta so che non è la stessa cosa commettere un errore, anche molto grave, in un kata durante una serie di ripetizioni compiute all’interno del nostro allenamento settimanale al dojo, e commetterne uno, anche apparentemente veniale, durante un esame importante o una competizione ai campionati europei.  

Il peso emotivo che attribuiamo agli errori che commettiamo non è una misura astratta, e non dipende direttamente dall’entità dell’errore in sé.  

Del resto, una pratica matura si sottopone necessariamente ad un esame esterno e per la struttura intima della pratica del budo, si ha una sola possibilità per fare bene o male. Ichi-go ichi-e, come si dice in Giappone. 

Laddove noi combattessimo realmente un duello di spada, l’errore commesso in quel momento sarebbe decisivo per determinare la nostra morte, e non ci sarebbe più alcuna seconda possibilità. E tuttavia, dal momento che, fortunatamente, non dobbiamo impegnarci in duelli mortali, si palesa un altro rischio: quello della permanenza nello stato emotivo che abbiamo provato nel fallire in un momento decisivo. Per quanto possa essere paradossale, tale permanenza, la stessa di cui parla Takuan Sōhō in questo brano, può determinare il fallimento totale di un percorso nel budo. La nostra morte alla via.  

Rimuginare sui nostri errori perpetrando uno stato giudicante su noi stessi, o peggio ancora su altre cause su cui scaricare il nostro fallimento, non ci farà sembrare più saggi, né tanto meno più umili. Ci bloccherà, invece, impedendoci di progredire nel percorso di pratica, e rischierà di influenzare negativamente anche la pratica dei nostri compagni.  

Credo che in molti possano aver provato questo stato d’animo almeno una volta nella vita, e non solo nell’ambito marziale.  

“Segnare il confine tra prima e dopo” ha diverse implicazioni sul nostro modo di praticare. In primo luogo, dovrebbe farci riflettere sul carico emotivo che attribuiamo ad alcune nostre esperienze, e, per contro, sulla superficialità con cui spesso affrontiamo i nostri difetti ed errori nella pratica settimanale in dojo. In secondo luogo, ci dovrebbe ricordare il fatto che la struttura stessa dello iaidō ha a che vedere con una dinamica di errore-riconoscimento-correzione. Esiste una differenza radicale tra il concetto di perdono e quello di indulgenza. Per questo motivo non è possibile fare dei nostri errori un’abitudine e neppure una gabbia, ma occorre nutrirsene per avanzare giorno per giorno, fino a che avremo la forza fisica e spirituale per portare avanti questo percorso.